Novella dei tre furfanti e la gemma

Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro VIII 1

Rubrica

Tre forfanti s’accompagnano insieme per andar a Roma, e per strada trovano una gemma e tra loro vengono in contenzione di chi esser debba; un gentiluomo prononcia dever esser di colui che farà la più poltronesca prodezza, e la causa rimane indiscussa.

Incipit

Considerava tra me stessa, valorose donne, la gran varietà di stati ne’ quali oggi dì e’ miseri mortali si trovano, e giudicai tra le umane creature non trovarsi il più sciagurato né ‘l più tristo che viver poltronescamente, percioché e’ poltroni per la loro dapocagine sono biasmati da tutti e dimostrati a dito; e più tosto vogliono vivere in stracci e in tormenti che dalla loro poltroneria rimoversi, come avvenne a tre gran forfantoni, la natura di quali nel processo del mio ragionare a pieno intenderete.

Explicit

Venuto il giorno del termine, tutta tre s’appresentarono dinanzi a Gavardo, il quale, intese le sopradette loro prodezze e considerate le loro ragioni, non volse far giudizio, pensando che sotto la cappa del cielo non si troverebbeno tre altri poltronazzi che fussero simili a loro. E presa la gemma, la gettò i n terra, dicendo, chi la prendesse, fusse sua.

 

Narratore

Eritrea

Trama

Gordino, Fentuzzo e Sennuccio sono tre giovani senesi, viziosi e sciocchi. Un giorno partono per cercare fortuna a Roma. Sulla strada Gordino vede una gemma, Fentuzzo la indica e Sennuccio la raccoglie e la indossa. Nasce fra i tre una contesa su chi debba esserne il proprietario; vengono alle mani. Si trova a passare di lì un gentiluomo romano, Gavardo Colonna, che domanda il motivo di questa lite. Appresolo, si propone come giudice impegnandosi a dare la gemma a colui che avesse riferito di lì a poco l’impresa più poltronesca. Gordino, impiegato come servo, è incaricato dal padrone di seguirlo portando dei fichi. Per golosità si mette a mangiarli. Il padrone si volta verso di lui e Gordino per non essere scoperto tiene in bocca un grosso fico. Il padrone si preoccupa per il rigonfiamento nella guancia ma non riesce a fargli aprire la bocca. Lo porta da un chirurgo, che invano gli ingiunge di aprire la bocca, e infine gli taglia la guancia. Fentuzzo, nei suoi vagabondaggi da perdigiorno, si mette a riposare in un letamaio; viene un terribile temporale e dal tetto rotto dell’acqua gelida gli scende su un occhio. Per pigrizia Fentuzzo non si muove. Al mattino scopre di avere perso la vista da quell’occhio. Sennuccio prende moglie. Una sera i due sposi litigano su chi debba chiudere l’uscio, concludendo con il patto che toccherà farlo a chi dei due parlerà per primo. La donna va a letto; Sennuccio rimane su una panca. Passa un servitore a cui si è spento il lume; entra chiedendo che gli sia acceso, ma nessuno gli risponde. Trova la donna, che rimane muta, e giace con lei sotto gli occhi di Sennuccio. Quando se ne va, la moglie inveisce contro Sennuccio, il quale si compiace di avere vinto la loro scommessa. Gavardo non riesce a decidere quale delle tre imprese poltronesche sia la migliore.

Personaggi principali

Fentuzzo (giovane), Sennuccio (giovane), Gordino (giovane), Gavardo Colonna (gentiluomo), Bedovina (moglie), medico, servitore

Ambientazione

Siena (città), Roma (città), strada

Datazione dell'ambientazione

1550 ca.

Generi

facezia, novella comica

Prologo

Eritrea afferma che è giunto il momento di iniziare a novellare.

Epilogo

Finita la favola, si accende la discussione tra i presenti per giudicare la più poltronesca delle imprese narrate, fino a che la Signora impone a Eritrea di riferire il suo enigma:
Ne l’onde salse in questa nostra parte
sopra d’un pal l’augel di vista adorno
tutto ‘l dì posa, e indi mai si parte,
mirando e’ pesci che nuotano il giorno.
E veggendone un buono, sta in disparte
meglio aspettando e riguardando intorno.
Giunge dopo la sera, o bella prova,
di vermi mangia che nel fango trova.
L’enigma è risolto da Bembo, che indovina la descrizione dell’airone (detto perdigiorno), il quale sta nella palude e vede passare i pesci senza mai afferrarli, aspettandone sempre uno più grosso, fino a che, trascorsa la giornata digiuno, a sera mangia i vermi. Eritrea rimane piccata per la risoluzione del suo enigma.

Sezioni poetiche

Forma incipitMetricaNote
Ne l’onde salse in questa nostra parteottavaABABABCC

Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553

Luogo di produzione: Venezia

Lingua: volgare

Temi:

gara, pigrizia, stupidità, gola, tradimento in amore

A cura di: Sandra Carapezza