Novella di don Pomporio goloso
Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro XI 3
Rubrica
Don Pomporio monaco vien accusato all’abbate del suo disordinato mangiare, ed egli con una favola mordendo l’abbate, dalla querela si salva.
Incipit
Io vorrei questa sera esser digiuna e non aver il carico di raccontarvi favole, perché in verità non me ne soviene pur una che dilettevole sia.
Explicit
Onde non la trovando, nulla o poco di lei mi curo, e però io farò a modo mio e voi al vostro, percioché oggi dì nel mondo non si trova la vergogna.
Narratore
Diana
Trama
Il monaco Pomporio è terribilmente ingordo. Ha un piattello in cui accoglie tutti gli avanti, anche i più lordi, di chiunque. La cosa giunge all’orecchio dell’abate che lo convoca per rimproverarlo. Don Pomporio risponde che egli mangia molto perché i suoi cibi sono cibi da poco, se potesse mangiare sontuosamente non avrebbe questa colpa. L’abate capisce che il discorso è rivolto a lui, che si compiace di banchetti raffinati, e lo congeda. I monaci continuano a criticarlo. Don Pomporio racconta il seguente apologo. Il vento, l’acqua e la vergogna si trovavano in un’osteria e ciascuno doveva dare agli altri un recapito in cui reperirlo. La vergogna confessa di non avere nessuna sede, perché è respinta sia dalle persone illustri che dai popolani; dalle donne; dai religiosi. Vento e acqua le propongono di accompagnarsi a loro. Si leva un temporale e la vergogna, tormentata da vento e acqua, scappa nel mare. Perciò da allora la vergogna non si trova più e ciascuno è libero di fare a suo modo.
Personaggi principali
don Pomporio (monaco), abate, monaco, vento, acqua, vergogna (divinità)
Ambientazione
convento, osteria, mare
Datazione dell'ambientazione
Passato prossimo
Generi
facezia, novella comica, racconto morale
Prologo
Diana inizia il suo racconto protestando di non conoscere nessuna favola adatta.
Epilogo
La favola di Diana è lodata da tutti. Diana propone il suo enigma:
Una gran donna e bella fra le belle
regna nel mondo fra l’umane genti,
né la più strana v’è sotto le stelle;
aggrada all’uom, m’ha in sé vari accidenti.
Il corpo inferma, ogni virtute svelle,
il senno strugge e tutti i sentimenti.
Miser chi in le sue man cade per sorte
che ‘l sangue asciugge e genera la morte.
La maggior parte dei presenti indovina che l’enigma significa la gola.
Sezioni poetiche
| Forma incipit | Metrica | Note |
|---|---|---|
| Una gran donna e bella fra le belle | ottava | ABABABCC |
Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553
Luogo di produzione: Venezia
Lingua: volgareTemi:
magia, gola, incontinenza, retorica, relazione gerarchica abate/frati
A cura di: Sandra Carapezza