Novella di Fortunio e la mosca

Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro XIII 4

Rubrica

Fortunio servo, volendo amazzare una mosca, uccise il suo patrone e dall’omicidio con una piacevolezza fu liberato.

Incipit

Io più volte ho udito dire, prestantissimi signori miei, che gli peccati che non si commettono coll’animo non sono così gravi come se volontariamente si commettessero, e da qua procede che si perdona alla rusticità, alli fanciulli e ad altre simili persone, le quali non peccano sì gravemente come peccano quelle che sanno.

Explicit

Il rettore veduto il caso giudicò il servo di buona fede e come innocente l’assolse, né mai si seppe del patrone cosa alcuna, e la donna con la macchia delle corna rimase.

 

Narratore

Veronica di Sant'Orbat

Trama

Uno speziale riposa nella sua bottega, mentre il servo, che ha nome Fortunio, gli scaccia le mosche d’intorno. Una mosca è tanto assillante da ossessionare il servo, di per sé sciocco. Quando la mosca si posa sulla testa calva del padrone, Fortunio la colpisce con un pestello di bronzo, uccidendo il padrone. Lo seppellisce nell’orto e poi cala un becco nel fondo del pozzo. La sera la moglie, non vedendo rincasare il marito, accusa il servo della sua scomparsa. Il servo è condotto dal rettore della città ma non confessa nulla, fino a quando rivela di avere sentito il rumore di qualcosa di pesante che cadeva nel pozzo. Si offre di andare a controllare. Alla presenza del rettore, della moglie e della gente del posto si cala nel pozzo. Da lì chiede alla moglie se il padrone avesse le corna, dato che nel fondo del pozzo si trova un becco. Il rettore giudica il servo innocente e lo lascia andare. La donna rimane vergognosa.

Personaggi principali

Fortunio (servo), speziale, moglie, giudice, vicino

Ambientazione

Ferrara (città), bottega, tribunale, pozzo

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Generi

novella comica

Prologo

La narratrice comincia con una breve rubrica della novella.

Epilogo

Tutti ridono della favola. La signora Veronica propone il suo enigma:
Vivo col capo in sabbia sotterato
e sto giocondo e senza alcun pensiero;
giovane son, n’appena fui ben nato
che tutto bianco, anzi canuto io ero.
La coda ho verde e poco apprecciato
son dal popolo grande, ricco, altero;
caro sol m’ha la gente vil e bassa,
ché mia bontà fra gran signor non passa.
Molti indovinano l’enigma, la ne lasciano la soluzione alla signora Veronica: il porro.
La Signora impone a Bernardo Capello di raccontare la sua favola.

Sezioni poetiche

Forma incipitMetricaNote
Vivo col capo in sabbia sotteratoottavaABABABCC

Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553

Luogo di produzione: Venezia

Lingua: volgare

Temi:

legge, stupidità, astuzia, retorica, relazione gerarchica signore/domestico, matrimonio

A cura di: Sandra Carapezza