Novella del picchio senese
Spicciolata - Novella spicciolata di Luigi Pulci
Dedicatario
Ipolita [Ippolita] Sforza excellentia
DBI: Covini M. N., "Ippolita Sforza", vol.92 (2018)
Rubrica
Uno Senese, per entrare in gratia del papa, convita uno suo cortigiano a ccena, al quale dà oche salvatiche a credere dargli a intendere che séno paonesse. Dipoi, per semplicità credendosi portare al papa uno papagallo, gli porta uno picchio, dove da tutta la corte è conosciuto per semplice.
Incipit
Masuccio, grande honore della città di Salerno, molto imitatore del nostro messer Giovanni Boccaccio, illustrissima madonna Ipolita, m’ha dato ardire a scrivere alla vostra excellentia, leggendo a questi dì nel suo Novellino molto piacevoli cose, le quali, poi ch’io intesi esser da vostra signoria state gratissimamente ricevute et lette, ho fatto come ’ navicanti, i quali sogliono addirizare le loro navi dove le loro mercatantìe intendono avere ricapito.
Explicit
Et ricevette infine la sua benedictione e ritornossi a Siena tutto consolato del papa et di Corsignano et soprattutto del suo uccello, lo quale e’ giurerebbe ancora che fussi così certo stato un papagallo, come se l’avesse tratto colle sue proprie mani del nidio, donde sì dicono che vengono di lungo le rive del Nilo.
Manoscritti
- BNF Conv. Soppr. III 2703, cc. 87-91.
Note: Si segnala l'interesse novellistico del ms. che contiene anche il volgarizzamento di Jacopo di Poggio Bracciolini (cc. 36-49), la novella di Seleuco e Antioco di Leonardo Bruni (cc. 49-53) e quella di Ippolito e Leonora attribuita a Leon Battista Allberti (cc. 96-105).
Bibliografia
- Luigi Pulci, Nouella di Luigi Pulci cittadin Fiorentino, a madonna Hippolita figliuola del duca di Milano, et moglie del duca di Calavria, Firenze, Anton Francesco Doni, 1547.
- Anton Francesco Doni, La seconda libraria del Doni. Al S. Ferrante Caraffa, Venezia, Francesco Marcolini, 1551, pp. 77-82.
Note: La novella priva di proemio e rubrica inizia in corrispondenza del XII paragrafo dell'edizione critica, costituendo quasi un'estesa citazione della novella.
- Nicoletta Marcelli, La "novella del picchio senese" di Luigi Pulci. Studio ed edizione, in «Filologia italiana», VIII, 2011, pp. 77-101.
- Stefano Carrai, La novella di Luigi Pulci, in Le Muse del Pulci, Napoli, Guida, 1985, pp. 53-74.
Narratore
Luigi Pulci
Trama
Un cittadino di Siena, amico d’infanzia di Pio II, venuto a conoscenza della residenza temporanea del Papa a Corsignano, si industria per incontrarlo. Durante l’itinerario, il cittadino s’imbatte in messer Goro, sodale del pontefice, che decide di invitare a cena. Nonostante il misero banchetto allestito — composto da oche invece che da pavonesse — copra evidentemente di ridicolo l’invito e il suo proponente, il cittadino senese non si rende conto della gaffe. Poco tempo dopo il senese incontra per strada un contadino con un picchio che egli, avendolo scambiato per un pregiato pappagallo, decide di inviare, dopo aver fatto costruire appositamente una gabbia con lo stemma dei Piccolomini, come omaggio a Pio II rendendosi nuovamente ridicolo a corte.
Personaggi principali
cittadini senesi (-), Senese (cittadino), Goro [Gregorio Poli Piccolomini] (gentiluomo), anonimo (contadino), Enea Picolomini [Enea Silvio Bartolomeo Piccolomini ] (papa), amici del Senese (-), cortigiano di Goro (-)
Ambientazione
Siena (città), Corsignano (città), Siena (casa), Siena (piazza)
Datazione dell'ambientazione
1462 ca.
Generi
facezia, novella comica
Prologo
La dedica a Ippolita Sforza fornisce l’occasione del racconto: Pulci narra di avere tratto ispirazione dal Novellino di Masuccio che sa essere molto apprezzato dalla duchessa. Poiché si accinge a raccontare una storia di dabbenaggine accaduta a un cittadino senese a sua volta narratagli da un altro cittadino di Siena, il narratore sottolinea di non agire in malafede — ovvero di non volere vendicarsi dei racconti scritti da un anonimo senese contro i fiorentini — augurandosi infine di riuscire a intrattenere, tramite il racconto, la duchessa onorando così i rapporti tra i Medici e gli Sforza.
Epilogo
L'autore commenta con ironia la dabbenaggine del senese e dei suoi concittadini.
Autore: Luigi Pulci
DBI: Decaria A., "Luigi Pulci", vol. 85 (2016)
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1471?
Luogo di produzione: Firenze
Lingua: volgareTemi:
dabbenaggine, stupidità, amicizia
A cura di: Elena Niccolai