La novella di Piero Vespucci

Novella appartenente a: Novelle porretane - Porretane 7

Rubrica

L'abbate de Sancto Cataldo è rubato da certi malandrini; e lui dicendoli: — Nel tempo del Judicio ne rendereti rasone —, li toglieno il resto de la robba, poi c'hano tempo a restituire; e alfine in parte delli suoi affanni è restaurato.

Incipit

Porgendo dunque le vostre orechie per vostra benignità al mio parlare, dovete sapere, grazioso conte, mio dolce protectore, e voi magnifica brigata, che avendo io consumato la mia gioventù in solcare le marine onde come capitano di nave, di poco avanti ch'io fusse da l'alta excellenzia de Alfonso, valoroso duca di Calabria, primogenito del serenissimo re Ferdinando, mio optimo signore e singular benefactore, in l'ordine militare prescripto, partendome cum rica nave de Alexandria sotto la reale insegna de Aragonia per venire in Sicilia, passato già Rodi, l'isola di Candia cum Modon de la Morea, e passata l'isola de Corfù, già Corcira nuncupata, e la Vellona, al tempo de' romani Apollonia dimandata, non longi da Durazzo, citade de Macedonia overo Albania, pigliai porto, essendo per asconderse in occidente el sole.

Explicit

E cum gentil modestia incominciando, ogni omo reverentemente questa prestantissima madama ad auscultare se pose.

 

Narratore

Piero Vespucci

Trama

In viaggio da Alessandria verso la Sicilia, i compagni di viaggio del nobile fiorentino Piero Vespucci, giunti a Durazzo, si imbattono in un vecchio che non risponde al loro saluto. Sdegnati, lo conducono da Piero, al quale il vecchio rivela di essere l’abate Anselmo da San Cataldo e di essere stato truffato da due ladri nella selva durante la sera precedente. Anselmo racconta inoltre che il motivo per cui non possiede più niente è che, nella speranza di riottenere il mantello inizialmente sottrattogli, aveva tentato di farselo restituire dai ladri ammonendoli che avrebbero dovuto renderne conto nel giorno del giudizio. I malviventi, divertiti dal lungo termine prospettato per la loro pena, avevano così deciso di sottrarre ad Anselmo e ai suoi due compagni anche qualsiasi altro avere, mula e cavalli compresi. La brigata di Pietro Vespucci, pur ridendo del motto di spirito dei truffatori, ha compassione per l'abate derubato. Pietro Vespucci, prima di proseguire il viaggio, decide di portarlo in salvo al monastero di San Domenico di Reggio Calabria, dove Anselmo è accolto calorosamente.

Personaggi principali

Piero Vespucci (cittadino), Alfonso II d’Aragona (re-regina), Ferdinando I (re-regina), servitore, Anselmo di San Cataldo (frate), ladro

Ambientazione

Alessandria (città), Durazzo (città), Sicilia (regione), Candia (isola), Corfù (isola), Roma (città), Reggio Calabria (città), Reggio Calabria (convento), Messina (città), Capo Faro (città), Sicilia (isola), Durazzo (bosco)

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Generi

facezia, novella comica

Prologo

Il narratore racconta un evento accadutogli mentre svolgeva la mansione di capitano.

Epilogo

Il narratore si scusa per la scarsa abilità narrativa.Tra le risa, Lucrezia Malavolti, moglie di Roberto da Sanseverino prende parola.

Autore: Giovanni Sabadino degli Arienti

DBI: Ghinassi G., "degli Arienti, Giovanni Sabadino", vol. 4 (1962)

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1470 ca. - 1492

Luogo di produzione: Bologna

Lingua: volgare

Temi:

furto, conflitto fisico, conflitto verbale, motto, impoverimento, cattiva fortuna, evento privato, viaggio, relazione gerarchica signore/sottoposto

A cura di: Elena Niccolai