Novella di don Augustino e dell'oca

Novella appartenente a: Novelle porretane - Porretane 47

Rubrica

El prete da Russi, agro bolognese, fa uno capo de oca in luoco de sancta reliquia baciare a certe citadine e ad altre rusticane gente: dove è accusato al vescovo, e poi cum idonea scusa e cum picolo dono è liberato.

Incipit

Magnifico conte, clarissimi gentilomini e voi pudiche e generose donne, el fu uno prete, poco tempo fa che moritte, chiamato dono Augustino da le Caselle, oltra modo piacevole e compagnone, come forsi alcuni de voi cognobbe.

Explicit

E in questo modo dixe.

 

Narratore

Bernardo Sassuno

Trama

Presso Russi, nel contado bolognese, si rifugia per sfuggire alla peste una famiglia nobile, con le cui fanciulle entra in confidenza il prete locale, don Augustino da le Caselle. Scherzando con loro, il religioso sostiene che riuscirebbe a fargli mangiare un'oca e poi fare sì che bacino la sua testa credendola una reliquia. Irriso, il prete medita come mandare a effetto la sua beffa e intanto, con una scusa, un giorno offre alle ragazze un'oca per pranzo e ne conserva le ossa. L'occasione si presenta poco tempo dopo quando a Russi arriva un predicatore, Macario de Spuliti. Augustino si accorda con lui per attuare il piano e nei giorni precedenti alla messa della domenica suona ripetutamente le campane a festa suscitando lo stupore dei paesani. Terminata la funzione domenicale il prete annuncia ai fedeli la presenza del sant'uomo, pellegrino in Terra Santa e nella città di Oga Magoga governata dal re Ocael, dove sarebbe entrato in possesso del cranio di San Pancrazio. La reliquia, che è in realtà un resto dell'oca, viene così esibita e i parrocchiani vengono invitati a baciarla in cambio di un'offerta per ottenere una grazia. Augustino diffida però le donne che abbiano commesso mancanze nei riguardi dei mariti dall'avvicinarsi alla reliquia. Le fanciulle, pur intuendo quanto stia avvenendo, sono dunque costrette a baciare l'osso d'oca per mostrarsi onorate. Augustino la ha vinta e spartisce con Macario il ricco offertorio. Le donne tuttavia si vendicano smascherando pubblicamente l'inganno di Augustino che viene di conseguenza denunciato al vescovo, Zoanne dal Pogio. Convocato dal prelato, Augustino prova ad ammorbidirlo offrendogli due oche e la sua parte delle offerte derivate dallo scherzo dell'oca. Il vescovo si mostra integerrimo, ma comprende come il prete abbia agito più per divertimento che per avarizia: lo condanna allora a tre venerdì di digiuno, con grande sollazzo delle fanciulle e dei contadini del paese.

Personaggi principali

Augustino da le Caselle (prete), gentildonna, Macario de Spuliti (frate), contadino, Zoanne dal Pogio (vescovo)

Ambientazione

Russi (campagna)

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Epilogo

Prende la parola Leonello di Cavallarini, che loda l'operato del vescovo e introduce una novella in cui un signore verso il suo servo usa un metro di giudizio analogo.

Autore: Giovanni Sabadino degli Arienti

DBI: Ghinassi G., "degli Arienti, Giovanni Sabadino", vol. 4 (1962)

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1470 - 1492 ca.

Luogo di produzione: Bologna

Lingua: volgare

Temi:

beffa, vendetta, punizione, miracolo, peste, relazione gerarchica abate/frati

A cura di: Michel Cattaneo