Novella di messer Simplicio
Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro primo - Piacevoli notti primo libro II 5
Rubrica
Messer Simplicio di Rossi s'innamora in Giliola, moglie di Ghirotto Scanferla contadino, e trovato dal marito in casa, vien sconciamente battuto e pisto, ed a casa se ne torna.
Incipit
Negare non si può, vezzose donne, che Amore per sua natura gentil non sia, ma rade volte ci concede glorioso e felice fine. Sí come avenne a messer Simplicio di Rossi innamorato, il quale, credendosi godere la persona da lui cotanto amata, si partí da lei carico di tante busse, quanto mai uomo potesse portare. Il che saravvi apertamente noto, se alla mia favola, che ora raccontarvi intendo, benigna audienza, si come è di costume vostro, presterete.
Explicit
E messer Simplicio cosí stranamente trattato mutò pensiero e alla moglie, che quasi in odio aveva, con maggior cura e amorevolezza attesse, odiando le altrui, acciò che piú non gli avenisse ciò che per lo adietro avenuto gli era.
Narratore
Vicenza
Trama
Messer Simplicio, cittadino padovano, si innamora di una contadina, Giliola, sposata con Ghirotto. Ogni giorno alla fonte risponde al saluto di lei, dicendo "Ticco". Giliola riferisce la strana risposta al marito; il marito capisce le intenzioni di Simplicio e fa in modo che la donna gli dia appuntamento a casa. Simplicio manda pietanze per un'ottima cena e si presenta a casa, pensando che Ghirotto sia lontano. Ghirotto torna all'improvviso; la moglie fa nascondere Simplicio in un sacco. Quando il marito arriva a casa dice di voler portare fuori i sacchi e spinge quello con Simplicio fuori dalla porta a colpi di bastone. Simplicio, bastonato, abbandona il suo amore per Giliola.
Personaggi principali
Simplicio di Rossi (uomo), Giliola (donna), Ghirotto Scanferla (contadino)
Ambientazione
Padova (città), pozzo, casa
Datazione dell'ambientazione
Passato prossimo
Generi
novella comica
Prologo
Vicenza, a cui tocca di raccontare, è sdegnata contro il Trivigiano per la novella appena raccontata da lui. Gli rimprovera di avere esteso il giudizio negativo a tutte le donne a causa dell'esperienza di una negativa. Intende perciò raccontare una novella che riabiliti le donne.
Epilogo
Le donne approvano la novella. Vincenza propone il suo enigma:
Mi vergogno di dir qual nome m'abbia
sì son aspra al toccar, rozza al vedere,
gran bocca ho senza denti o rosse labbia,
negro d'intorno e più presso al sedere;
l'ardor spesso mi mette entro tal rabbia,
che fammi gittar spuma a più potere.
Certo son cosa sol da vil fantesca
ch'ognuno a suo piacer dentro mi pesca.
La brigata ride, ma la Signora sgrida severamente Vicenza. Vicenza allora spiega che l'enigma significa la pentola. Dato che si è fatto tardi, la Signora licenzia la brigata e dà appuntamento all'indomani.
Sezioni poetiche
| Forma incipit | Metrica | Note |
|---|---|---|
| Mi vergogno di dir qual nome m'abbia | ottava | ABABABCC |
Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio
DBI: Pirovano D., "Straparola, Giovanni Francesco", vol. 94 (2019)
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1551
Luogo di produzione: Venezia
Lingua: volgareTemi:
beffa, vendetta, punizione, lussuria, superbia, onore, pudicizia, fedeltà in amore, matrimonio
A cura di: Sandra Carapezza