Novella di pre' Papiro Schizza
Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro IX 4
Rubrica
Pre’ Papiro Schizza presumendosi molto sapere è d’ignoranzia pieno e con la sua ignoranzia beffa il figliuolo d’un contadino, il quale per vendicarsi gli abbrusciò la casa e quello che dentro si trovava.
Incipit
Se noi, piacevoli donne, volessimo con quella diligenzia che si conviene, prudentemente cercare quanto grande sia il numero di sciocchi e d’ignoranti, con assai agevolezza trovaressimo essere innumerabile.
Explicit
E così pre’ Papiro nudo di beni temporali nella sua ignoranza rimase, e Pirino della ricevuta ingiuria gravemente vendicato, lasciata la cura de’ porci, meglio che puoté a Padova ritornò, dove diede opera all’incominciato studio, e famosissimo uomo divenne.
Narratore
Vicenza
Trama
L’ignoranza è un vizio pessimo perché da lei ne nascono altri, come la superbia. La favola mostra la fine di un ignorante. La favola è formata da due storie, accomunate dallo stesso protagonista: il prete Papiro Schizza, ignorante e superbo. Nel giorno di San Macario il vescovo comanda una processione solenne, in cui tutti i religiosi devono presentarsi “cappis et coctis”. Papiro, non capendo il significato dell’espressione, porta al vescovo dei capponi cotti. Il vescovo lo ringrazia dicendogli “mille gratis”; Papiro capisce che gli sono state richieste mille fascine di legna (in latino ‘cratis’) e si scusa, chiedendo di poterne dare cinquecento. Il vescovo riceve dunque questo omaggio inatteso. Il contadino Gianotto manda il figlio Pirino a studiare a Padova. Quando il giovane torna in visita, il padre fa un banchetto a cui invita anche Papiro, per mostrare la dottrina appresa dal figlio. Gianotto invita Papiro a esaminare Pirino. Papiro quindi chiede a Pirino la traduzione latina di varie parole. Il giovane risponde sempre correttamente ma Papiro lo smentisce, inventando per ciascun termine il nome latino e motivando in modo faceto la sua soluzione. ‘Prete’ si direbbe ‘prestule’ perché il prete viene chiamato di corsa per le estreme unzioni; il letto sarebbe ‘reposorium’, perché serve per riposare; la tavola ‘gaudium’ perché il banchetto è felice, la gatta ‘saltagraffa’; il fuoco ‘carniscoculum’, perché cuoce la carne; l’acqua ‘abuntantia’ perché non manca mai; le ricchezze ‘sostantia’. Nonostante Pirino sappia bene il latino, Papiro convince Gianotto che il giovane non ha imparato nulla e dunque la spesa per i suoi studi è vana. Pirino quindi da studente è fatto guardiano di porci e medita vendetta. Un giorno lega della stoppa alla coda di una gatta e le dà fuoco; la gatta corre nella casa di Papiro, che si incendia. Pirino quindi grida un avvertimento in latino al prete, in cui inserisce tutte le parole che egli ha inventato durante il banchetto a casa del padre. Papiro non capisce e quindi si alza troppo tardi per impedire al fuoco di distruggere tutto e si salva a stento. Pirino torna a studiare e diviene un uomo dotto.
Personaggi principali
Papiro Schizza (prete), vescovo, Gianotto (contadino), Perino (studente)
Ambientazione
Brescia (città), casa, chiesa
Datazione dell'ambientazione
Passato prossimo
Generi
facezia, novella comica
Prologo
Vicenza comincia a raccontare.
Epilogo
Vicenza propone il suo enigma:
Morto son com’ognun conosce e crede;
e alma e spirto tengo, e mi lamento,
guarda che dura sorte il ciel mi diede!
ché quando alcun mi buffa, nulla sento.
Chi mi dà delle mani, chi del piede,
chi qua, chi là mi spinge in un momento.
O dura sorte, error non ho comesso,
e ognun mi scaccia qual nemico espresso.
Vicenza scioglie l’enigma dicendo che si intende la palla.
Sezioni poetiche
| Forma incipit | Metrica | Note |
|---|---|---|
| Morto son com’ognun conosce e crede; | ottava | ABABABCC |
Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553
Luogo di produzione: Venezia
Lingua: volgareTemi:
conflitti città/campagna, beffa, punizione, astuzia, retorica
A cura di: Sandra Carapezza