Novella dei fiorentini e bergamaschi
Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro IX 5
Rubrica
I firentini e i bergamaschi conducono i lor dottori ad una disputa, ed e’ bergamaschi con una sua astuzia confondeno i firentini.
Incipit
Quantunque, graziose donne, grandissima sia la disaguaglianza tra gli uomini saputi e litterati e quelli che sono materiali e grossi, nondimeno alle volte s’hanno veduti gli sapienti esser superati da gli uomini illiterati.
Explicit
E da quell’ora in qua i bergamaschi ebbero un privilegio dall’imperatore, di poter sicuramente andar per tutte le parti del mondo senza impedimento alcuno.
Narratore
Ferier Beltramo
Trama
Tra un gruppo di fiorentini e un gruppo di bergamaschi nasce una contesa su chi sia più dotto. Le due parti si accordano per farne prova, in una data fissata. Si sceglie a sorte che la prova sarà fatta a Bergamo. Il giorno fissato i bergamaschi radunano gli uomini più sapienti e li mettono insieme ai lavoratori comuni nella zona che precede l’ingresso alla città. I fiorentini, avvicinandosi a Bergamo domandano ai contadini quanto disti la città e ottengono una risposta in latino. Si stupiscono che la gente comune parli latino e viene detto loro che i dotti della città hanno insegnato il latino a tutti. La scena si ripete più volte, anche con una finta fantesca che serve loro il pranzo (in realtà una monaca assai sapiente). Dopo queste esperienze i fiorentini non entrano neppure in città, perché pensano che se la città di fuori è tanto colta, i sapienti che abitano all’interno devono esserlo in modo eccezionale.
Personaggi principali
bergamasco, fiorentino, dottore, contadino, suora, mercante
Ambientazione
Firenze (città), Bergamo (città)
Datazione dell'ambientazione
1230 - Passato prossimo
Generi
facezia, novella comica
Prologo
Fiordiana, a cui tocca raccontare, domanda a Ferrier Beltramo di narrare al suo posto. L’uomo, dopo qualche protesta, accetta.
Epilogo
La Signora non gradisce che sia rida dei letterati fiorentini, tra cui ha molti amici. Impone al Ferier di dire l’enigma, ma l’uomo incarica Fiordiana, la quale dice così:
Non so qual mia disgrazia o ria sciagura
spesso m’induca a sì malvaggio porto,
che di maschio ch’io son, cangio natura,
e di vil feminella il nome porto.
Di punzoni e di busse fuor misura
ognun mi carca sì ch’al fin son scorto;
ma peggio ancor m’avien, ch’a tempo e loco,
per la vita d’altrui patisco il foco.
La Signora comanda a Fiordiana di spiegare l’enigma. È il frumento, che ha nome maschile, poi femminile (come farina) e poi ancora maschile, come pane.
La compagnia si scioglie.
Sezioni poetiche
| Forma incipit | Metrica | Note |
|---|---|---|
| Non so qual mia disgrazia o ria sciagura | ottava | ABABABCC |
Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553
Luogo di produzione: Venezia
Lingua: volgareTemi:
conflitti tra città, gara, travestimento, astuzia, retorica
A cura di: Sandra Carapezza