Novella di Bianca di Tolosa

Spicciolata - Novella spicciolata di Luigi Alamanni

Dedicatario

Batina Larcara Spinola

    Incipit

    Vanamente e fuori d’ogni dovere parlano coloro, magnifica mia signora, i quali affermano le forze della Natura essere di più valore che quelle d’Amore.

    Explicit

    È questa istoria così partitamente e distesamente narrata nelle croniche dell’uno e dell’altro contado, in nelle quali qual più fusse o la tolosana pudicizia o la cortesia catalana lascio a giudicar nella discrizione di chi legge.

    Manoscritti

    Bibliografia

    Edizioni di riferimento
    • Andrea Menozzi, Luigi Alamanni, Novella, in «Arnovit. Archivio novellistico italiano», 3, 2018, pp. 73-120.
    Bibliografia critica
    • Henri Hauvette, Un exilié florentin à la cour de France au XVIe siécle. Luigi Alamanni (1495-1556) sa vie et son oeuvre, Paris, Hachette, 1903.
    • Alexander Haggerty Krappe, La source de la "Nouvelle" de Luigi Alamanni, in «Etudes italiennes», 2, 1920, pp. 140-153.
    • Letterio Di Francia, Novellistica, 2, Milano, Vallardi, 1925.
    • Bruno Porcelli, La novella del Cinquecento, Roma-Bari, Laterza, 1979.
    • Adriana Mauriello, Dalla novella “spicciolata” al “romanzo”. I percorsi della novellistica fiorentina nel secolo XVI, Napoli, Liguori, 2001.
    • Nicoletta Marcelli, Luigi Alamanni e Boccaccio: la novella di Bianca di Tolosa, in Boccaccio e i suoi lettori. Una lunga ricezione, Bologna, il Mulino, 2013, pp. 347-366.
      Contributori: Gian Mario Anselmi (curatore), Giovanni Baffetti (curatore), Carlo Delcorno (curatore), Sebastiana Nobili (curatore)
    Edizioni moderne
    • Antonio Maria Borromeo, Notizia de' novellieri italiani, Bassano, Giuseppe Remondini e figli, 1794.
    • Gaetano Poggiali, Novelle di alcuni autori fiorentini, Londra [ma Livorno], Riccardo Banker [ma Tommaso Masi], 1795.
    • Pietro Raffaelli, Versi e prose di Luigi Alamanni, Firenze, Le Monnier, 1859.
    • Giambattista Salinari, Novelle del Cinquecento, Torino, UTET, 1976.

     

    Narratore

    Luigi Alamanni

    Trama

    Renato, conte di Tolosa, promette alla moglie, in punto di morte, di concedere alla figlia Bianca la libertà di scegliere il suo sposo. Dopo alcuni anni, egli e il conte di Barcellona, don Ferrando, che sono stati in guerra per lungo tempo, sostenuti l’uno dal re di Francia e l’altro da quello di Spagna, decidono di stipulare una pace e decidono di coronarla con il matrimonio tra Bianca e il figlio di don Ferrando, purché la giovane ne sia contenta. Il figlio del conte di Barcellona si reca allora a Tolosa, per incontrare la promessa sposa, e si dimostra molto virtuoso. Commette tuttavia un errore imperdonabile agli occhi di Bianca: prende al volo un chicco di melograno prima che cada a terra e lo mangia. La giovane interpreta il gesto come un segno dei suoi pessimi costumi e della sua avarizia, opponendosi alle nozze. Il padre non riesce a farle cambiare idea ed è costretto a rivelare l’accaduto al giovane conte, che pare accettare di buon grado la situazione. Sulla via del ritorno in patria, il gentiluomo si congeda dalla maggior parte dei suoi servitori e poi, tagliatosi la barba e travestitosi da gioielliere, torna a Tolosa sotto mentite spoglie. Si spaccia così per un mercante di gemme di origini navarresi e riesce ad attirare l’attenzione di Bianca e delle sue dame di compagnia, alle quali vende alcune gemme. Individuata una cameriera, con cui la giovane sembra essere in particolare confidenza, le spiega di avere un gioiello di straordinario pregio, ma di non volerlo assolutamente vendere. La serva rivela la notizia a Bianca, che desidera ardentemente la gemma e manda la cameriera dal “navarrese” per persuaderlo a vendergliela. La cameriera ottiene soltanto la possibilità, per lei e Bianca, di vedere la pietra, concordando un appuntamento con il “mercante”. Questi mostra dunque alle due una splendida punta di diamante, di cui loda le straordinarie virtù, spiegando che essa è la rinomata pietra filosofale: se chi la possiede non sa cosa fare, può consultarla, dato che essa si rischiara, se il suo possessore deve prendere una decisione in senso positivo, e si oscura in caso contrario. Rivelato il segreto, il mercante se ne va, portando con sé la pietra e lasciando Bianca ancora più desiderosa di averla. Varie volte, su richiesta di Bianca, la cameriera va dal “navarrese” per convincerlo, ma solo alla terza occasione l’uomo accetta di cedere la pietra in cambio di una notte con la contessa. La cameriera spiega alla padrona quali sono le condizioni del mercante e Bianca inizialmente si adira; alla fine però acconsente, persuasa dalla confidente. Gli incontri amorosi con il “navarrese” si ripetono e Bianca rimane incinta. La cameriera cerca di convincerla a tenere segreta la gravidanza, per contrarre comunque un buon matrimonio. La giovane rifiuta e, convocato il mercante, gli spiega di essere in attesa di suo figlio e gli chiede di sposarla. Il “navarrese” finge un iniziale tentennamento, per poi accettare. Quella notte stessa la coppia parte in gran segreto, lasciando i Tolosani allibiti per l’improvvisa scomparsa della contessa. La cameriera maschera la fuga come un ritiro in convento. Il conte di Barcellona è intenzionato ad approfittare della situazione per vendicarsi di Bianca, per cui le fa fare il tragitto da Tolosa a Barcellona a piedi e poi le impone di alloggiare nell’umilissima casa di una vecchia virtuosa. Un giorno le impone di rubare alla donna dei pani; un cavaliere, suo amico e complice, la smaschera poi pubblicamente. Non pago, il conte fa assumere Bianca dalla propria madre per cucire delle perle su ricchi panni e le impone di rubarne quante più riesce, facendola poi svergognare pubblicamente dall’amico ancora una volta. Avendo ormai appagato i suoi desideri di vendetta, il giovane conte rivela l’accaduto ai genitori, che acconsentono al suo matrimonio con Bianca. Il “mercante” allora spiega alla giovane che il conte sposerà una ricca gentildonna e che lei dovrà recarsi a corte per rubare tutto ciò che può. Costretta a ubbidire, Bianca va a palazzo. Qui però il giovane conte di Barcellona le rivela la sua vera identità e, chiestole perdono, le propone di sposarlo. Bianca accetta e le famiglie vengono informate, festeggiando così le nozze e la rinnovata pace fra loro. La giovane darà alla luce un bambino e avrà poi altri figli con il conte, con cui vivrà felice.

    Personaggi principali

    Bianca (gentildonna), conte di Barcellona (innamorato), Renato, conte di Tolosa (padre), contessa di Tolosa (madre), don Ferrando, conte di Barcellona (padre), contessa di Barcellona (madre), cameriera di Bianca (cameriera), vecchio, amico del giovane conte di Barcellona (cavaliere)

    Ambientazione

    Tolosa (città), palazzo del conte di Tolosa (palazzo), camera di Bianca (camera), strada, Barcellona (città), casa della vecchia (casa), palazzo del conte di Barcellona (palazzo)

    Datazione dell'ambientazione

    Passato remoto

    Generi

    aneddoto storico, cronaca, novella a lieto fine

    Prologo

    Le forze dell’amore sono più potenti di quelle della natura e la novella che segue ne è un esempio moderno. L’autore l’ha sentita raccontare poco tempo prima dalla dedicataria, Batina Lacara Spinola.

    Epilogo

    La vicenda è narrata nelle cronache dei due territori; al lettore è lasciato ironicamente il compito di scegliere se è stata maggiore la pudicizia tolosana o la cortesia catalana.

    Struttura

    La novella è introdotta da una lettera di dedica a Batina Larcara Spinola, firmata dall’autore.

    Note

    Rubrica: Nicoletta Marcelli nota che i manoscritti e l’editio princeps non recano alcuna rubrica; quella presente in alcune edizioni ("Bianca, figliuola del conte di Tolosa, ricusa di sposare il figlio del conte di Barcellona per un atto di avarizia praticato dal giovane al convito delle nozze. Il padre di lei, avendone fatto prima solenne promessa alla moglie, non può costringerla a farlo, benché da simil parentado seguir ne dovesse la pace fra questi due signori, dopo molti anni di fiera nemicizia. Strano accidente avvenuto, per cui Bianca, senza saperlo, divien moglie del giovane, che per suo amore si era finto mercatante di gioie. Lunghi e penosi travagli da lei sostenuti con virtuosa costanza. In fine sodisfatto il marito della vendetta presasi pel fatto rifiuto, le manifesta l’esser suo, e si vivono lietamente lungo tempo insieme") andrebbe dunque attribuita non a Luigi Alamanni, ma all’edizione Poggiali (cfr. N. Marcelli, "Luigi Alamanni e Boccaccio: la novella di Bianca di Tolosa", in "Boccaccio e i suoi lettori. Una lunga ricezione", a cura di Gian Mario Anselmi et al., Bologna, il Mulino, 2013, p. 352n).