Novella di Cesare che infilza le sentenze

Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro XIII 10

Rubrica

Cesare napolitano lungamente stato in Studio a Bologna prende il grado del dottorato, e venuto a casa infilza le sentenzie per saper meglio giudicare.

Incipit

Tre cose, leggiadre donne, distruggono il mondo e mandano ogni cosa sottosopra: la pecunia, il dispetto e rispetto.

Explicit

Il padre, inteso questo, rimaso pel dolor mezzo morto, voltò le spalle, lasciando il disuttel figliuolo nella ignoranza sua.

 

Narratore

Cateruzza

Trama

Lodovico Mota, gentiluomo napoletano di importante famiglia, manda il figlio a Bologna a studiare legge. Il figlio, Cesare, è però tanto sciocco da non fare nessun frutto dei suoi studi. Nondimeno, grazie al denaro e alle amicizie della famiglia, riesce a superare l’esame del dottorato e se ne torna a casa in grande trionfo. Un giorno il padre lo vede mentre infilza delle sentenze e le ripone in un vaso. Gli domanda che cosa stia facendo. Il figlio risponde che, dato che le sentenze sono considerate casi fortuiti, sta preparando le filze di sentenze da estrarre quando sarà giudice della grande corte. Il padre si dispera per avere perso tanti soldi per l’istruzione del figlio.

Personaggi principali

Lodovico Mota (gentiluomo), Cesare Mota (dottore), Cesare Mota (figlio)

Ambientazione

Napoli (città), Bologna (università)

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Generi

facezia, novella comica

Prologo

La favola mostra che pecunia, disprezzo e rispetto rovinano il mondo.

Epilogo

La favola piace molto alla compagnia. La signora impone a Cateruzza di dire il suo enigma:
- Dimmi, compagno mio, s’io non t’offedo,
quel ch’io posi fra le gambe al scuro
che n’hai tu fatto? di saperlo intendo
ché non vedendol mi par troppo duro.
- Tu sei turbato per quant’io conprendo,
non dubitar, fratel, ma sta sicuro,
che quel che su la coscia or sale or scende
mi picca a basso e giù dal cul mi pende –
I presenti si guardano tra loro con aria interrogativa. Cateruzza spiega che si tratta di un giovane che presta a un amico un cavallo per andare in villa. L’amico lo vende. Quando il giovane chiede il suo cavallo, l’amico gli dice di avere i soldi nella tasca che gli pende dietro.

Sezioni poetiche

Forma incipitMetricaNote
Dimmi, compagno mio, s’io non t’offedo,ottavaABABABCC

Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553

Luogo di produzione: Venezia

Lingua: volgare

Temi:

legge, buona fortuna, pigrizia, stupidità, relazione genitori/figli

A cura di: Sandra Carapezza