Stato dell’Arte

Allo stato attuale non esiste di fatto un repertorio aggiornato sulla novella italiana del Rinascimento: qualsiasi ricognizione necessita ancora di fare riferimento ai frutti dell’erudizione sette-ottocentesca quali i cataloghi (Borromeo, Gamba, Passano, Papanti) e le antologie (come le tre edizioni della Raccolta di novellieri italiani di Poggiali, 1791-1853).

Del resto, la critica ha sempre mantenuto un’attenzione saltuaria rispetto all’ambito novellistico e le lacune bibliografiche ne evidenziano le mancanze.

Nonostante rare e fortunate eccezioni – come per l’edizione del Novellino di Masuccio Salernitano, a cura di Giorgio Petrocchi, Firenze, Sansoni, 1957 – soprattutto a partire dagli anni ’70 del secolo scorso è maturato un interesse crescente che ha prodotto, tra i contributi più esemplari, sia le antologie curate da Giambattista Salinari (Novelle del Cinquecento, Torino, Utet, 1955), da Gioachino Chiarini e da Marcello Ciccuto (Novelle italiane. Il Quattrocento, e Il Cinqucento, Milano, Garzanti, 1982), e da Marziano Guglielminetti (Il tesoro della novella italiana, Mondadori, 1986), sia la prestigiosa collana dei Novellieri italiani, edita per i tipi della Salerno Editrice, che ora raccoglie le più recenti edizioni critiche di alcune tra le opere più significative del Quattro e Cinquecento, come quelle di Firenzuola, Sercambi, Gherardi da Prato, Grazzini, Sabatino degli Arienti, Morlini e Straparola.

Ancora più recente ed eterogenea, d’altronde, si rivela l’indagine di un modello specifico ma diffuso nel laboratorio novellistico quattro-cinquecentesco, quale quello delle cosiddette novelle spicciolate. A tale tradizione è stato riconosciuto un ruolo significativo nel panorama culturale coevo soltanto a partire da alcuni contributi degli ultimi trent’anni, dedicati tuttavia a pochi casi eccezionali come quelli della novella dei due amanti veronesi, in ragione della propria fortuna europea, e della novella di Machiavelli.

Si veda, ad esempio, l’edizione delle novelle laurenziane Ginevra e Giacoppo nell’opera omnia del Magnifico (Lorenzo de’ Medici, Tutte le opere, a cura di Paolo Orvieto, Roma, Salerno Editrice, 1992), così come quella della Novella del grasso legnaiuolo (Antonio di Tuccio Manetti, Novella del grasso legnaiuolo, a cura di Paolo Procaccioli, Parma, Guanda, 1990) e di Angelica Montanini di Bernardo Ilicino (Monica Marchi, La storia di Angelica Montanini. Un topos della novellistica del Rinascimento senese, Ospedaletto, Pacini, 2017).

Si tratta di studi monografici, importanti, anche metodologicamente, ma illuminano di necessità solo alcune esperienze eccellenti, di una più vasta, e media, produzione novellistica.

Questa trova invece parziale riscatto nei contributi nati da alcuni congressi internazionali tra gli anni ’80 e ’90 del Novecento tra cui: Semiotica della novella latina (Atti del seminario interdisciplinare La novella latina, Perugia, 11-13 aprile 1985),Roma, Herder, 1986; La novellistica volgare e latina fra Trecento e Cinquecento. Risultati e prospettive di una ricerca interuniversitaria (Atti del seminario del Dipartimento di Studi sul Medioevo e il Rinascimento, Università di Firenze, 3 giugno 1998), «Medioevo e Rinascimento», XII, 1998. A proposito, essenziali per la costruzione del database, che ambisce a proseguirne le piste di ricerca, sia gli studi raccolti tra i contributi di La novella italiana (Atti del convegno, Caprarola, 19-24 settembre 1988), Roma, Salerno Editrice, 1989, sia quelli, più recenti, di Favole, parabole istorie. Le forme della scrittura novellistica dal Medioevo al Rinascimento (Atti del convegno, Pisa 26-28 ottobre 1998), Salerno Editrice, Roma, 2000.

Ma si ricordano anche alcune edizioni come quella della Novella del picchio senese di Luigi Pulci, curata da Nicoletta Marcelli, «Filologia italiana», VIII, 2011, pp. 77-101 e delle Novelle dello Ps. Gentile Sermini, a cura di Monica Marchi, Pisa, ETS, 2012.

Tutti gli studi sulla novellistica rinascimentale hanno dimostrato che le relazioni tra le novelle del Quattro e Cinquecento e il Decameron costituiscono una questione cruciale.

Nella fattispecie, sulla scia degli insegnamenti di Carlo Dionisotti, molteplici ricerche hanno sottolineato la variazione di tale rapporto in base a vettori geografici lungo tutta la penisola: la distribuzione delle numerose tipologie narrative e strutturali non è per nulla casuale.

Analogamente, studi più o meno recenti hanno evidenziato come, nel corso del Cinquecento, il genere novella approdi a soluzioni originali a partire dall’influenza – nonché dalla commistione – esercitata da altri generi letterari come la trattatistica, il poema e la poesia per cui si rimanda a Bruno Porcelli, La novella del Cinquecento, Bari-Roma, Laterza, 1979; Ginetta Auzzas, La narrativa veneta nella prima metà del Cinquecento in Storia della cultura veneta. Dal primo Quattrocento al Concilio di Trento, III. 2, Vicenza, Neri Pozza, 1980, pp. 99-138; Renzo Bragantini, Il riso sotto il velame: la novella cinquecentesca tra l’avventura e la norma, Firenze, Olschki, 1987; FrancoFido, Fra Decameron e Cortegiano: l’autunno della novella nei Diporti del Parabosco, in Il paradiso dei buoni compagni: capitoli di storia letteraria veneta (Ruzante, Calmo, Giancarli, Parabosco, Baretti, Chiari, Casanova, Goldoni, Noventa, Marin, Giotti, Pasolini),Padova, Editrice Antenore, 1988, pp.74-85; Renzo Bragantini, Vie del racconto. Dal Decameron al Brancaleone, Napoli, Liguori, 2000; Gabriella Albanese, Fra narrativa e rappresentazione teatrale: metamorfosi umanistiche della fanciulla perseguitata, in Atti del convegno internazionale Teatro, scena, rappresentazione dal Quattrocento al Settecento (Lecce, 15-17 maggio 1997) a cura di Paola Andrioli et al., Galatina, Congedo, 2000, pp. 85-108; Andrea Barbieri, Tradizione ed elaborazione di testi fra teatro e novella: il caso della Pulzella d’Inghilterra, «Giornale storico della letteratura italiana», 587, 2002, pp. 416-419; Adriana Mauriello, Dalla novella spicciolata al romanzo: i percorsi della novellistica fiorentina nel secolo XVI, Napoli, Liguori, 2001; Gabriella Albanese, Manetti tra politica, novellistica e filosofia: il Dialogus in Symposio, in Dignitas et excellentia hominis (Atti del convegno internazionale di studi su Giannozzo Manetti, Fiesole-Firenze 18-20 giugno 2007), a cura di Stefano Ugo Baldassarri, Firenze, Le Lettere, 2008, pp. 15-75; Nicoletta Marcelli, Eros, politica e religione nel Quattrocento fiorentino. Cinque studi tra poesia e novellistica, Roma, Vecchiarelli, 2010; Ead., Luigi Alamanni e Boccaccio: ‘la novella di Bianca di Tolosa’, in Boccaccio e i suoi lettori. Una lunga ricezione, a cura di Gian Mario Anselmi et al., Bologna, Il mulino, 2013, pp. 347-366; Elisa Curti, “Il Refugio de’ miseri” e un’inedita novella veronese, «Schede umanistiche», XXVIII, 2016, pp. 25-44; Elisabetta Menetti, Variazione del comico nella novella rinascimentale, in Le forme del comico, a cura di Simone Magherini, Anna Nozzoli e Gino Tellini, Firenze,Società editrice fiorentina, 2019, pp. 143-164. Tra le edizioni recenti di novellieri cinquecenteschi si segnala inoltre quella aggiornata di Matteo Bandello, Novelle, a cura di Elisabetta Menetti, Milano, Bur-Rizzoli, 2022.

Altri contributi essenziali, imprescindibili considerato il ruolo della letteratura umanistica e lo scambio con la produzione volgare fin dalla traduzione petrarchesca della Griselda, sono quelli dedicati alla novellistica in latino e ai volgarizzamenti: si faccia riferimento, ad esempio, all’edizione critica della novella a quattro mani, a cura di Gabriella Albanese e Rossella Bessi, della novella di Bartolomeo Facio e del volgarizzamento di Jacopo di Poggio Bracciolini (All’origine della guerra dei cento anni. Una novella latina di Bartolomeo Facio e il volgarizzamento di Jacopo di Poggio Bracciolini, Roma, Salerno Editrice, 2000); o ai vari contributi di Albanese (Per la fortuna umanistica di Boccaccio: il Corbaccio di Antonio Beccaria, «Studi umanistici», II, 1991, pp. 89-150; La novella di Griselda: De insigni obedientia et fide uxoria, in Petrarca e il petrarchismo. Un’ideologia della letteratura, a cura di Marziano Guglielminetti, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 1994, pp. XIX-XLIX; Da Petrarca a Piccolomini: codificazione della novella umanistica in Favole parabole istorie, op. cit., pp. 257-308); di Nicoletta Marcelli (La novella di Seleuco e Antioco. Introduzione, testo e commento, «Interpres», XXII, 2003, pp. 7-183).

Interesse carsico, dunque, quello per la novella rinascimentale, che nel corso degli ultimi anni ha aperto nuovi spazi di dialogo a studiose e studiosi a testimonianza sia dell’avvenuto riconoscimento dell’importanza del genere, sia della necessità di strumenti critici in grado di riunire contributi altrimenti sparsi.

Si è così assistito alla fondazione di una collana editoriale specificamente dedicata all’ambito novellistico: Novellieri italiani in Europa. Testi e studi, diretta da Aldo Ruffinatto e Guillermo Carrascón presso l’editore Accademia University Press di Torino, che ha il particolare merito di ribadire il valore di adottare una prospettiva internazionale per indagare la diffusione dell’ampio contesto di ricezione della novella durante il Rinascimento, e alla costituzione dell’Archivio Novellistico Italiano (ArNovIt), periodico online dedicato alla novella dal Novellino a Basile, che raccoglie rassegne bibliografiche e recensioni (Sandra Carapezza, Gli studi sulla novella del Cinquecento nel biennio 2015-2016, «ArNovIt», II, 2017, pp. 192-216; Maria di Maro sull’edizione di Niccolò Granucci, La piacevol notte e ’l lieto giorno, introduzione, edizione e commento a cura di Flavia Palma, Bologna, Pàtron editore, 2021, «ArNovIt», VII, 2022, pp. 118-120), di taglio filologico (tra i vari citabili si vedano, ad esempio, di Teresa Nocita, Decameron X. 10. Una lettura i Griselda secondo l’autografo hamiltoniano, «ArNovIt», I, 2016, pp. 29-47; Luca Core, Per un’edizione commentata di Matteo Bandello, Titi Romani Egesippique atheniensis amicorum historia (versione latina di Giovanni Boccaccio, Decameron, X, 8): prime ricognizioni, «ArNovIt», VI, 2021, pp. 126-141), storico letterario (Giovanni Ferroni, L’idea di fortuna nelle Novelle del Molza, «ArNovIt», I, 2016, pp. 48-67; Ida Caiazza, Novelle epistolari nel primo cinquecento. Il Rifugio di amanti, di Giovanni Antonio Tagliente tra Petrarca, Boccaccio e Boncompagno da Signa, «ArNovIt», IV, 2019, pp. 15-53; Enrica Zanin, L’uso della novella: i marginalia nelle edizioni a stampa del Cinquecento, «ArNovIt», V, 2020, pp. 88-104; Maria Cristina Figorilli, Novella e commedia: migrazioni di codici nelle opere di Antonfrancesco Guzzini, «ArNovIt», VII, 2022, pp. 48-61) o vere e proprie edizioni come Alcune novelle di Ortensio Lando a cura di Paola Russo («ArNovIt», II, 2017, pp. 90-171); Novella di Luigi Alamanni a cura di Andrea Menozzi («ArNovIt», III, 2018, pp. 73-121).