Novella di Piero Velutaio

Novella appartenente a: Novelle porretane - Porretane 41

Rubrica

Maestro Piero Velutaio, zeloso della moglie, crede esser morto per esserli dato a intendere, e per questo è posto in una botte; poi cavato fuori è concio da morto. Alfin resuscita e della gelosia resta liberato.

Incipit

Magnifico conte e vui generosa compagnia, le vostre Excellenzie debbeno sapere che li Dorii [...], avendose alevato cum laudevoli costumi in casa una bella e modesta giovene, la maritarono a uno maestro da velluti, nominato maestro Piero Velutaio [...].

Explicit

De qual benigno parlare essendo cum dolceza rengraziato, in questa guisa lietamente incominciò.

 

Narratore

Piero dal Fiesco

Trama

I Doria danno in sposa una loro giovane a Piero Velutaio. L'uomo è geloso a tal punto della donna, invero onesta, da arrivare a percuoterla. Passano così tre anni senza che la situazione migliori e anzi Piero finisce per lamentarsi con i parenti della moglie. Per il carnevale torna a Genova dallo studio di Bologna, dove è scolaro, Onorio, anch'egli della famiglia Doria, e viene a conoscenza della vicenda. Si incarica quindi di risolverla. Per prima cosa si accorda con gli amici e con la moglie di Piero. All'uomo viene poi fatta ingerire una sostanza capace di confonderlo e di alterarne le percezioni . Piero torna a casa stordito e vi trova la moglie con altre donne vestite a lutto. Alla sua vista tutte (d'accordo con Onorio) si mostrano spaventate e danno a credere all'uomo che egli sia in realtà morto e di essere di conseguenza alla presenza del suo fantasma. Una scena analoga si ripete con due becchini che giurano di averlo seppellito, con un amico e con il medico Andrea Victorio da Faenza al quale Piero prova a rivolgersi per ottenere aiuto. Rientrando nuovamente a fatica a casa l'uomo torva ora la moglie attorniata da frati (in realtà Onorio e i suoi amici travestiti) che benedicono l'abitazione. Piero, respinto dalla moglie, s'infuria e i frati, recitando orazioni contro la gelosia lo malmenano e, somministratogli con l'inganno un sonnifero, lo rinchiudono in una botte che viene fatta rotolare fino a quando non si addormenta. L'uomo viene allora denudato e steso come morto con una croce sul petto. Al suo risveglio la moglie grida al miracolo e ringrazia Dio per averle restituito il marito defunto. Onorio (sempre mascherato da frate) sprona dunque Piero a confessarsi e, quando questi ammette la sua smodata gelosia, gli intima di abbandonarla se non vorrà incorrere nei tormenti infernali. Piero giura in effetti che durante la sua esperienza di morte (la visione sarà in verità effetto delle droghe) dei diavoli vestiti di pelle d'asino l'hanno torturato e rinchiuso in una botte rimproverandogli la sua condotta di geloso. Finalmente, l'uomo si ravvede e, ripresosi dall'accaduto, onorerà sempre la moglie.

Personaggi principali

Piero Velutaio (-), moglie, Onorio (studente), amico, donna, becchino, Andrea Victorio Da Faenza (medico), frate

Ambientazione

Genova (città)

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Epilogo

Il narratore sprona i membri della brigata che ne fossero affetti a vincere la propria gelosia, pena una sorte analoga a quella toccata nella botte a Piero Velutaio e non migliore di quella di don Giovanni da Castello san Piero della novella 37. Seppure giudicata un poco lunga, la novella suscita molte risa nella brigata, che loda la condotta di Onorio e conclude che la gelosia sia estranea agli uomini gagliardi e a i guerrieri. Prende quindi la parola Agnolo Malavolta da Siena e introduce un'altra novella che ha al centro le virtù degli scolari come Onorio.

Autore: Giovanni Sabadino degli Arienti

DBI: Ghinassi G., "degli Arienti, Giovanni Sabadino", vol. 4 (1962)

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1470 - 1492 ca.

Luogo di produzione: Bologna

Lingua: volgare

Temi:

beffa, travestimento, formazione, morte apparente, miracolo, malattia, gelosia, matrimonio

A cura di: Michel Cattaneo