Novella di Lisabetta degli Uberti, Alessandro e la madre (II 3)
Novella appartenente a: Le Cene - Cene II 3
Rubrica
La Lisabetti delli Uberti, innamorata, toglie per marito un giovane povero ma virtuoso, e alla madre, che la voleva maritare riccamente, lo fa intendere: onde colei, adirata, cerca di disfare il parentado: intanto la fanciulla, fingendo un certo suo sogno, collo aiuto d'un frate viene, con buona grazia della madre, agli attenti suoi.
Incipit
Mona Laldomine degli Uberti, donna nobile e ricchissima della nostra città, rimase vedova con una sua figliola chiamata Lisabetta, virtuosa non pure, ma bellissima a maraviglia.
Explicit
E così lo avvedimento d'una fanciulla innamorata vinse la malvagità della fortuna, e procacciò a sé contento maraviglioso, diletto e gioia, e al marito piacere incomparabile, commodo e onore; utilità infinita, fama e gloria alla sua patria.
Narratore
Galatea
Trama
Una vedova fiorentina molto ricca, Laldomine degli Uberti, vuole dare sua figlia, Lisabetta, in sposa a un figlio di Geri Spina, per le sue ricchezze. La giovane però è innamorata di Alessandro, uomo povero ma molto colto, che ricambia il suo amore. I due innamorati segretamente si sposano. La madre, dato che la figlia rifiuta le nozze, la manda in monastero. Qui la giovane architetta un piano. Simula di essersi persuasa a fare la volontà della madre. Riaccolta in casa, il mattino seguente corre spaventata dalla madre raccontandole di avere fatto un sogno inquietante. La madre manda a chiamare un frate noto per le sue capacità di interpretare i sogni. Lisabetta espone il suo sogno: si è vista seduta su un carro trainato da un corvo e da una colomba, per metà bianco e per metà nero, e portata in cielo dove da una palla infuocata è emerso un giovane tanto abbagliante da farle perdere la vista. Tra le altre visioni raccontate, rivela di avere visto scaturire da una fonte un bambino bellissimo e splendente che sarebbe volato verso il cielo e, analogamente, da una fonte di acqua scura uscire un mostriciattolo orrido che sarebbe stato poi inghiottito dalla terra. Un uomo di Dio le avrebbe spiegato che se lei avesse sposato Alessandro sarebbe andata in cielo, se invece avesse sposato il figlio di Geri Spina, lei e sua madre sarebbero andate all’inferno. Infine questo santo l’avrebbe invitata a fare una buona elemosina a un frate. Il frate, allettato anche da questa conclusione, corrobora l’interpretazione di Lisetta e si propone di parlare con Geri Spina per evitarne la collera. Lisetta sposa Alessandro, che si dimostra buon marito e buon amministratore e anche la suocera ne è infine contenta.
Personaggi principali
Laldomine degli Uberti (madre), Lisabetta (giovane), Alessandro (giovane), frate, Geri Spina (nobile), Bindo Spina (figlio)
Ambientazione
Firenze (città), casa, SS. Annunziata delle Murate (convento)
Datazione dell'ambientazione
Epoca medievale
Generi
novella a lieto fine
Prologo
La brigata ride della novella ascoltata. Galatea annuncia che non racconterà una novella comica.
Autore: Antonfrancesco Grazzini Lasca
DBI: Pignatti F., "Grazzini, Antonfrancesco", vol. 59 (2002)
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1540 - 1584
Luogo di produzione: Firenze
Lingua: volgareTemi:
giustizia, miracolo, astuzia, retorica, relazione genitori/figli, matrimonio
A cura di: Sandra Carapezza