Novella del medico dei pazzi

Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro XIII 1

Rubrica

Maestro Gasparino medico con la sua virtù sanava i pazzi

Incipit

Grave è il carico che mi ha dato la Signora in raccontar favole, percioché è più tosto ufficio di donna che di uomo, ma poscia che così è il desiderio suo e di questa orrevole e degna compagnia, sforcerommi, se non in tutto, almeno in qualche particella sodisfare all’intento vostro.

Explicit

“Fuggi” gridava “fuggi, pazzo che sei! tu spendi cinquanta ducati all’anno per guadagnarne duo, oltre che non hai detto il tempo che vi consumi. Fuggi, per Dio, fuggi! ché se ’l maestro ti trova qui, mi dubito che ti porrà in una laguna dove senza dubbio sommerso e quasi morto rimarrai. Imperoché io che sono pazzo giudico che sei più stolto di quelli che sono stoltissimi”.

 

Narratore

Giambattista Casali

Trama

Un gentiluomo inglese fa studiare il figlio a Padova, ma questi invece di imparare si dà a una vita di sperpero. Tornato a casa, quando è evidente che non ha fatto progressi il padre gli dà la sua parte di beni e lo congeda. Il giovane, Gasparino, va in una selva, vi fa costruire un bel palazzo con tre bacini di acqua a altezza diversa e lo usa come clinica per pazzi. Un giorno passa di lì un cacciatore con lo sparviero e i cani. I pazzi gli domandano che cosa faccia, quanto gli costino i cani e lo sparviero e infine quanto costino al mercato le quaglie. Fatti rapidamente i conti e constatata la perdita economica del cacciatore gli gridano di andarsene prima che il signore del palazzo lo ricoveri come pazzo, perché è evidente che questa caccia è una follia.

Personaggi principali

gentiluomo, Gasparino (figlio), Gasparino (medico), pazzo, cacciatore

Ambientazione

Padova (città), Inghilterra (nazione), bosco

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Generi

facezia

Prologo

È l’ultima sera di carnevale perciò la Signora propone che tutti quanti (non sole le damigelle) raccontino una favola, che dovrà essere breve. Comincerà l’ambasciatore Giambattista Casali, per il suo grado più alto.
Trivigiano e Molino intonano “Donna quanta bellezza e leggiadria”. L'ambasciatore Giambattista Casali inizia la favola, dopo avere debolmente protestato la propria inadeguatezza.

Epilogo

La favola è molto approvata, perché si concorda sulla follia del cacciatore. L’ambasciatore espone il suo enigma:
Udito avete mai simil novella,
un animal trovarsi in Orïente
molto inonesto e ama la donzella
e nel suo grembo posa dolcemente?
Non è leone e pur leon s’appella,
e in le sue braccia di morir consente.
Egli è cornuto e già d’amor sì pieno
che piangendo disfanta ogni veleno.
L’enigma piace molto; le damigelle lo intendono ma non lo rivelano. L’ambasciatore spiega che si tratta del leocorno.

Sezioni poetiche

Forma incipitMetricaNote
Udito avete mai simil novella,ottavaABABABCC

Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553

Luogo di produzione: Venezia

Lingua: volgare

Temi:

guarigione, malattia, follia, stupidità, retorica, relazione genitori/figli

A cura di: Sandra Carapezza