Novella di Antonio da Piperno

Novella appartenente a: Novelle - Cademosto 2

Rubrica

Antonio da Piperno, indegnamente prete et barro, si fece fare una lettera in raccomandazione da Angelo romano, quale abitava in Napoli, a Luca sellaro suo fratello in Roma; la qual non parendogli scritta con quello inchiostro che egli desiderava, ne contraffece un’altra a suo modo, dando ad intendere al pecorone sellaro ch’egli era il cardinale Adriano che già andò in Turchia, in modo che lo fece star forte in molti fiorini, insieme con altre persone.

Incipit

Mai non mi venne desiderio, non che pur pensiero di scrivere istorie, né men faole o novelle, salvo che ora.

Explicit

Udita adunque il Giudice tutta la bella faola, si conchiuse un sabato mattina che a Monsignore vi fussero troncate le orecchie, scopato et mitriato; et maestro Luca sellaro tornasse a fare le sue selle et briglie; et che Bastian suo cognato, calzante, altresì facesse il suo mestiero; et che Lattanzio riavesse Gioanni senza la prepositura, et per non essere Marc’Antonio in età perfetta, avere non dovesse il vescovato per allora.

Bibliografia

 

Trama

Antonio da Piperno, pur essendo sacerdote, è un imbroglione incallito. Giunto a Napoli, decide di mettere in atto uno dei suoi famosi inganni: chiede al romano Angelo di scrivergli una lettera di raccomandazione indirizzata al fratello Luca, sellaio, che vive a Roma. Parte poi alla volta della città e, quasi alla meta, apre la missiva: non trovando le parole di Angelo abbastanza efficaci, riscrive la lettera a proprio vantaggio, contraffacendo la grafia del conoscente. In essa si legge ora che Antonio è un monsignore, forse persino un vescovo, diretto in Francia per affari, e viene raccomandato a Luca di ospitarlo con ogni onore e spendere tutto quello che serve per ingraziarselo, visto che può elargire grandi vantaggi alla famiglia. Antonio compra poi da un mercante ebreo una camicia finissima e si presenta, quando è orami notte, a casa del sellaio. Consegnatagli la lettera, gli spiega che è stato derubato da alcuni briganti, che hanno ucciso i suoi servitori. Luca cade nella trappola e accoglie in casa sua il forestiero, che si presenta come Adriano, per insinuare nella sua vittima l’idea che in realtà egli è il noto vescovo omonimo. Per due giorni Luca e sua moglie Catella servono con tutti gli onori il presunto vescovo, poi l’uomo comincia a vantarsi con i parenti che sta ospitando un grande prelato, pronto a fare grandi donazioni a suo figlio. Vari parenti si recano dunque a casa del sellaio, compresa la cognata di Luca, Antonia, che porta con sé il figlio Gioanni, sottraendolo alle cure del napoletano Lattanzio, che si stava occupando della sua istruzione: mettendo Gioanni al servizio del grande Adriano, la donna spera infatti che anche suo figlio, come quello di Luca, ottenga grandi vantaggi. Si moltiplicano così i servitori del presunto vescovo, pronti ad offrirgli ogni delicatezza in cambio di doni. Passa il tempo e Luca è quasi al verde; per ottenere tutto quello che il suo ospite possiede, Adriano finge di essere gravemente malato: a letto per dieci giorni, convoca un notaio e finge di fare testamento, lasciando a Marcantonio, figlio di Luca, il vescovado di Montpellier, a Gioanni la prepositura di San Simpliciano, a Luca millecinquecento ducati e a suo cognato Bastiano cinquecento. I suoi ospiti sono al settimo cielo, ma lui ben presto ‘guarisce’. Dicendo che la sua partenza per la Francia è ormai prossima e che vuole portarli tutti con sé, convince Luca a prendere in affitto una grande casa a Roma, in vista del suo ritorno in città. Catella, convinto che il figlio sia ormai vescovo, dona al monsignore quattro anelli della sua dote come segno di ringraziamento, mentre Antonia gli regala camicie e fazzoletti di fine tessuto. Il giorno seguente la stesura del presunto testamento, lo sprovveduto Luca svende una vigna di sua proprietà e i suoi strumenti di lavoro per avere liquidità. Nel frattempo, Lattanzio, ancora irritato per essersi visto sottrarre l’apprendista che aveva istruito, si mette sulle tracce di Gioanni e, incontratolo per strada, lo interroga, venendo a sapere che la madre lo ha messo al servizio di un ospite di Luca. Si rivolge allora ad Antonia, che si dice ignara di tutto. L’uomo di rivolge allora alle autorità, denunciando la presenza di un imbroglione a casa del sellaio proprio la sera prima della partenza da Roma della comitiva. La mattina seguente le guardie catturano Adriano e i suoi presunti complici. Il giudice li convoca ad uno ad uno, a cominciare da Luca, ancora convinto di aiutare un grande prelato: racconta così al giudice l’accaduto e gli consegna la lettera. Insospettito dallo stile affettato della missiva, il giudice tortura Adriano, facendogli confessare la verità. Libera dunque tutti, tranne lui. Vengono ritrovate e restituite ad Antonia le camicie e i fazzoletti donati al ‘monsignore’, mentre nulla si riesce a sapere degli anelli di Catella. Gioanni ritorna al servizio di Lattanzio. Adriano/Antonio è l’unico ad essere condannato: come punizione gli vengono tagliate le orecchie.

Personaggi principali

Antonio da Piperno/Adriano (prete), Luca (sellaio), Angelo (fratello), Catella (moglie), Bastiano (cognato), Antonia (cognato), Marcantonio (figlio), Gioanni (figlio), Lattanzio (artigiano), giudice, guardia

Ambientazione

Napoli (città), Roma (città), casa di Luca sellaio (casa)

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Generi

cronaca, novella comica

Prologo

Cademosto spiega di non aver mai pensato nella sua vita di scrivere storie o novelle e non sa spiegare da dove gli sia nato questo nuovo desiderio, visto che sa bene quanto ingiustamente vengano ripresi gli storiografi, accusati di scarsa oggettività. Non ha mai avuto interesse nemmeno nelle novelle, che ritiene lontane dalla sua sensibilità poiché non sono veritiere. Ora però, accantonata ogni precedente remora, ha deciso di raccontare una storia, che ha solo la parvenza di una novella: egli stesso ne è stato infatti testimone a Roma.