Novella di messer Manfredo
Novella appartenente a: I Diporti - Diporti 13
Rubrica
Messer Manfredo per fortuna perdé due figliuoli, uno maschio e una femina; e doppo lungo tempo dalla femina fatto accorto d’uno scorno che il maschio far gli voleva, ambidui in uno istesso tempo ritrova e riconosce.
Incipit
Dico adunque che nel tempo che in Napoli regnavano quelle parti fra’ nobili così grandi, che pochi erano che nelle proprie case con grossa e armata compagnia si tenessero sicuri […], un gentiluomo di assai onorevole famiglia, addimandato Manfredo, il quale, ritrovandosi senza moglie con due figliuoletti, uno maschio e una femina, e ambi di tenerissima età, […] s’avisò non essere possibile, dimorando fra tanti omicidii e fra tante discordie, che egli giamai vita tranquilla menasse.
Explicit
Ebbe la disaventura di Manfredo così avventuroso e lieto fine.
Narratore
Il Barbaro [Daniel Barbaro]
Trama
A Napoli la violenza imperversa, per cui un gentiluomo, Manfredo, vedovo con due figli piccoli, un maschio e una femmina, decide di andarsene a Venezia. Durante il viaggio, la sua nave viene sorpresa da una tempesta. Manfredo si salva su una scialuppa, ma nella foga lascia i figli sulla nave, che va alla deriva. Convinto che i bambini siano morti, si trasferisce da solo a Venezia. Dopo 18 anni, non avendo eredi, per non lasciare ai nipoti dissoluti il suo patrimonio, decide di sposare la giovane figlia di Marco Sarafino, Laura, che è però innamorata di Costantino, trasferitosi da poco in città. Gli amanti decidono di fuggire la sera in cui deve essere celebrato il matrimonio, ma il loro piano viene scoperto da Marco. A casa di questi lavora una schiava, da lui comprata a Costantinopoli, che tutti credono un maschio per i suoi abiti. La donna, avendo sentito della terribile punizione che il padrone vuole infliggere ai giovani, si reca da Manfredo e gli confida quanto sa. L’uomo la ringrazia e le chiede chi sia. La giovane gli racconta la sua storia: dopo il naufragio della nave su cui viaggiava con il padre e il fratello, è giunta a Costantinopoli, dove, scambiata per un maschio, è stata venduta come ‘schiavo’ a Marco. Sentito il racconto e osservata la ragazza, che somiglia molto alla madre, Manfredo riconosce la figlia, aiutato da un neo della giovane sulla spalla destra. Avendo ritrovato la figlia, che credeva morta, Manfredo non ha più bisogno di sposarsi per avere degli eredi, perciò decide di fermare Marco, intenzionato a punire Costantino. Dopo avergli spiegato che non si vuole più sposare, domanda chi sia il giovane: gli viene detto che era uno schiavo di un mercante cristiano di Costantinopoli, il quale gli aveva donato, dopo la sua morte, i suoi beni e la libertà. Manfredo capisce allora che Costantino è suo figlio e gioisce per aver ritrovato anche lui. Il ragazzo sposa Laura, mentre Manfredo organizza anche per la figlia un buon matrimonio.
Personaggi principali
Manfredo (gentiluomo), schiavo, Costantino (innamorato), Laura (giovane), Marco Sarafino (padre)
Ambientazione
Napoli (città), mare, Venezia (città), casa di Manfredo (casa), strada
Datazione dell'ambientazione
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Generi
novella a lieto fine
Prologo
Il Barbaro spiega che meno di quattro giorni prima gli è stato raccontato un caso accaduto a un gentiluomo napoletano, che intende ora narrare perché lo ritiene degno dei presenti.
Epilogo
La novella è lodata da tutti.
Autore: Girolamo Parabosco
DBI: Ghirlanda D. - Collarile L., "Parabosco, Girolamo", vol. 81 (2014)
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1550 ca.
Luogo di produzione: Venezia
Lingua: volgareTemi:
travestimento, premio, buona fortuna, cattiva fortuna, coraggio, ingegno, relazione fratello/sorella, relazione genitori/figli, amore, matrimonio
A cura di: Flavia Palma