Novella di Pietro Rizzato e il tesoro
Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro XIII 13
Rubrica
Pietro Rizzato uomo prodigo impoverisse e trovato un tesoro diventa avaro.
Incipit
La prodigalità è un vizio che conduce l’uomo a peggio fine che l’avarizia, perioché il prodigo consuma il suo e quello d’altrui, e fatto povero non è ben veduto d’alcuno, anzi tutti lo fuggeno come persona insensata e stolta, e lo dileggiano prendendo gioco di lui, sì come intravenne a Pietro Rizzato, il quale per la sua prodigalità venne in grandissima miseria, indi trovato un tesoro diventò ricco e avaro.
Explicit
Allora gli sopradetti compagni e amici vedendo che non vi era allegrezza di cavar altro construtto da lui, si partirono.
Narratore
Vicenza
Trama
Pietro Rizzato, gentiluomo padovano, dilapida senza riguardo il suo patrimonio, per apparire prodigo. Si fanno due esempi: durante un viaggio sul fiume Brenta, usa le monete per lanciarle e farle rimbalzare sull’acqua come passatempo; per compiacere degli ospiti dà fuoco alle case dei suoi lavoratori. Con questo atteggiamento finisce con il diventare povero. Nessuno degli amici di un tempo lo soccorre e vive in estrema miseria. Un giorno vede per caso dell’oro. Lo prende e torna a vivere decorosamente, ma stavolta amministra con molta saggezza il patrimonio. Tornano gli amici, sperando di trovarlo prodigo come un tempo, ma egli non dà nulla e spiega che se vogliono diventare ricchi come lui devono prima sputare sangue, come è toccato a lui.
Personaggi principali
Pietro Rizzato (gentiluomo), amico
Ambientazione
Padova (città), Brenta (fiume), strada, campagna, casa
Datazione dell'ambientazione
Passato prossimo
Generi
novella comica
Prologo
La favola comincia con una rubrica che indica la morale: evitare la prodigalità.
Epilogo
La favola è molto apprezzata perché mostra che gli amici si provano nelle difficoltà. La signora ordina a Vicenza di dire il suo enigma:
Vorrei saper da voi, signor mio accorto,
qual cosa è questa mia, nato bisnato,
et positus in ligno dopo morto,
senza comar né prete batteggiato;
ha vita breve e spesso more a torto,
né forse mai commesse alcun peccato.
Piccioli, grandi, vecchi e iunioribus
sono buoni pro nobis peccatoribus.
Vicenza spiega che è l’uovo.
Sorge l’aurora del primo giorno di quaresima. La Signora afferma che da questo momento è opportuno non intrattenersi più in racconti e canti, ma badare alla salute delle anime. Tutti concordano e si ritirano.
Sezioni poetiche
| Forma incipit | Metrica | Note |
|---|---|---|
| Vorrei saper da voi, signor mio accorto, | ottava | ABABABCC |
Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553
Luogo di produzione: Venezia
Lingua: volgareTemi:
impoverimento, impoverimento passivo, formazione, cattiva fortuna, saggezza, amicizia, ingratitudine in amicizia, amicizia maschile
A cura di: Sandra Carapezza