La gallica historia di Drusillo intitulata Iusta Victoria

Spicciolata - Novella spicciolata di Felice Feliciano

Dedicatario

Francesca de' Medici

    Incipit

    Fue antiquamente per Alexandro magno dato per comandamento a Perdica, havendo Dario presso di Arbella sconfitto, che tuti quelli che furono ingrati de'benefici recevuti, devessero esser morti cum ferro;

    Explicit

    Al cui trono celeste et maiestà daremo laude et gloria senza fine.

    Manoscritti

    Bibliografia

    Edizioni di riferimento
    • Giovanni Mardersteig, La gallica historia di Drusillo intitulata Justa Victoria di Felice Feliciano da Verona, Verona, Officina Bodoni, 1943.
    Bibliografia critica
    • Elena Niccolai, «Difendi la causa di Eva»: Isotta Nogarola e una possibile fonte per La Gallica Historia intitulata Iusta Victoria di Felice Feliciano, in «Atti del XXIV Congresso dell'ADI», 2020.
    • Letterio Di Francia, Novellistica I, Dalle origini al Bandello, Milano, Vallardi, 1924, pp. 332-333.
    • Rino Avesani, Felice Feliciano artigiano del libro, antiquario e letterato, in Verona e il suo territorio, IV, 2, Verona, Istituto per gli studi storici veronesi, 1984, pp. 113-144.
    • Adolfo Tura, Scritture ‘estrose’ del Quattrocento: Andrea Franceschi, in «Scriptorium», 2007, pp. 438-443.
    • Elisa Curti, Boccaccio e un infelice amore veronese: la novella di Estore e Camilla, in «Rassegna europea di letteratura italiana», 2016, pp. 69-82.
    Edizioni moderne
    • Giovanni Papanti, Justa Vittoria, novella inedita di Feliciano Antiquario, in «Catalogo dei novellieri italiani in prosa raccolti e posseduti da Giovanni Papanti», Livorno, Per i tipi di Francesco Vigo editore, 1871, pp. 9-24.
    • Antonio Scolari, "La Justa Victoria" di Felice Feliciano antiquario, in «Atti dell'Istituto veneto di scienze, lettere ed arti. Classe di scienze morali, lettere ed arti», 125, 1967, pp. 293-305.
    • Antonio Scolari, Pagine veronesi, Verona, Fiorini, 1970, pp. 55-80.

     

    Narratore

    Felice Feliciano

    Trama

    Il conte Ubaldo manda suo figlio Drusillo ad educarsi presso la corte di Francia dove il giovane stringe un profondo legame, dai tratti omoerotici, col bellissimo figlio del re, Rodolfo. La vicinanza tra i due promuove il matrimonio tra Rodolfo e la sorella di Drusillo, Victoria, tanto che Ubaldo, al fine di proteggerne la castità e impartirle una raffinata educazione la rinchiude in un palazzo fuori città sotto la custodia di un precettore ottuagenario e di numerose ancelle. Tuttavia, una volta defunto il re Adoardo II, il siniscaldo di corte, Galvano, che nutre profonda invidia per l'amicizia tra i due giovani, approfitta di una giostra per tramare contro Drusillo. Nel mentre i cavalieri sfoggiano prodezze e onori, Drusillo vanta le virtù della sorella, non soltanto la donna più bella ma anche la più casta e la più dotta. Il discorso del giovane è tuttavia malamente interrotto da Galvano che ribatte pubblicamente di essersi congiunto più volte con Victoria. Le offese fanno ammalare il giovane lasciando terreno libero a Galvano che, recatosi al palazzo in cui si trova la giovane, corrompe due ancelle, Giletta e Aquilina, al fine di conoscere vari dettagli sulla persona e sulla vita di Victoria. Galvano viene così a conoscenza non soltanto dei due nei sotto il seno sinistro, ma anche degli elementi d’arredo della stanza della giovane e i titoli che compongono la sua biblioteca privata. Rientrato a corte, il perfido siniscalco si scontra di nuovo con Drusillo che, rianimatosi, lo minaccia con un pugnale alla presenza del re, il quale, offeso dal gesto, costringe i duellanti a ricorrere ad un tribunale incaricato di punire con la morte chi mente. Dato che Galvano conosce accuratamente ogni aspetto di Victoria, il giovane è condannato a morte. Accade però la notizia raggiunga la saggia Victoria (anche il padre, Ubaldo, dovrebbe essere stato informato da Rodolfo ma la lettera inviatagli non riesce a raggiungerlo a Roma dove si trova temporaneamente in pellegrinaggio), la quale, senza alcun cenno di esitazione, parte alla volta della corte. Giunta al cospetto del re e protetta dall’anonimato, Victoria, dopo aver invocato l’esempio di Traiano che non rinviò di fare giustizia alla vedova, ottiene ascolto e mente confessando di aver trascorso una notte con Galvano, colpevole di averle rubato un prezioso guanto. La giovane argomenta con tanta cura e sottigliezza la propria orazione da far sì che Galvano smascheri il proprio inganno non riconoscendola. L’inganno è dunque sciolto con il riconoscimento formale dei personaggi secondo la prassi legale del tribunale che condanna Galvano alla pena capitale e Aquilina e Giletta, rispettivamente, al taglio del naso e delle orecchie.

    Personaggi principali

    Ubaldo (nobile), oste, cane, Drusillo (fratello), Galvano (consigliere), custode, giudice, Adoardo II (re), Rodolpho [Rodolfo] (re), Victoria (sorella), Giletta (servitore), Aquilina (servitore)

    Ambientazione

    Parigi (corte), del conte Ubaldo (castello), fuori città (palazzo), del palazzo (camera), di Parigi (strada), del palazzo (torre)

    Datazione dell'ambientazione

    Epoca medievale

    Generi

    novella a lieto fine, racconto morale

    Prologo

    Dopo la dedica e una ferocia critica dell'ingratitudine, Feliciano dichiara di aver tradotto il testo da un’opera in latino, intitolata ‘le Historie de' Longobardi’, perché uomini e donne possano trarne piacere leggendola.

    Struttura

    La novella segue la lettera dedicatoria a Francesca de' Medici proponendosi come traduzione di un testo trovato «in extremità» in un libro di gallica historia.