Novella di papa Sisto e Girolamo Riario
Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro XII 5
Rubrica
Sisto sommo pontefice con una parola solamente fece ricco un suo arlievo nominato Gerolomo.
Incipit
Sì belle e sì acute sono state le favole che hanno recitate queste nostre sorelle, che io dubito per la bassezza dell’ingegno mio mancar per via.
Explicit
E creatolo gentiluomo di Napoli, di Forlì e di altre molte città, essendo prima di bassa condizione, divenne chiaro e illustre a guisa di Tullo Ostilio e di David, i quali consumarono la puerizia loro in pascer le pecore e nella età più forte l’uno resse e raddoppiò l’impero romano, l’altro trionfò del regno de gli Ebrei.
Narratore
Isabella
Trama
Girolamo Riario, conterraneo di Francesco della Rovere, lo ha sempre servito con lealtà e devozione. Quando Francesco diviene papa, con il nome di Sisto IV, si mostra molto generoso verso tutti, ma non verso Girolamo, al quale domanda persino di rendere ragione del suo operato, quando egli prende congedo. Girolamo non protesta, ma sulla via verso Napoli, quando il cavallo orina in una pozza paragona questo gesto alle remunerazioni del papa, dirette a chi non le merita. Il famiglio, concluso il viaggio, torna dal papa e riferisce questa battuta. Il papa convoca Girolamo e, davanti a tutti i cardinali, gli chiede di scegliere tra due vasi, in premio per il suo servizio. Un vaso contiene molti preziosi, l’altro metallo senza valore. Girolamo sceglie e gli capita il vaso senza valore: è così provato che la mancata ricompensa non deriva da ingiustizia del papa, ma dalla sua cattiva sorte. Il papa lo invita a confessarsi e per espiazione gli comanda di recarsi da lui ogni giorno per un anno e dirgli un’avemaria all’orecchio. Ogni giorno quindi Girolamo accede alla camera segretissima del papa ed è visto parlargli nell’orecchio; si diffonde così la voce che egli sia molto potente e sia il vero consigliere del papa. Questa fama gli procura molte ricchezze. Dopo un anno Girolamo prende congedo, ricompensato con vari titoli.
Personaggi principali
Sisto IV (papa), Girolamo Riario (giovane), servitore
Ambientazione
papale (corte), Roma (città), Napoli (città), strada
Datazione dell'ambientazione
Generi
aneddoto storico
Prologo
La narratrice dice che la novella è stata scritta da Boccaccio e che ora la racconterà indegnamente.
Epilogo
Il Molino afferma che nonostante le proteste iniziali della narratrice la favola è stata molto bella. Isabella si schermisce e poi recita l’enigma:
Temo già fu, signor, ch’ora non è,
né quel ch’è ito ritrattar si può;
allor, quand’io non l’ebbi te ne diè
e or che l’aggio più non te ne do.
Duro ti fia assai pensar fra te,
chi son, chi fui, già l’ebbi e or non l’ho;
ma per la strada dimandando va
che quella te ne dia, ch’ora non l’ha.
Nessuno riesce a interpretare l’enigma, quindi Isabella spiega che è una donna che ha un amante, poi si sposa e non riconosce più l’amante.
La compagnia si scioglie perché si sta facendo giorno.
Sezioni poetiche
| Forma incipit | Metrica | Note |
|---|---|---|
| Temo già fu, signor, ch’ora non è, | ottava di endecasillabi tronchi | ABABABCC |
Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553
Luogo di produzione: Venezia
Lingua: volgareTemi:
arricchimento, fortuna, premio, cattiva fortuna, cortesia, lealtà, liberalità, gratitudine all'interno di relazioni gerarchiche, ingratitudine all'interno di relazioni gerarchiche, relazione gerarchica re/suddito, amicizia, amicizia maschile
A cura di: Sandra Carapezza