Novella di Antonio de’ Torelli

Novella appartenente a: Novelle - Cademosto 4

Rubrica

Antonio di Beccaria paveso, mentre che vive, lascia per testamento tutto il suo a tre suoi figliuoli, et compartisce loro tutta la roba ugualmente, et che essi lo abbino a trattar bene; li quali non bene, ma male lo trattavano poi. Angelo suo compare gli dà duo mila ducali, che li mostri alli figliuoli, et che l’uno non sappia dell’altro, dicendo: cotesti danari voglio che siano tuoi dopo la mia morte. Da indi in poi lo trattarono da buon padre. Il fin fu poi tale che se ne può prendere molto piacere.

Incipit

Fu già, non è guari di tempo, in Pavia come che ancora alla memoria d’alcuni attempati si sovviene, un messer Antonio de’ Torelli che già all’ultima vecchiezza stava vicino.

Explicit

Però noi vecchi insensati dovemo star sopra di noi; che all’ultimo il merito che de’ nostri stenti et miserie per aggradire et arricchire nostri figliuoli et nepoti non ne riportiamo altro che ingratitudine in vita, et dopo lei ne vien fatto per le anime nostre del cul trombetta.

 

Trama

A Pavia l’anziano Antonio de’ Torelli decide di cedere i propri beni ai tre figli, facendoli ereditare ben prima della sua morte; in cambio chiede soltanto di essere trattato benevolmente fino alla fine dei suoi giorni. Lascia loro persino tutto il suo denaro, dividendo equamente i seimila ducati che conserva in un cassone. In pochi mesi però le promesse dei figli vengono smentite delle loro azioni; le nuore in particolare manifestano platealmente la loro insofferenza nel frequentare il suocero. Antonio si pente allora delle sue donazioni e si rivolge a un compare, al quale è legato da profonda amicizia, Angelo Beccaria, raccontandogli quanto i suoi figli siano ingrati. L’amico gli offre dunque un’astuta soluzione: gli presterà per due o tre giorni duemila ducati e Antonio, fingendo che siano suoi, dovrà prometterli segretamente in dono a ciascuno dei figli dopo la sua morte. In questo modo i tre lo tratteranno con benevolenza spinti dalla loro avidità, nella speranza di guadagnare il denaro. Antonio ringrazia l’amico e mette in atto il suo piano. Come previsto, i figli cominciano a trattare il padre con amorevolezza. Poco tempo dopo l’uomo si ammala e i tre lo accudiscono solertemente. Prima di morire Antonio decide di escogitare una divertente beffa: mette nel cassone, in cui teneva il proprio denaro, un sacchetto di sabbia sormontato da una mazza di legno accompagnata da un biglietto, che dice: “Chi per altrui si spodesta, gli sia dato di questa mazza sulla testa”. Dopo pochi giorni Antonio muore. I figli, Galeazzo, Marcantonio e Giulio, si precipitano subito al cassone contenente il denaro, ma non hanno le chiavi e si mettono a discutere aspramente su chi di loro debba prendere i duemila ducati, pretendendoli ciascuno per sé in base alla promessa segreta fatta dal padre. Alla fine decidono di spartirseli e aprono a forza il cassone, nel quale trovano il sacchetto di sabbia, con la mazza e il biglietto: rimangono così svergognati. Venuto a sapere della trovata dell’amico, Angelo ride con piacere dell’accaduto con tutti coloro che incontra.

Personaggi principali

Antonio de' Torelli (vecchio), Galeazzo (figlio), Marcantonio (figlio), Giulio (figlio), Angelo Beccaria (compare-comare)

Ambientazione

Pavia (città), casa di Antonio de' Torelli (casa), casa di Angelo Beccaria (casa)

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Generi

cronaca, esempio, novella comica

Epilogo

Il narratore si rivolge ai vecchi come lui, ammonendoli a stare attenti a cosa fanno con i loro beni: se arricchiscono figli e nipoti quando sono ancora in vita, ottengono solo ingratitudine; dopo la morte invece vengono del tutto ignorati.

Autore: Marco Cademosto

DBI: Pastore R., "Cademosto, Marco", vol. 16 (1973)

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1527 ca. - 1544 ca.

Luogo di produzione: Roma

Lingua: volgare

Temi:

beffa, vendetta, formazione, punizione, malattia, morte naturale, egoismo, cupidigia, ingegno, liberalità, com(p)are, amicizia maschile, relazione genitori/figli, ingratitudine all'interno di rapporti di parentela

A cura di: Flavia Palma