Novella del frate nel pagliaio

Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro XIII 11

Rubrica

Un povero fratuncello si parte da Collogna per andarsene a Ferrara e sopragiunto dalla notte se nasconde in una casa dove gli sopravenne un timoroso caso.

Incipit

La paura, amorevoli donne, alle volte nasce da troppo ardir e alle volte dall’animo pusillanime, il quale doverebbe temere solamente quelle cose ch’hanno potenza di far ad altrui male, non quelle che non sono da temere.

Explicit

E avenga che ‘l prete lo pregasse che di ritorno volesse andar ad alloggiare con esso lui, percioché egli voleva che alla donna tutto il fatto raccontasse, non però vi venne, ma avuta la risposta in sonno per altra via al suo monasterio fece ritorno.

 

Narratore

Benedetto Trivigiano

Trama

Un frate va da Colonia Veneta a Ferrara. Giunge la sera e egli si trova in un posto isolato; per paura dei predoni o di altri pericoli della notte si rifugia in un pagliaio. Mentre è lì vede arrivare un giovane con una spada e uno scudo. Poco dopo arriva una donna e i due si mettono a amoreggiare. Il frate si sporge per vedere e precipita addosso alla coppia, spaventandola. I due scappano per timore di un fantasma; più tardi l’uomo torna a prendere le armi che aveva lasciato lì nella fuga. L’uomo è un prete. Il frate al mattino lascia il pagliaio e va alla chiesa. Lì c’è il prete della notte prima che lo impiega come chierichetto per dire messa. Poi lo riconosce. Lo invita a ripassare di lì al ritorno, ma il frate non lo fa.

Personaggi principali

frate, prete, donna

Ambientazione

Colonia Veneta (villaggio), Ferrara (città), chiesa, fienile

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Generi

novella comica

Prologo

La Signora chiede al Trivigiano di raccontare la sua favola.

Epilogo

La favola è lodata. Il Trivigiano dice il suo enigma:
Un palmo e più lo toglio e non in vano
ed ei col cul nel grembo mio si siede;
io l’accareccio e lo meno per mano
e do diletto a chi l’ascolta e vede.
Donne amorose, non vi paia strano,
perché ‘l mistier fo con misura a fede
e molto mi contenta il dolce suono,
lo tengo duro fin che ‘l mi sa buono.
Il Trivigiano precisa che non vuole essere tacciato di disonestà, per l’apparente significato del suo enigma, il quale invece intende liuto. Tutti lo lodano. La Signora impone a Isabella la favola seguente.

Sezioni poetiche

Forma incipitMetricaNote
Un palmo e più lo toglio e non in vanoottavaABABABCC

Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553

Luogo di produzione: Venezia

Lingua: volgare

Temi:

scambio di persona, viaggio, incontinenza, lussuria, relazione gerarchica abate/frati

A cura di: Sandra Carapezza