Novella di Gilberto

Novella appartenente a: I Diporti - Diporti 12

Rubrica

Gilberto, disperato per la durezza d’una sua donna, la patria abbandona; e doppo l’esilio di cinque anni, più che mai acceso, a quella in abito di romito ritorna; e trovata la giovane più che mai dura e crudele, avvelenarla tenta; e discopertosi il fatto, prigione ne rimane; e da uno speziaro aitato, dalla morte campa; e poscia con grandissima sodisfazzione di ciascuno la detta giovane per moglie prende.

Incipit

E’ mi ricordo avere udito ragionare che in Alessandria, detta dalla Paglia, fu già un giovane ricchissimo e di nobilissimo legnaggio, il quale virtuoso e bello era quanto altro a’ suoi dì nella sua patria vivesse.

Explicit

Fu adunque per sentenza del governatore Giberto tratto di prigione e datoli Cornelia per moglie; la quale, postasi a considerare lo amore infinito che egli già tanto tempo portato le aveva e il dolore che n’aveva sentito sempre, poscia più caro che la vita lo tenne, e in grandissima pace e tranquillità lungo tempo con molti valorosi figliuoli vissero insieme.

Bibliografia

 

Narratore

Il Veniero [Domenico Venier]

Trama

Ad Alessandria vive un gentiluomo, Gilberto, follemente innamorato di Cornelia, che non lo ricambia. Volendo dimenticarla, il giovane se ne va in gran segreto e resta lontano per cinque anni. Poiché la passione continua a tormentarlo, decide alla fine di tornare, ma travestito da eremita, per verificare se Cornelia è ancora ferma sulle sue posizioni: in tal caso si pugnalerà in sua presenza. Resta per vari giorni in una locanda, meditando sul da farsi. Qui indovina per caso il sesso dei gemelli che la moglie dell’oste partorisce e tutti cominciano a crederlo un santo profeta, tanto che la cameriera di Cornelia va da lui per chiedergli un appuntamento a nome della sua signora. Gilberto va da Cornelia, che gli confida di essere innamorata di un uomo che non la ricambia e di voler sapere qual è il suo destino. Gilberto le dice di sapere che è una donna crudele e, ottenuta l’ammissione della giovane, le chiede se sarebbe più clemente con il suo vecchio innamorato Gilberto, che tutti credono morto, qualora egli potesse tornare in vita. La donna spiega di non averlo mai amato e di non poterlo mai amare. A questo punto Gilberto le promette una polvere che dovrà diluire nell’acqua e bere per metà, mentre l’altra metà dovrà essere assunta dal suo innamorato. Si reca poi da uno speziale per farsi dare un veleno. L’uomo, accortosi delle folli intenzioni di Gilberto, gli vende invece un potente sonnifero. Gilberto affida alla cameriera di Cornelia la polvere. Non appena la giovane la assume, cade a terra come morta. La serva dà l’allarme e confessa al padre della ragazza l’accaduto. Gilberto viene arrestato e rivela al giudice la sua storia, generando pietà nei presenti quando afferma di non volere altro che la morte. Saputo quanto accaduto, lo speziale si reca dal giudice e gli spiega di aver dato a Gilberto del sonnifero e non del veleno. Gilberto viene liberato e sposa Cornelia, che, una volta rinvenuta, si è resa finalmente conto della profondità dell’amore del giovane.

Personaggi principali

Gilberto (innamorato), Cornelia (gentildonna), speziale, giudice, padre di Cornelia (padre), servitore, oste, moglie dell'oste (moglie)

Ambientazione

Alessandria (città), osteria, casa di Cornelia (casa), camera di Gilberto (camera), bottega dello speziale (bottega), tribunale

Datazione dell'ambientazione

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Generi

novella a lieto fine

Prologo

Ricordando le posizioni misogine del conte Alessandro, Venier dichiara che racconterà un “caso compassionevole” avvenuto proprio a causa della crudeltà di una giovane. Spiega infatti di sapere bene che le donne sono spesso superbe e crudeli, tanto da indurlo a biasimarle con vigore.

Epilogo

Tutti ritengono la novella molto bella. Il conte Alessandro interviene, dicendo che avrebbe preferito che il sonnifero fosse veleno, per vedere morire la terribile Cornelia come meritava; avendo però sentito che Gilberto voleva uccidere anche se stesso, si dice contento di come la vicenda si è conclusa, poiché la vita di un uomo vale molto di più di quella di mille ingrate, che nella realtà sono ben peggiori di come sono state descritte nella novella. Il Susio commenta che non ci si poteva aspettare nulla di diverso dal conte.