Novella di maestro Diego
Novella appartenente a: Il Novellino - Novellino 1
Dedicatario
Ferdinando I d'Aragona re di Napoli
DBI: A. Ryder, "Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli", vol 46 (1996)
Rubrica
Maestro Diego è portato morto da messere Roderico al suo convento; un altro frate, credendolo vivo, li dà con un sasso, e crede averlo morto; lui fuggesi con una cavalla, e per uno strano caso se incontra col morto a cavallo in uno stallone con la lancia a la resta; sequelo per tutta la cità; e il vivo è priso; confessa lui esser stato omicida; volsi iusticiare; il cavaliero manifesta il vero, e al frate è perdonata la non meritata morte.
Incipit
Tanti sono stati e tanti sono, eccelso e gloriosissimo re, gli periti poeti, gli eloquenti oratori e gli altri dignissimi scrittori, quali hanno scrivendo fabricato e de fabricare non desisteno, e in elegante prosa e in verso digno, e latino e materno, in laude, gloria e perpetua fama de tua serenissima maiestà, che mi persuado che 'l mio rusticano stile ti parrà appresso de quelli non altramente che la negra macchia in mezzo del candido armellino.
Explicit
Da la conclusione de la quale potremo pigliare argomento che le loro secure, quanto più sono erti ed eminenti gli arbori, tanto con maiore baldanza e temerità hanno in quelli vigore e ingegnanosi mandarli giù a terra, como ti sarà demostrato.
Bibliografia
- Edoardo Sanguineti, Scaricare il morto, in Giornalino (1973-75), Torino, Einaudi, 1976, pp. 161-165.
Contributori: Edoardo Sanguineti
Narratore
Masuccio Salernitano
Trama
Il giovane frate minore conventuale Diego da Revalo, maestro presso lo studio di Salamanca, si innamora e prova a sedurre donna Caterina con lettere d'amore. Costei è la moglie del cavaliere messere Roderico d'Angiaia, che, scoperte le intenzioni del maestro, lo attira con l'inganno in casa sua e lo uccide, occultandone poi il cadavere nelle latrine del convento. Nella notte vi giunge un secondo frate, già ostile al maestro. Crede che Diego tardi di proposito a cedergli il posto e così lo colpisce con un sasso. Rinvenendolo morto, pensa di essere stato lui ad ammazzarlo. Essendo a conoscenza delle attenzioni del maestro per Caterina, decide di depositare il suo corpo sull'uscio della casa di Roderico per fare ricadere sul cavaliere la responsabilità del delitto. Il cavaliere, ritrovando il cadavere, mette il corpo di Diego in sella a uno stallone munito di alabarda davanti alla chiesa del convento. Frattanto il secondo frate, per allontanare ulteriormente i sospetti da sé, si dispone a lasciare temporaneamente la città in groppa a una cavalla. Così s'imbatte, con spavento, in Diego armato. Lo stallone montato dal maestro è preso da un impeto per la cavalla del frate. Il frate è convinto che lo spirito di Diego voglia vendicarsi dell'omicidio e si dà alla fuga. Ne nasce un inseguimento che dura fino al mattino, quando la popolazione si accorge dello strano spettacolo e, essendo rinvenuto il cadavere del maestro, il frate viene imprigionato e condannato a morte. Passa allora in città re Ferrando, che informato del caso, ne ride e se ne rattrista a un tempo. Al cospetto del re, di cui è uno dei favoriti, Roderico sente di non poter lasciare che il frate venga giustiziato ingiustamente. Confessa dunque le sue colpe a don Ferrando, che ascolta la storia divertito: il cavaliere viene assolto e il frate liberato.
Personaggi principali
Diego da Revalo (frate), frate, Roderico d'Angiaia (cavaliere), Caterina (donna), Ferrando [Ferdinando I] d'Aragona (re)
Ambientazione
Salamanca (città), convento
Datazione dell'ambientazione
Generi
cronaca, novella a lieto fine, novella comica, racconto morale
Prologo
Nel dedicargli la novella, Masuccio spera (con evidente ironia) che don Ferrando [re Ferdinando II d'Aragona] vi trovi la descrizione di certe abitudini dei religiosi che lo indurranno a una devozione anche maggiore nei confronti della loro propensione ad arricchirsi.
Epilogo
Masuccio si rivolge a Ippolita Sforza presentando la vicenda di Diego come esempio della corruzione dei falsi religiosi e sostiene che una punizione analoga a quella spettata al maestro potrebbe funzionare come deterrente ai loro inganni. Introduce da ultimo la novella successiva.
Autore: Tommaso Guardati Masuccio Salernitano
DBI: F. De Propris, "Guardati, Tommaso", vol. 60 (2003)
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1476? ca.
Luogo di produzione: Napoli
Lingua: volgareTemi:
beffa, vendetta, giustizia, omicidio, evento reale, lussuria
A cura di: Michel Cattaneo