Novella di frate Antonio e dei due ferraresi

Novella appartenente a: Il Novellino - Novellino 10

Dedicatario

Francesco Arcella

  • | Bibliografico | M. Salernitano, "Novellino, nell'edizione di Luigi Settembrini", a cura di S.S. Nigro.

Rubrica

Frate Antonio de san Marcello confessando vende il paradiso; accumula infinita pecunia; dui ferraresi con sottilissimo inganno gli vendeno una contrafatta gioia; accorgese esser falsa, e per dolore como desperato ne more.

Incipit

Vertuosissimo mio Arcella, se nui mortali volemo accortamente pensare quanta e qual sia stata sublima e immensa la misericordia e abundante gracia del grande Idio verso la umana generazione [...].

Explicit

Ma perché tal fatto bisognarìa preponersi nei loro generali capituli, avendo io da far altro, lasciarollo al mundo como l'ho trovato; e posto a questa prima parte lieto fine, a la secunda col voler del mio Creatore e piacer degli ascoltanti perveneremo. Finis.

 

Narratore

Masuccio Salernitano

Trama

L'anziano frate romano Antonio nel tempo si è notevolmente arricchito grazie alle offerte elargitegli dai fedeli, ben disposti a farsi confessare da lui per via delle sue buone maniere. Giungono a Roma due ferraresi, Ludovico e Blasio, che commerciano in monete e gioielli contraffatti. Venuti a conoscenza della ricchezza di frate Antonio, i due decidono di ingannarlo: presso San Pietro, Blasio si finge un cambiatore spagnolo di nome Diego da Medino, conquistando la fiducia del religioso, informandolo di come la sua principale attività riguardi le pietre preziose, di cui è grande conoscitore. Frate Antonio viene poi avvicinato da Ludovico, camuffato da marinaio provenzale: il ferrarese gli confida di essere scampato al naufragio della sua nave, a bordo della quale aveva in precedenza sottratto a un altro membro dell'equipaggio un rubino (in realtà falso) che gli mostra. Ludovico teme di essere arrestato per il furto e intende liberarsi al più presto del gioiello, traendone guadagno per sostentare le sue figlie. Frate Antonio fa quindi stimare la pietra a Blasio, che la giudica di altissimo valore; in virtù di questo, infine la acquista da Lodovico offrendogli una cifra di molto inferiore a quella prospettata dal falso esperto, ma comunque ingente. I due ferraresi si dileguano immediatamente. Il religioso scopre che il rubino è finto e non vale nulla, e di lì a poco muore per il rimorso del denaro sprecato nell'acquisto truffaldino.

Personaggi principali

Antonio de san Marcello (frate), Lodovico (giovane), Blasio (giovane)

Ambientazione

Roma (città)

Datazione dell'ambientazione

1431 - 1447 - Datata

Generi

cronaca

Prologo

Rivolgendosi al dedicatario Masuccio considera quanto sia ammirevole la pazienza di Dio nei confronti di quei religiosi che tramite la confessione vendono a loro piacere la salvezza ai fedeli. La novella che segue riguarda un frate di questi, cui il paradiso però viene infine negato.

Epilogo

Masuccio rileva come i religiosi, tanto abituati a ingannare, tollerino male gli inganni ai loro riguardi. Segue un breve epilogo alla prima decade del libro.

Autore: Tommaso Guardati Masuccio Salernitano

DBI: F. De Propris, "Guardati, Tommaso", vol. 60 (2003)

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1476? ca.

Luogo di produzione: Napoli

Lingua: volgare

Temi:

furto, beffa, travestimento, arricchimento, impoverimento, avarizia

A cura di: Michel Cattaneo