Novella del figlio che custodisce la casa
Novella appartenente a: Novellae - Morlini 49
Rubrica
De matre quae filium domum custoditum reliquit
Incipit
Fora<s>ti<c>a atque multibiba mulier, hebetem gnatum habens, non nulla ova gallinae incubanda supposuerat, ex quibus maxima pars suarum fortunarum deveniri sperabat.
Explicit
Novella indicat non aliter esse de nescio confidendum quam ceco, qui nescit quod facit.
Trama
Una donna ubriacona e poco accorta ha un figlio sciocco; lasciandolo solo in casa gli raccomanda di badare alle galline, che sono la sola loro ricchezza, e, per non fargli mangiare un vaso di noci con il miele gli dice che è un potente veleno, che gli toccherà nel caso in cui baderà male alla casa in assenza della madre. Il figlio, rimasto solo, ha fame, perciò prende del pane e del formaggio, che appoggia per spillare un po' di vino dalla botte. La gallina attirata dal cibo prende a beccarlo; il ragazzo se ne accorge e accorre, lasciando la botte aperta. La gallina scappa e lui la insegue e non riuscendo a afferrarla la uccide con una mazza. Tornato in casa, trova il vino interamente rovesciato in terra. Per pulire getta in terra la farina, affinché assorba il vino. Si mette a covare le uova al posto della gallina, ma, non potendo più reggersi sulle gambe, rovina sulle uova schiacciandole con il suo peso. Infine, visto il disastro che ha combinato si punisce dandosi la morte con quello che crede sia veleno: mangia tutte le noci con il miele. Quando la madre torna, trova la casa in quelle condizioni e si infuria, ma il figlio la rassicura dicendole che si è già punito da solo con il veleno. La madre, di fronte all'innocenza del figlio, si mette a ridere.
Personaggi principali
figlio, madre
Ambientazione
casa
Datazione dell'ambientazione
1?
Generi
novella comica
Epilogo
La novella mostra che non bisogna fidarsi di uno sciocco.
Autore: Girolamo Morlini
DBI: Pignatti F., "Morlini, Girolamo", vol. 77 (2012)
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1520
Luogo di produzione: Napoli
Lingua: latinoA cura di: Sandra Carapezza