Novella di Brancazio Malespini (I 9)

Novella appartenente a: Le Cene - Cene I 9

Rubrica

Brancazio Malespini, passando innanzi giorno di fuori della porta alla Giustizia, ha per cosa di nullo valore sì gran paura, che egli ne fu per morire.

Incipit

Giovan Francesco del Bianco, il quale fu ne i tempi suoi un uomo veramente qualificato, di saldo giudizio, ma sopra tutto bellissimo ragionatore (e quegli era che sapeva meglio che alcuno altro raccontare un caso intervenuto, magnifica presenza avendo, gran memoria, buona voce e ottima pronunzia), soleva spesso, tra gli altri suoi bellissimi ragionamenti, narrare come in Firenze fu già un giovane chiamato Brancazio Malespini; il quale, sì come della maggior parte de i giovani avviene, era innamorato d’una bellissima donna, che stava a Ricorboli, poco fuori della porta a San Niccolò, moglie d’un buono uomo della contrada, il quale faceva una fornace.

Explicit

E se non che la sera tornò la Biliorsa in sul tramontar del sole a spiccare quelle zucche, onde fu veduta e quindi agevolmente trovato la cosa, a Brancazio non arebbe tutto il mondo cavato della testa che non fusse stato il diavolo veramente quel ch’egli vide, e che qualche negromante, incantatore, stregone o maliardo non avesse poi quegli uomini, che gli parevono impiccati, fatti convertire in zucche.

 

Narratore

Silvano

Trama

Il giovane Brancazio Malespini ha come amante una donna che abita a Ricorboli, Oltrarno. Per andare da lei usa fare un percorso tale da non poter essere seguito e, dopo essere stato insieme a lei, torna a casa sua in modo da non suscitare i sospetti del marito. Una notte, passando vicino alle forche sente una litania funebre; si spaventa ma, facendosi animo, decide di andare a vedere. La notte è scura, per questo Brancazio non può vedere la Biliorsa, una donna matta, che impicca alcune zucche con un lungo gambo, tali da sembrare cadaveri. Sentendo rumore la donna, minaccia Brancazio di impiccare anche lui e gli si avvicina. Il giovane teme che sia il diavolo e sviene. La Biliorsa vuole trascinarlo sulla scala e arriva a portarlo fino al primo scalino, lasciandolo lì svenuto. Quando si fa giorno i contadini passando vedono quello strano spettacolo. Giunge infine il padre di Brancazio, che lo fa portare via e curare, ma il giovane rimane orribilmente segnato dallo spavento.

Personaggi principali

Brancazio Malespini (fiorentino), Biliorsa (pazzo), padre

Ambientazione

Firenze (città), Ricorboli (campagna)

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Generi

novella comica

Prologo

Tutta la compagnia approva la beffa del Tasso e biasima la supponenza dell’abate. Silvano annuncia che con la sua novella genererà in loro meraviglia, perché intende raccontare la storia di uno spavento terribile capitato a un fiorentino.

Autore: Antonfrancesco Grazzini Lasca

DBI: Pignatti F., "Grazzini, Antonfrancesco", vol. 59 (2002)

Periodo di composizione/ data di pubblicazione:

Luogo di produzione: Firenze

Lingua: volgare

Temi:

scambio di persona, cattiva fortuna, malattia, morte naturale, magia, follia, infedeltà in amore, matrimonio

A cura di: Sandra Carapezza