Novella di Teodosia e Carlo da Rimini

Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro primo - Piacevoli notti primo libro II 3

Rubrica

Carlo da Rimino ama Teodosia, ed ella non ama lui, per ciò che aveva a Dio la virginitá promessa, e credendosi Carlo con violenza abbracciarla, in vece di lei abbraccia pentole, caldaie, schidoni e scovigli. E tutto di nero tinto da' propi servi viene fieramente battuto.

Incipit

La favola, donne mie care, dal Molino arteficiosamente raccontata mi ha fatto rimovere da quella che mi era nell'animo di dire, e un'altra raccontar vi voglio, la quale, se non m'inganno, non sará di minor piacere alle donne, che fusse la sua a gli uomini. E quanto piú la sua fu lunga, e alquanto sconvenevole, tanto piú la mia sará breve e onesta.

Explicit

E cosí el malvagio Carlo, come meritato aveva, senza sentire vero frutto del suo amore, la sua vita miseramente finí.

 

Narratore

Lionora

Trama

Carlo da Rimini è un uomo malvagio e violento. Si innamora di Teodosia, che si è votata a Dio. Teodosia lo respinge, ma lui non si scoraggia. Un giorno irrompe in casa di lei. La giovane si rifugia in cucina. Carlo crede di prenderla con la forza, ma per miracolo invece della donna stringe pentole e casseruole con cui si sporca di nero. Quando esce, nero e irriconoscibile, viene scambiato per pazzo e malmenato dai suoi servi. Viene condotto davanti al pretore, che lo riconosce e capisce che è stata Teodosia a fargli questo. La fa cercare, ma la giovane si è rifugiata in monastero. Di lì a poco Carlo muore durante l'assedio di un castello.

Personaggi principali

Carlo da Rimini [forse Malatesta] (signore), Teodosia (donna), servo, governatore, madre

Ambientazione

Rimini (città), casa, convento, cucina

Datazione dell'ambientazione

1480 - 1508 - Passato prossimo

Generi

biografia, esempio

Prologo

"E perché oggi mai s'appressava la mezza notte, la Signora ordinò che Lionora alla sua favola desse cominciamento".

Epilogo

Lionora espone il suo enigma:
Una cosa son io polita e bella
e di molta bianchezza ancor non manco;
ora la madre or la figlia mi flagella,
e pur copro d'ognun le spalle e 'l fianco.
Venni da quella madre che s'appella
dell'altre madre, né giamai mi stanco;
adoprami chi vuol; poscia invecchiata
io son da l'uomo pista e mal trattata.
Lionora risolve l'enigma: è la tela.

Sezioni poetiche

Forma incipitMetricaNote
Una cosa son io polita e bellaottavaABABABCC

Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio

DBI: Pirovano D., "Straparola, Giovanni Francesco", vol. 94 (2019)

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1551

Luogo di produzione: Venezia

Lingua: volgare

Temi:

giustizia, punizione, miracolo, incontinenza, lussuria, virtù, fede, onore, pudicizia, relazione gerarchica signore/sottoposto, corteggiamento, eros

A cura di: Sandra Carapezza