Novella di Bertuccio e il cadavere riscattato

Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro XI 2

Rubrica

Xenofonte notaio fa testamento e lascia a Bertuccio suo figliuolo ducanti trecento, di quai cento ne spende in un corpo morto e ducento nella redenzione di Tarquinia, figliuola di Crisippo re di Novara, la quale in fine prende per moglie.

Incipit

Dice il commune proverbio che per far bene non si perde mai.

Explicit

E così conchiudendo il fine col principio, per far bene non si perde mai.

 

Narratore

Lionora

Trama

Il notaio Xenofonte morendo lascia il suo patrimonio all’unico figlio, lo sciocco Bertuccio. Fino a quando il giovane non avrà compiuto trentacinque anni, i beni saranno amministrati dalla madre, che è però vincolata a dargli trecento ducati. Bertuccio domanda alla madre cento ducati e promette di farne buon uso. Vede un masnadiere che trascina un cadavere. Per ottanta ducati compra il cadavere e con i restanti fa dire messe per lui. La madre si lamenta perché non ha guadagnato nulla. Chiede gli altri soldi alla madre. Incontra due soldati che si contendono una fanciulla, Tarquinia. Dà loro i soldi, perché finiscano la lite. Porta a casa Tarquinia dalla madre, che non ne è felice. Tarquinia è la figlia del re. Il re la fa cercare e infine i suoi uomini la trovano in casa di Bertuccio. Lasciando la casa, Tarquinia promette a Bertuccio che lo sposerà e gli chiede per questo di presentarsi nel momento in cui il padre le farà scegliere lo sposo e alzare la mano. Quando arriva quel momento, Bertuccio si mette in strada con una cavalcatura macilenta e in povere vesti. Incontra un cavaliere a cui racconta tutto. Il cavaliere si propone di precederlo e farsi sposare; Bertuccio non gli fa resistenza e anzi gli augura la buona sorte. Il cavaliere, colpito dalla sua generosità, gli propone di scambiare il cavallo e le vesti, cosicché Bertuccio possa presentarsi decentemente al re. Al ritorno Bertuccio dovrà dargli la metà di quanto ha guadagnato. Bertuccio così elegante si presenta alla scelta del marito per Tarquinia, che lo riconosce. Il re, vedendolo di bell’aspetto e ricco, acconsente alle nozze. Bertuccio torna dal cavaliere e gli dà la metà dei beni, ma il cavaliere pretende anche la metà della donna. Bertuccio non vuole che la donna sia uccisa e è disposto a cederla. A questo punto, provata la bontà d’animo del giovane, il cavaliere si fa riconoscere come lo spirito di quel corpo che Bertuccio aveva riscattato dal masnadiere. Gli lascia tutti i beni e gli rivela che andrà in Paradiso.

Personaggi principali

madre, Bertuccio (giovane), Xenofonte (notaio), ladro, Crisippo (re), cavaliere, Tarquinia (principe), soldato

Ambientazione

Trino (castello), Piemonte (regione), campagna, strada, Novara (regno)

Datazione dell'ambientazione

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Generi

fiaba, racconto morale

Prologo

Lionora inizia la sua favola. La favola si apre e si chiude con l’assunto morale: fare il bene porta guadagno.

Epilogo

Lionora espone il suo enigma:
L’uno con l’altro merito si rende,
cosa ch’oggi più al mondo non si trova
perché la vira con morte contende,
altri si duole e non m’è cosa nuova.
Tal di servir altrui fastidio prende,
che non conosce e ‘n su la fin gli giova.
Stava la vita sopra un ramo e piano
acerba morte tolsegli di mano.
Lionora espone l’enigma: ai piedi di una fonte si trova un albero sul quale c’è un nido. Un giovane uccide con la spada una serpe che stava per aggredire gli uccellini. Quando il giovane vuole prendere l’acqua della fonte gli uccelli vi fanno i loro bisogni. Il giovane turbato dà l’acqua al cane, che muore dopo averla bevuta. Scopre così che gli uccelli gli hanno salvato la vita impedendogli di bere l’acqua avvelenata.
Tutti approvano l’interpretazione dell’enigma.

Sezioni poetiche

Forma incipitMetricaNote
L’uno con l’altro merito si rende,ottavaABABABCC