Novella di Cimarosto

Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro VII 3

Rubrica

Cimarosto buffone va a Roma, e uno suo secreto a Leone papa racconta, e fa dar delle busse a duo suoi secreti camerieri.

Incipit

La favola, graziose e amorevoli donne, da Fiordiana ingeniosamente raccontata vi ha dato materia di spargere qualche lagrima, per esser stata pietosa, ma perché questo luoco è più tosto luogo di ridere che di piagnere, ho determinato dirne una, la qual spero vi sarà di non poco piacere, percioché intenderete le buffonarie fatte da uno bresciano, il qual credendosi a Roma divenir ricco, in povertà e in miseria finì la vita sua.

Explicit

I circostanti udendo questo, si misero a ridere; e Cimarosto così buffoniggiando in quel punto se ne morì: e in tal guisa egli con le sue buffonarie ebbe miserabil fine.

 

Narratore

Lodovica

Trama

La favola si compone di due narrazioni più estese, seguite da tre brevi facezie, accomunate dal protagonista: il buffone bresciano Cimarosto. Cimarosto, che non ha fortuna a Brescia, va a Roma e vuole ottenere udienza dal papa Leone. Si presenta da lui ma un cameriere gli impedisce l'ingresso. Cimarosto assicura di avere un affare importante e urgente di cui comunicare al papa e infine ottiene di poter passare impegnandosi a dare al cameriere la metà di quello che il papa gli darà. Nella camera in cui entra trova un altro cameriere che fa la stessa cosa. Cimarosto arriva così presso il papa, il quale sta parlando con un cardinale. Nella camera c'è un vescovo che parla tedesco; Cimarosto gli risponde in una lingua inventata che assomiglia al tedesco e i due proseguono un pezzo in questa conversazione assurda. Il papa li sente e ride della scena. Cimarosto in latino chiede al vescovo da dove arrivi e quello risponde di arrivare da Nona; Cimarosto allora spiega che non possono intendersi perché lui invece arriva da Compieta, facendo un gioco di parole tra le ore e il luogo. Il papa è ancora più divertito e offre a Cimarosto la grazie che egli chiederà. Il buffone chiede venticinque frustate; quando stanno per dargliele implora di non costringerlo a tradire le promesse e spiega di avere promesso di dare in parti uguali ai due camerieri quanto gli è stato donato. Vengono dunque frustati i due camerieri e per garantire l'esatta metà vengono legati e colpiti con una stessa frustata. Un prelato domanda a Cimarosto quali novità ci siano. Cimarosto risponde che l'indomani si sarebbe gridata la pace. Il prelato, che conosce la situazione militare tra Francia e Chiesa, lo ritiene impossibile. I due scommettono. Cimarosto chiede al suo padrone di casa di fare indossare una pesante armatura a sua moglie, che ha nome Pace, e poi chiude in una camera la donna, che così addobbata non riesce a muoversi. La donna allora grida in modo tale che tutto il vicinato la sente. Cimarosto chiede chi stia gridando e da più parti gli è risposto che grida la Pace. Quando il prelato viene a riscuotere la scommessa Cimarosto porta come testimoni i molti che hanno sentito gridare la Pace. Cimarosto vede una donna molto ricca e molto brutta. Scorgendo un'asina, le si rivolge dicendole che se fosse ricca si potrebbe sposare. Un parente della donna lo sente e lo malmena. Il medico per curare Cimarosto lo rade. Gli amici vedendolo così gli chiedono se sia raso e lui risponde che se fosse raso o damasco varrebbe due fiorini il braccio. Cimarosto in fin di vita riceve l'olio santo, ma intima al prete di non ungerlo più dato che sta già andando via velocemente senza bisogno di essere oliato. Così Cimarosto muore da buffone.

Personaggi principali

Cimarosto (buffone), Leone (papa), vescovo, amico, guardia, Pace (donna), prete

Ambientazione

Brescia (città), Roma (città), di papa Leone (corte)

Datazione dell'ambientazione

1513 - 1521

Generi

facezia

Prologo

Lodovica si alza in piedi e comincia la sua favola.

Epilogo

Non c'è nessun commento sulle reazioni dei presenti alla favola. La signora comanda a Lodovica di esporre l'enigma. Lodovica dice:
Vecchio già fui per tempo, e quando nacqui
fui da mia madre maschio procreato;
molti giorni ne l'acque fredde giacqui,
indi poi tratto fuor, martiriggiato.
Cotto già fui; e quando a l'uomo piacqui
col ferro m'ebbe ancor tutto squarciato.
Da indi in qua al servir fui sempre buono:
ditemi, se 'l sapete, chi ch'io sono.
Si tratta del lino.

Sezioni poetiche

Forma incipitMetricaNote
Vecchio già fui per tempo, e quando nacquiottavaABABABCC

Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553

Luogo di produzione: Venezia

Lingua: volgare

Temi:

malattia, morte naturale, astuzia, curiosità, retorica, gratitudine all'interno di relazioni gerarchiche, relazione gerarchica re/suddito

A cura di: Sandra Carapezza