Novella di Polissena e del figlio
Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro VI 3
Rubrica
Polissena vedova ama diversi amanti; Panfilio suo figliuolo la riprende; ella li promette di rimoversi, s'elli cessa grattarsi la rogna; egli le promette, la madre l'inganna, e finalmente ognuno ritorna all'opra sua.
Incipit
La donna assuefatta ad alcuna cosa, o buono o rea che si sia, non si può da quella agevolmente astenere, percioché in quel abito ch'ella è lungamente vivuta persevera fino al termine della vita sua.
Explicit
E dall'ora in qua il figliuolo non ebbe più ardire di riprender la madre, ed ella ritornò all'usata sua mercatantia, aumentando le faccende sue.
Narratore
Cataruzza
Trama
Polissena, giovane vedova, si concede a molti uomini, suscitando così la riprovazione di suo figlio Panfilio. Panfilio le ingiunge di smettere ma lei se ne ride. In inverno, il figlio si ammala di rogna e il prurito che lo tormenta è accresciuto dal calore del fuoco, presso cui deve stare a causa del freddo. Trascorre quindi le sere a casa davanti al fuoco assistendo agli incontri della madre con gli amanti. Torna a chiedere alla madre di smettere di comportarsi in questo modo vergognoso. La madre gli propone un patto: se per tre sere riuscirà a non grattarsi la rogna, lei si darà a una vita casta. La prima e la seconda sera il giovane resiste, ma la terza sera la madre prepara un pranzo speziato e ricco di vini e fa un fuoco particolarmente caldo. Tormentato dal calore e dall'effetto del cibo, Panfilio si slaccia le vesti e rabbiosamente prende a grattarsi dichiarando che ognuno potrà fare quello che vuole.
Personaggi principali
Polissena (vedova), Panfilio (figlio), amante
Ambientazione
Venezia (città)
Datazione dell'ambientazione
Passato prossimo
Generi
novella comica, racconto morale
Prologo
"Cataruzza. a cui il terzo luogo del favoleggiar toccava, vedendo la Signora acquetata e aver dato amplo campo di ragionare, alla sua favola animosamente diede principio così dicendo."
Epilogo
Tutti apprezzano la favola di Cataruzza. La Signora le impone di dire l'enigma. Cataruzza propone questo:
Qual cosa è tra noi donne e damigelle
larga non più né men di cinque dita,
dentro ritien diverse e vaghe celle
con buona entrata, ma priva d'uscita.
Al primo entrar vi fa guardar le stelle,
per non trovarsi libera ispedita.
Ma poi vien lunga, stretta, larga e tonda,
quanto più e meno la grossezza abonda.
Si tratta del guanto. La signora invita Lauretta a raccontare la sua favola, ma la damigella si rivolge a Antonio Bembo pregandolo di prendere il suo posto come narratore. Bembo, dopo aver professato la propria inadeguatezza, comincia la sua favola.
Sezioni poetiche
| Forma incipit | Metrica | Note |
|---|---|---|
| Qual cosa è tra noi donne e damigelle | ottava | ABABABCC |
Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553
Luogo di produzione: Venezia
Lingua: volgareTemi:
malattia, lussuria, astuzia, relazione genitori/figli, eros
A cura di: Sandra Carapezza