La novella di monna Meia
Novella appartenente a: Novelle - Novelle dello Pseudo Gentile Sermini 19
Rubrica
Monna Giglia da Quartaia, inamorandosi d’Allegrino per lo gran mellone che nel carniere li vidde et per toccarlilo, se ne confessò a ser Urbano, el quale con contento suo et di lei l’assolvette; et perché simile atto usando colle sue populane, a monna Meia s’abbatté, che non sostenne la posola et disselo a Bindo suo marito et all’arciprete l’accusò. Et l’arciprete dè modo che ella e Bindo a ser Urbano domandaro perdonanza; e Bindo, trovando un dì monna Meia adosso a ser Urbano, la minacciò d’uccidarla: ella, come valente, li dè a intendere li riscaldava el corpo.
Incipit
Una bella villa è nella corte di Colle di Valdelsa che si chiama Quartaia, ove era una giovana che Giglia si chiamava. Era costei honesta, pura et bella giovana, e haveva un marito poco sano; e ella, perché di dolce conditione era, meglio che potea le fatighe sue si comportava.
Explicit
E sempre poi la tenne di suo corpo perfecta, e col prete lui e ·llei sempre tennero perfecta amicitia; e però è da consegliare chi ha a metter prete in alcuna chiesa vacante ch’e’ s’ingegni mettarvelo giovano e bello et atto a durar fatiga di dì et di nocte per suoi popolani,peroché i vechi a pena et con fatiga non possono pur solo l’anime governare, ma e giovani sonno sempre in ponto a governare non solo l’anime, ma l’anime e ’ corpi: però è buono di sapere el vantaggio pigliare.
Narratore
Pseudo Gentile Sermini
Trama
A Quartaia, nei pressi di Colle Val d’Elsa, monna Giglia si invaghisce di Allegrino, garzone del marito, per le dimensioni del suo membro virile. La giovane si reca dunque con Monna Lagia a confessarsi da ser Urbano che, con l’aiuto di ser Lapo suo vicino, riesce a sedurre Monna Giglia. Nonostante il prete molesti frequentemente e con successo le proprie fedeli, le sue avances falliscono con una di loro, monna Meia, che rivela il tentativo di seduzione del prete al proprio marito, ser Bindo, il quale querela ser Urbano all’arciprete. Quest’ultimo, fingendo di rimproverare aspramente il suo protetto, invita i due coniugi a trattenersi per una notte in stanze separate nella sua residenza prima della condanna definitiva. D’accordo con ser Urbano, l’arciprete quella notte riesce prima a congiungersi con monna Meia e poi a convincere la donna a concedersi a ser Urbano, dal momento che quest'ultimo la ricatta minacciando di disonorarla divulgando la tresca con l'arciprete. La novella si conclude con un ennesimo inganno ai danni di Bindo che, adirato per aver colto in flagrante monna Meia a cavalcioni su ser Urbano (il quale si finge malato e bisognoso di cure), viene accusato di malizia.
Personaggi principali
monna Giglia (moglie), marito, Allegrino (servitore), monna Lagia (vicino), Ser Urbano (prete), Ser Lapo (vicino), monna Meia (moglie), Bindo (marito), prete
Ambientazione
Colle Val d'Elsa (città), Quartaia (villaggio), prigione, camera
Datazione dell'ambientazione
Passato prossimo
Generi
novella comica, novella erotica
Epilogo
L’autore ammonisce ironicamente a circondarsi di preti giovani poiché capaci, a differenza dei vecchi, di poter garantire la salvezza sia del corpo sia dell’anima.
Autore: Pseudo Gentile Sermini
DBI: Marchi M., "Sermini, Gentile", vol. 92 (2018)
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1409 ca. - 1446 ca.
Luogo di produzione: Siena
Lingua: volgareTemi:
malattia, lussuria, relazione gerarchica abate/frati, tradimento all'interno di relazioni gerarchiche
A cura di: Elena Niccolai