Novella di Dionigi e il mago Lattanzio
Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro VIII 4
Rubrica
Maestro Lattanzio sarto ammaestra Dionigi suo scolare ed egli poco impara l’arte che gli insegna, ma ben quella che ‘l sarto teneva ascosa. Nasce odio tra loro e finalmente Dionigi lo divora, e Violante figliuola del re per moglie prende.
Incipit
Varii sono i giudici degli uomini e varie le volontà, e ciascaduno, come dice il savio, nel suo senso abbonda.
Explicit
Il che vedendo il re, stupefatto rimase e Dionigi, ritornato nella propria forma, narrò al re il tutto, e di consentimento suo prese Violante per sua legittima moglie, con la quale visse lungo tempo in tranquilla e gloriosa pace; e di Dionigi il padre di povero grandissimo ricco divenne, e Lattanzio d’invidia e odio pieno ucciso rimase.
Narratore
Alteria
Trama
Dionigi, giovinetto messinese, è di famiglia molto povera. Viene messo a bottega dal sarto Lattanzio, il quale di nascosto esercita le arti magiche. Inizialmente Dionigi è un bravo garzone, ma appena scopre le pratiche segrete del maestro prende a interessarsi solo di quelle, trascurando il lavoro di sarto. Lattanzio vuole riportarlo al padre, ma il padre lo implora di tenerlo con sé. La situazione non migliora: Dionigi sembra incapace di imparare il mestiere di sarto e sembra tanto ottuso che Lattanzio non si prende più la briga di nascondere le sue arti magiche, convinto dell’inettitudine del garzone. Dionigi in questo modo impara perfettamente la magia, mentre viene messo a fare i mestieri più umili in bottega. Il padre, vedendo che il figlio non fa il garzone ma lavori meno qualificati lo riporta a casa e si lamenta con lui delle spese sostenute fino a quel momento per fargli imparare un mestiere. Dionigi lo conforta e gli promette di renderlo molto ricco. Si trasformerà in cavallo cosicché il padre lo porti al mercato e lo venda, tenendo le briglie. Più tardi egli tornerà a casa. Il padre porta Dionigi trasformato in cavallo al mercato, dove passa per caso Lattanzio che lo riconosce e lo compra, persuadendo il padre a vendergli anche le briglie. Dionigi finisce così nella stalla di Lattanzio e viene duramente percosso. Le figlie di Lattanzio hanno compassione per quel cavallo trattato così duramente e, in assenza del padre, lo portano al fiume. Qui Dionigi si trasforma in pesce (squalo) e fugge nell’acqua. Al ritorno Lattanzio apprende che cosa è accaduto; va al fiume e si trasforma in tonno per inseguire Dionigi, il quale si avvicina alla riva e si trasforma in un anello nel cestino della damigella della figlia del re, che si trova in riva al fiume a raccogliere pietre. La figlia del re, Violante, apprezza l’anello trovato dalla damigella e lo porta nella sua camera. La notte Dionigi torna nelle sue sembianze di giovane e si mostra a Violante, guadagnandone l’amore. Un giorno il re si ammala; Lattanzio riesce a guarirlo e chiede in premio l’anello. Violante rifiuta di darlo. Parla con Dionigi, il quale la persuade a dare l’anello, scagliandolo contro il muro. Costretta dal padre, Violante cede controvoglia il gioiello ma non lo mette in mano a Lattanzio, bensì lo getta come le è stato detto. L’anello si trasforma in un melograno i cui chicchi si spargono intorno. Lattanzio si trasforma in gallo per beccare i chicchi; uno di essi però sfugge e si trasforma in volpe che divora il gallo. Dionigi allora spiega tutto al re e il re concede che egli sposi Violante.
Personaggi principali
Dionigi (garzone), Lattanzio (mago), padre, figlio, re, Violante (principe)
Ambientazione
Messina (città), bottega, mercato, stalla, fiume, castello, camera
Datazione dell'ambientazione
---
Generi
fiaba
Prologo
La Signora invita Alteria a raccontare la sua favola.
Epilogo
La favola è apprezzata dalla compagnia. Alteria propone il suo enigma:
L’amante mio, che troppo m’ama e prezza
con diletto or mi stringe e or mi tocca,
ora mi bascia e ora m’accarezza,
e or la lingua sua mi mette in bocca.
Dal menar nasce poscia una dolcezza
così soave che l’alma trabocca.
E forza è trarlo per sciugarlo fuore:
dite, donne, se ciò è quel fin d’amore.
Arianna risolve l’enigma di Alteria, che aveva risolto quello proposto da lei poco prima. Si tratta del trombone.
Sezioni poetiche
| Forma incipit | Metrica | Note |
|---|---|---|
| L’amante mio, che troppo m’ama e prezza | ottava | ABABABCC |
Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553
Luogo di produzione: Venezia
Lingua: volgareTemi:
sfida, premio, punizione, buona fortuna, magia, crudeltà, invidia, superbia, astuzia, curiosità, destrezza, gratitudine all'interno di relazioni gerarchiche, relazione gerarchica re/suddito, relazione genitori/figli, amore, corteggiamento, matrimonio
A cura di: Sandra Carapezza