Dodici giornate
Raccolta - "Dodici giornate" di Silvan Cattaneo
Dedicatario
Marcantonio Da Mula
DBI: G. Gullino, "Da Mula, Marcantonio", vol . 32 (1986)
Incipit
Ritrovandomi nel felicissimo studio di Padova già alcuni anni, Clarissimo, e Generoso Signor mio, per imprendere filosofia, ed avvicinandosi l’Agosto, al qual tempo si sogliono (dopo fatti li Rettori) dare le vacanze alli scolari, il Conte Fortunato Martinengo Bresciano per virtù nobilissimo, e per sangue chiaro, ed illustre, quale anch’egli ivi era al medesimo Studio, fece un convito così famigliarmente ad alcuni suoi amici scolari, ed altri […]
Explicit
E così detto pervenuti all’albergo nostro smontammo tutti di bella brigata avendo la Dio mercede queste dodici giornate del graziosissimo Benaco a termine felicemente condotte.
Bibliografia
- Silvan Cattaneo, Dodici giornate, in «Salò e sua riviera», 1, Venezia, Giacomo Tommasini, 1745.
- Marziano Guglielminetti, La cornice e il furto. Studi sulla novella del '500, Bologna, Zanichelli, 1984.
- Marziano Guglielminetti, Il circolo novellistico. La cornice e i modelli sociali, in La novella italiana. Atti del Convegno di Caprarola (19-24 settembre 1988), 1, Roma, Salerno Editrice, 1989, pp. 83-102.
- Bonnie J. Blackburn, Fortunato Martinengo and his Musical Tour around Lake Garda. The Place of Music and Poetry in Silvan Cattaneo's "Dodici giornate", in Fortunato Martinengo. Un gentiluomo del Rinascimento fra arti, lettere e musica, Brescia, Morcelliana Editrice, 2018.
Contributori: Marco Bizzarini (curatore), Elisabetta Selmi (curatore) - Flavia Palma, Novelle, paratesi e cornici. Novellieri italiani e inglesi tra Medioevo e Rinascimento, Firenze, Franco Cesati Editore, 2019.
Narratore
Silvan Cattaneo
Trama
Un mercoledì di fine luglio, all’alba, la brigata parte da Padova alla volta di Venezia. Dopo essere passata da Ferrara, Mantova e Brescia, giunge una domenica sera sul Benaco, dove viene accolta dalla famiglia di Cattaneo, che porta i compagni a visitare Salò. La compagnia cena in giardino e ascolta i progetti di Martinengo per il soggiorno: il gentiluomo vuole che il gruppo si dedichi ai ragionamenti in tutta libertà, narrando «istorie, favole, burle, novelle, ed altri a nostri pari convenevoli giuochi, e piacevoli passatempi», senza oltrepassare i limiti dell’onesto; aggiunge che ogni giorno lui e Cattaneo, in quanto esperto del luogo, sceglieranno una località da raggiungere in barca, in cui trascorrere piacevolmente il tempo e recuperare le forze. Sapendo che Capoano è un abile poeta, Martinengo, chiamato spesso semplicemente il Conte, gli chiede di dare inizio ai ragionamenti con alcuni versi d’amore. Le dodici giornate che seguono, dedicate alla visita a varie località lacustri, sono scandite dalla conversazione, talvolta inframezzata da novelle, e dall’intonazione di versi. Il lunedì (giornata I), dopo pranzo, Capoano dà inizio a una lunga disquisizione sulla filosofia; il gruppo raggiunge Vallingone. Il martedì (giornata II), sulla via per Maderno, Capoano parla dell’alloro e, su richiesta del Conte, che gli chiede di parlare di poeti, si concentra su Virgilio. Il mercoledì (giornata III) i membri della brigata si recano a Toscolano e un prete del luogo descrive loro le cittadine circostanti, stimolando varie ipotesi sulle origini dei loro strani nomi. Il giovedì (giornata IV) la brigata riprende il viaggio e si ferma presso la cosiddetta “grotta del Fico”, che ispira la narrazione di due novelle. Venerdì (giornata V), dopo pranzo, Luigi intona un canto, dal quale ha avvio una discussione sull’amore. In seguito, il Conte porge a Paolo un libretto da cui leggere una “lezione”, ossia una favola di Esopo, dalla quale la brigata trae una morale. Sabato (giornata VI) la compagnia sbarca a San Giorgio, dove vive un anziano eremita, a cui Paolo racconta della visita alla “grotta del fico”, durante la quale Claudio ha parlato della tradizione greca e poi romana del simposio, indicando tutte le regole che un bravo gentiluomo deve seguire in tali circostanze; visto che il compagno è stato interrotto proprio quando doveva parlare del ruolo delle donne, ora lui si impegna a completare il discorso. Domenica (giornata VII), dopo la messa e il pranzo, Luigi viene incaricato dal Conte di parlare del vizio dell’avarizia; salutato l’eremita, il gruppo parte alla volta di Campione, dove Martinengo racconta alcune antiche e lodevoli usanze sui conviti. Il gruppo ripartire. Lunedì (giornata VIII) la brigata trascorre il proprio tempo a Riva. Martedì (giornata IX), durante il viaggio verso Malcesine, Federico inizia a raccontare una novella, ma, a causa del vento, il gruppo è costretto a fermarsi e visita la cittadina. Ripreso il viaggio, Federico conclude la storia. La compagnia transita davanti a Torri del Benaco e giunge a San Vigilio. Mercoledì (giornata X) lungo la via per Peschiera il Conte parla della liberalità. Segue la visita alla cittadina. Dopo pranzo, la brigata riparte e lungo il tragitto si raccontano delle novelle, che non vengono però riportate da Cattaneo. Il gruppo arriva a Rivoltella e, dopo la visita, riparte per Desenzano; durante il viaggio il Conte racconta un «esempio» ispirato ai versi di Ausonio. La compagnia arriva a Desenzano e, visitata la cittadina, riparte. Luigi discute dell’avarizia, portando anche l’esempio di re Mida, del cui mito svela il significato allegorico. La brigata raggiunge Sirmione. Dopo cena, un servitore, sentiti i discorsi dei presenti sull’avarizia, riferisce le stramberie di un proverbiale avaro che vive nella sua città natale. Il Conte, infastidito dallo spazio concesso a persone misere come gli avari, proibisce di parlarne ancora. Espone quindi i suoi piani per gli ultimi due giorni di vacanza. Giovedì (giornata XI) la brigata visita Sirmione e, dopo pranzo, riprende il viaggio. Luigi parla dei tipi di musica e Claudio aggiunge un brevissimo aneddoto su un musico spartano. I membri della brigata sbarcano alla Pieve di Santa Maria e vengono accolti dall’arciprete, che fa loro visitare la chiesa e il circondario. Il gruppo cena e continua poi la conversazione sulla musica. La brigata riparte e il Conte chiede a maestro Calepino di raccontare la storia del musico Arione. Venerdì (giornata XII) la compagnia visita la penisola di Belgioioso e l’isola di San Biagio, per poi dirigersi all’Isola dei Frati. Lungo il tragitto Cattaneo narra una novella, alla conclusione della quale proclama il proprio amore per il Benaco, che descrive poi a lungo. La brigata giunge all’Isola dei Frati, dove continua a discutere di musica. Sabato mattina parte per Salò. Avvicinandosi alla città, il Conte annuncia la fine dei “diporti”. Con l’arrivo a Salò terminano le Dodici giornate.
Personaggi principali
Silvan Cattaneo (membro della brigata), Fortunato Martinengo, conte (membro della brigata), Girolamo Corradino, medico padovano (membro della brigata), Paolo di S. Fiore, romano e studente a Padova (membro della brigata), Claudio, genovese e studente a Padova (membro della brigata), Antonio Baldovino, mercante milanese (membro della brigata), Capoano, gentiluomo (membro della brigata), Federico, studente bresciano (membro della brigata), Luigi, studente bresciano (membro della brigata), servitore, prete, eremita, servitore
Ambientazione
Padova (città), Venezia (città), Ferrara (città), Mantova (città), Brescia (città), lago di Garda (lago)
Datazione dell'ambientazione
Passato prossimo
Prologo
Silvan Cattaneo spiega che, mentre si trovava a Padova a studiare filosofia, essendo agosto ormai vicino e tempo quindi di vacanza, il conte Fortunato Martinengo, anche lui in città per motivi di studio, aveva organizzato un ricco banchetto, invitando un folto gruppo di conoscenti, tra i quali alcuni compagni di studio e Cattaneo stesso. Alla fine del pranzo, il gentiluomo aveva confessato di avere intenzione di visitare Venezia, Ferrara, Mantova e Brescia con sei o sette amici, per poi andarsene da lì al Benaco, dove trascorrere il proprio tempo, recandosi ogni giorno in una località diversa, evitando così il caldo e gli affari tediosi, per potersi riprendere dalle fatiche. Aveva poi invitato a seguirlo tutti i presenti, che avevano accettato, nominandolo loro “governatore e duca”. A quel punto il Martinengo aveva dato inizio ai preparativi, dando appuntamento ai suoi ospiti di lì a tre o quattro giorni per la partenza.
Struttura
L’opera è introdotta da una lettera di dedica di Silvan Cattaneo a Marcantonio Da Mula, datata 10 dicembre 1553. La raccolta presenta un’ampia cornice e, dopo l’introduzione, si articola in dodici giornate. Le novelle, che sono in genere brevi o brevissime, sono nel complesso otto: due vengono narrate nella giornata IV, una nella V, una (articolata in due parti) nella IX, una nella X, due nella XI e una nella XII. Non vengono impiegate rubriche.
Novelle appartenenti alla raccolta
- Novella del contadino Pitalo
- Novella dell'oste e dei fichi
- Favola della Cassita
- Novella del castellano tedesco
- Novella dell’avaro e del prodigo
- Novella del musico spartano
- Novella di Arione e del delfino
- Novella del figlio del mercante bergamasco
Sezioni poetiche
| Forma incipit | Metrica | Note |
|---|---|---|
| Mentre al carro d'Amor prigione andai | sonetto | |
| Poscia, che sotto 'l ciel nostro intelletto | terza rima | |
| Felice quegli, cui l'alte cagioni | tre endecasillabi sciolti | |
| O sacra Euterpe, e Clio, | canzone-ode | |
| Santo Furor, per cui nascostamente | sonetto | |
| Non vi dolete, che la bella vostra, | canzone-ode | |
| O Piagge avventurose, o Colli aprici | sonetto | |
| Suso in Italia bella giace un laco | terza rima | |
| O esecrabile Avarizia, o ingorda | ottava | |
| Nec bibit inter aquas, nec poma patentia carpit | distico elegiaco | in latino |
| Dunque esser può, che dentro un cuor si stampino | terza rima | |
| Cerbero fiera crudele e diversa, | terza rima | |
| Quando tu ridi, m'hai negato il bacio, | madrigale | |
| Re degli altri, superbo, altiero Monte, | ottava rima | |
| Siede Peschiera bello, e forte arnese | terza rima | |
| Almo terren felice | stanza di canzone | |
| Non per cantar d'augelli in verdi fronde, | sonetto | |
| Dove più altiere, e minaciose l'onde | sonetto | |
| Dunque sarà pur vero, | madrigale | |
| Conte, poscia che morte ha sciolto il laccio | sonetto |
Autore: Silvan Cattaneo
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553 ca.
Luogo di produzione: Salò; Padova
Lingua: volgareTemi:
evento privato, evento reale, viaggio
A cura di: Flavia Palma