Novella di Gabriotto
Novella appartenente a: Novelle - Novelle 7
Incipit
Chiamano volgarmente i romani le lor donne più attempate, e quelle che nelle case sono di maggior autoritade, Nonne; il che appresso di noi non viene a dir altro che madonne.
Explicit
E non pur solo a Valerio, ma ad Antonio suo fratello medesmamente ne dia la colpa; poich’essendo di persona così l’uno all’altro somigliante, […] vogliono, non pur di visi e di vesti, ma de’ costumi e d’animo, così in uno convenire, che non si possi né vituperio né laude ad un attribuire, che tutto non sia commune all’altro medesimamente.
Trama
A Roma le donne più anziane e quelle di maggiore autorità sono chiamate “Nonne”. In città vive il nobile Menico di Janni di Lolla Rosso, sposato in seconde nozze con Vannozza di Rienzo Jaccovaccio. Dalla prima moglie il gentiluomo ha avuto un figlio, Gabriotto, orami adulto: questi è piuttosto sciocco e si comporta in maniera singolare, tanto da generare spesso l’ilarità di chi lo circonda. A lui si affeziona un gentiluomo gioviale, Luca d’Antonazzo, che accoglie spesso il giovane in casa propria. Qui Gabriotto si invaghisce della figlia del suo ospite, Jaconella, che accetta volentieri le attenzioni del corteggiatore, finché non comincia a temere che questi possa spingersi oltre. A questo punto cambia atteggiamento e lo tiene a distanza. Gabriotto è molto scontento e la matrigna se ne accorge, esortandolo a prendere la giovane con la forza: afferma infatti che le donne desiderano maggiormente proprio ciò che a gran voce rifiutano. Nonostante vari tentativi, Gabriotto non riesce ad avvicinarsi a Jaconella. Il tempo passa e, venuto l’autunno, Vannozza decide di recarsi in contado e porta con sé, come sempre, il figliastro. Un giorno, desiderosa di cogliere dei fichi da una pianta, sale sulle spalle del giovane, offrendogli involontariamente l’occasione di guardarle sotto la gonna. Gabriotto decide allora di mettere a frutto il consiglio datogli della matrigna sulle donne e, gettata Vannozza a terra, giace con lei nonostante le sue dure proteste, alle quali replica: «Mo’ voi, Nonna!». Tornata a casa sdegnata, Vannozza informa il marito dell’accaduto e questi si mette ad inseguire per tutta Roma il figlio con un bastone. Alla fine un gruppo di persona divide i contendenti e Gabriotto racconta tutta la storia, concludendo di non capire le ragioni dell’ira del padre: spiega infatti che lui ha fatto una volta sola con Vannozza quello che Menico ha sicuramente fatto con sua madre molte volte. Tutti ridono divertiti alle parole del giovane e ritengono l’accaduto degno del Decameron. I fatti si diffondono in città, tanto da far nascere il proverbio «Mo’ voi, Nonna!», pronunciato ogni volta che una persona pretende di essere implorata per fare qualcosa che invece desidera.
Personaggi principali
Gabriotto (giovane), Menico di Janni di Lolla Rosso (padre), Vannozza di Rienzo Jaccovaccio (matrigna), Jaconella (giovane), Luca d’Antonazzo (gentiluomo), uomo
Ambientazione
Roma (città), casa di Luca d'Antonazzo (casa), campagna
Datazione dell'ambientazione
Passato prossimo
Generi
novella comica, novella erotica
Epilogo
Se le donne non trovano il proverbio finale divertente, non devono biasimare il narratore, ma il suo caro amico Valerio Porzio, il nobile romano che gli ha riferito i fatti. La colpa va attribuita allo stesso tempo anche al fratello di Valerio, Antonio: i due infatti si somigliano per aspetto e costumi al punto tale da condividere ogni cosa.
Autore: Francesco Maria Molza
DBI: Pignatti, Franco, "Molza, Francesco Maria", vol. 75 (2011)
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1525 ca.
Luogo di produzione: Roma
Lingua: volgareTemi:
conflitti uomo/donna, sfida, conflitto fisico, conflitto fisico individuale, dabbenaggine, relazione genitori/figli, eros
A cura di: Flavia Palma