Novella di Gabriele di Roscuni
Novella appartenente a: Novelle porretane - Porretane 57
Rubrica
Gabriele di Roscuni da Como, avendo in gioco e lascivie consumato el suo, se dole de la fortuna; e a suo conforto gli è decto abia pacienzia, perché sono effecti de stelle: a le quale per dispecto mostrando el tondo, inopinatamente e cum aqua fredda è tutto bagnato. Dove poi, essendo molti anni stato fuori de la patria incognito, cum pietà e onore da li suoi è recolto e optimo astronomo diventa.
Incipit
Credo, amplissimo conte, unico signor e singular benefactore mio, spectatissimi gentilomini e vui pudicissime e generose donne, debiate avere inteso che la fa miglia de Roscuni [...] sia de presente la più chiara e la più illustre de Commo [...].
Explicit
E in questa forma cum dolce umanità dixe.
Narratore
Zoanne Baptista Refrigerio
Trama
Gabriele di Roscuni, rampollo di una delle più nobili famiglie di Como, quella dei conti di Bellinzona, cresce lasciandosi andare ai vizi e in particolare al gioco. Ciò non gli impedisce di prendere in sposa la virtuosa Elisa e di avere con lei cinque figli maschi e tre femmine. Alla morte del padre Francuzzo, Gabriele ne eredita le ricchezze, ma persevera nel gioco. A nulla valgono gli ammonimenti della moglie, dei parenti e le lettere di richiamo che riceve addirittura dal suo signore, Filippo Maria Visconti, duca di Milano. Gabriele finisce in breve tempo per dilapidare il suo patrimonio. Decide così di allontanarsi da casa e dalla famiglia. Portatosi a Roma, vi trascorre molti anni in solitudine scrivendo libri sotto compenso. Con l'avanzare dell'età Gabriele ritiene più prudente mettersi al servizio di un padrone. Dopo varie peregrinazioni raggiunge Bologna. Qui viene accolto come famiglio presso Giovanni Battista Refrigerio, che ignora la sua identità. Accade però che, nottetempo, Refrigerio senta Gabriele lamentarsi per la sua sorte, invocando i nomi di nobili avi. Refrigerio, sospettando a questo punto che Gabriele abbia natali illustri, interroga il saggio e anziano amico Cola di Bentivogli. Questi non sa fare luce sul lignaggio di Gabriele, ma consiglia a Refrigerio di dolersi con lui della propria fortuna o di narrargli dei destini avversi degli antichi, di modo che anche il servo possa aprirsi e rivelare la sua vicenda. E' quanto avviene. Refrigerio spiega allora a Gabriele come la sua triste vicenda dipenda dalle stelle; tuttavia è certo che la rettitudine degli ultimi anni sarà ricompensata dal cielo. Da parte sua Gabriele, medita invece di vendicarsi degli astri calandosi le brache sotto le stelle. Quando il cielo limpido glielo consente Gabriele riceve tuttavia per errore una secchiata d'acqua sporca e fredda da una serva di Refrigerio, il quale, pur non trattenendo le risa, soccorre prontamente l'uomo. Tempo dopo capita a Refrigerio di incontrare presso la libreria di San Domenico il predicatore Hieronimo da Bellenzona, cui racconta la storia del suo conterraneo Gabriele. Hieronimo indica immediatamente a Refrigerio due giovani lì presenti: si tratta di due dei figli di Gabriele che hanno preso i voti. Si scopre dunque che Elisa e i figli hanno riassestato il patrimonio di famiglia e sono pronti a ricongiungersi con Gabriele, cosa che avviene con grandi feste. Ritornato infine a Como Gabriele si dedica allo studio dell'astrologia divenendone un sommo esperto.
Personaggi principali
Gabriele di Roscuni (gentiluomo), Elisa (gentildonna), Francuzzo di Roscuni (padre), Filippo Maria Visconti (signore), Zoanne Baptista Refrigerio (-), Cola di Bentivogli (-), Marta (servo), Hieronimo da Bellinzona (frate), figlio
Ambientazione
Como (città), Roma (città), Bologna (città), San Domenico (convento)
Datazione dell'ambientazione
Passato prossimo
Generi
cronaca
Epilogo
La novella e il narratore suscitano risate e apprezzamento nella brigata, che conclude come effettivamente i fati e la fortuna giochino un ruolo fondamentale nel mondo. La sentenza non trova però d'accordo Bonaventura di Paliotti, che introduce una novella per chiarire il suo punto di vista.
Sezioni poetiche
| Forma incipit | Metrica | Note |
|---|---|---|
| Senza favor de ciel invan s'aspira | Sonetto |
Autore: Giovanni Sabadino degli Arienti
DBI: Ghinassi G., "degli Arienti, Giovanni Sabadino", vol. 4 (1962)
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1470 - 1492 ca.
Luogo di produzione: Bologna
Lingua: volgareTemi:
impoverimento, scambio di persona, premio, cattiva fortuna
A cura di: Michel Cattaneo