Novella del buffone e di Vitello
Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro XI 4
Rubrica
Un boffone con una burla inganna un gentiluomo; egli per questo è messo in prigione, e con un’altra burla è liberato dallo carcere.
Incipit
È uno detto communamente comendato, che i buffoni molte volte piaceno, ma non sempre.
Explicit
E però meritamente diceva quel famosissimo filosofo Diogene, che più tosto ischifare debbiamo la invidia de gli amici che l’insidie de’ nemici, perché quelle sono un male aperto e questa è nascosa; ma è molto più potente l’inganno che non si teme.
Narratore
Isabella
Trama
La favola comincia con un elogio di tutte le eccezionali virtù di Ettore Dreseni, nobiluomo di Vicenza. Un giorno un gentiluomo manda a Ettore un quarto di vitello in dono, attraverso un suo servitore. Il servitore trova all’ingresso del palazzo di Ettore un buffone che si incarica di riferire a Ettore del dono. Entra e si intrattiene come di consueto, senza menzionare il dono. Uscito, riferisce al servitore che il signore ringrazia il suo padrone e lo incarica di consegnare il quarto di vitello presso un gentiluomo da cui lo stesso buffone lo scorterà. Il buffone porta a casa sua, dal fratello la carne. Qualche tempo dopo il gentiluomo che aveva fatto il dono interroga Ettore sulla sua qualità, ma Ettore è ignaro della cosa. Tramite il servitore indovinano il responsabile. Il buffone è così condotto in carcere, dove c’è una guardia di nome Vitello. Il buffone consegna a questa guardia una lettera per Ettore in cui egli domanda scusa per avergli sottratto il quarto di vitello e afferma di donargli in cambio un vitello intero. Letta la lettera, Ettore ordina ai servi di squartare il vitello. Vitello, la guardia, udito ciò si difende con le armi. Capita la burla, Ettore ne ride e fa liberare il buffone.
Personaggi principali
buffone, Ettore Dreseni (nobile), gentiluomo, Vitello (guardia), servitore
Ambientazione
Vicenza (città), casa
Datazione dell'ambientazione
Passato prossimo
Generi
facezia, novella comica
Prologo
Isabella dà inizio alla sua favola, commentando che non sempre i buffoni risultano piacevoli.
Epilogo
Isabella propone il suo enigma:
Due siam in nome e sol una in presenza,
fatte con arte e fornite con guai.
Fra donne conversian senza avertenza,
ma siam maggior fra gente rozze assai,
e infiniti non posson far senza
nostro valor, né si dogliamo mai,
e consumate per l’altrui lavoro,
guardate non siam più d’alcun di loro.
Sono le forbici.
Sezioni poetiche
| Forma incipit | Metrica | Note |
|---|---|---|
| Due siam in nome e sol una in presenza, | ottava | ABABABCC |
Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553
Luogo di produzione: Venezia
Lingua: volgareTemi:
furto, beffa, arricchimento, fortuna, scambio di persona, astuzia, retorica, relazione gerarchica signore/sottoposto
A cura di: Sandra Carapezza