Novella di frate Bigoccio
Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro XI 5
Rubrica
Frate Bigoccio s’innamora di Gliceria, e vestito da laico fraudolentemente la prende per moglie, e ingravidata l’abbandona, e ritorna al monasterio. Il che persentito dal guardiano, la maita
Incipit
Ho più volte udito dire, donne mie care, che la virtù perisce per la fraude, e questo avenne ad un religioso tenuto uomo divoto e santo, il quale acceso dell’amor d’una giovanetta, quella per moglie prese: e, scoperto, fece l’amara penitenza e la giovane onorevolmente fu maritata, sì come nel discorso del parlar mio intenderete.
Explicit
Il guardiano trovata la cosa e conosciuta la verità formò contra di lui processo, e sigillato mandòlo al generale della congregazione, il quale fece prendere il frate, e diègli una penitenza che si ricordò per tutto il tempo della vita sua; indi con e’ danari del monasterio occultamente maritò la donna, dandola ad un altro in matrimonio, e tolto il bambino, fecelo notrire.
Narratore
Vicenza
Trama
Frate Bigoccio si innamora perdutamente di Glicerio. Imitando la grafia del padre firma a nome di lui una supplica al padre guardiano perché gli sia rimandato a casa il figlio per qualche tempo, essendo egli in punto di morte. Il frate acconsente. Bigoccio da Roma va a Napoli, dopo essere passato dalla casa paterna a Firenze per prendere molti beni. A Napoli prende dimora vicino la casa dell’amata e acquista la confidenza del padre, fino a quando può chiedere in sposa la figlia. I due vanno a vivere insieme e la donna ingravida. Frate Bigoccio di nascosto la abbandona e torna al monastero. Un giorno la donna si reca in quel monastero (che, a questo punto deve intendersi a Napoli, non a Roma, con incoerenza rispetto alla parte iniziale) e vi riconosce il marito. Rivela tutto al frate guardiano, che punisce il frate colpevole e fa sposare onoratamente la donna.
Personaggi principali
Bigoccio (frate), Glicerio (donna), padre, guardiano del convento (frate)
Ambientazione
Roma (città), Napoli (città), Firenze (città), convento
Datazione dell'ambientazione
Passato prossimo
Generi
novella a lieto fine
Prologo
Vicenza racconta l’ultima favola della notte. La novella comincia con una breve rubrica che sintetizza il racconto, formulata dalla narratrice.
Epilogo
L’enigma di Vicenza
D’ognun prendo se non la forma mia,
guardate ben qual è lo stato mio,
se me si fa dinanzi alcun che stia
lieto o doglioso, io sto com’ha il disio.
E perché mostro il ver da la bugia,
molti mi chiaman frodolente e rio.
Questo par impossibil, gli è pur vero,
ch’io non so dimostrar bianco per nero.
Si tratta dello specchio, come spiega Vincenza.
La Signora dà licenza a tutto e appuntamento per l’indomani.
Sezioni poetiche
| Forma incipit | Metrica | Note |
|---|---|---|
| D’ognun prendo se non la forma mia, | ottava | ABABABCC |
Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553
Luogo di produzione: Venezia
Lingua: volgareTemi:
conflitti uomo/donna, travestimento, giustizia, astuzia, lussuria, relazione gerarchica abate/frati, relazione genitori/figli, tradimento all'interno di rapporti di parentela, ingratitudine in amore, matrimonio, tradimento in amore
A cura di: Sandra Carapezza