Novella dello Scheggia e del Pilucca che beffano Guasparri del Calandra (II 6)

Novella appartenente a: Le Cene - Cene II 6

Rubrica

Lo Scheggia e il Pilucca con dua lor compagni fanno una beffa al Guasparri del Calandra, onde egli fu per spiritare: poi con bellissimo modo gli cavano un rubin di mano, il quale da lui ricomperato, si sguazzano i danari.

Incipit

In Firenze fu già un buono uomo chiamato Guasparri del Calandra, che faceva battiloro, assai buon maestro di quel arte, ma persona per altro bonaria e di grosso ingegno.

Explicit

Il quale, tornato l'Ogni Santi in Firenze, per star con l'animo riposato e senza sospetto vendé la casa di borgo Stella, e comperonne un'altra da San Pier Maggiore, dove coloro in capo di pochi mesi gli fecero un'altra burla, della quale avedutosi per opera di quel suo parente, e da lui ammaestrato, per li suoi consigli finalmente lasciò in tutto e per tutto la pratica loro.

 

Narratore

Fileno

Trama

A Firenze, un battiloro, di nome Guasparri, molto ricco grazie a un buon matrimonio, gode dell’amicizia della brigata formata dai giovani spensierati lo Scheggia, il Pilucca, il Monaco e Zoroastro. Guasparri si diverte in loro compagnia e è lusingato dall’essere considerato da loro un intenditore di vini, perciò offre sempre il vino. Trascorrono varie serate a bere e spesso a raccontare storie di paura che spaventano molto Guasparri. Una sera un parente rimprovera Guasparri per questo suo comportamento, rivelandogli che lo Scheggia e gli altri ridono alle sue spalle e approfittano di lui per bere gratis. L’uomo allora rifiuta gli inviti dello Scheggia dapprima con deboli scuse, poi spiegando il motivo. Lo Scheggia lo invita a partecipare comunque alle loro serate, senza dover pagare il vino. Dato che nessuno riesce a persuaderlo a pagare, i giovani architettano una beffa, con la complicità di Meino, vicino di casa di Guasparri. Alla presenza di Guasparri trascorrono la serata facendo discorsi di streghe e fantasmi. Guasparri, quando si avvia per rincasare da solo, ha una grande paura. Giunto sul ponte, vede delle sagome che egli crede fantasmi, ma che sono in realtà maschere issate su alte croci e manovrate dallo Scheggia. Terrorizzato, si volta e torna dalla compagnia. I giovani lo accusano di volersi fare beffe di loro, finchè egli li persuade a venire con lui sul ponte. Zoroastro lo accompagna fino al punto in cui erano comparsi i fantasmi, e, dato che non si vede nulla di strano, ne torna indietro irritato. Frattanto, tramite il vicino di casa di Guasparri, la casa è stata allestita in modo da sembrare popolate di morti e riempita di candele. Quando vi arriva, Guasparri scappa in preda al panico. Nuovamente i giovani lo accusano di deriderli; Zoroastro infine chiede in pegno un prezioso anello di Guasparri: se nella casa non ci sarà nulla, Guasparri dovrà pagargli l’anello. Così capita, dal momento che nel frattempo l’abitazione è stata sgomberata dai complici. Guasparri dopo questa esperienza traumatica lascia quella casa, ma rimarrà sempre segnato, come se fosse stato avvelenato.

Personaggi principali

Guasparri del Calandra (orafo), Scheggia (orafo), Monaco (pittore), Pilucca (scultore), Zoroastro (mago)

Ambientazione

Firenze (città), della Carraia (Bridge), casa

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Generi

novella comica

Prologo

La novella precedente fa piangere la compagnia, con l’unica consolazione della giusta punizione del colpevole. Filenio afferma di avere cambiato intenzione rispetto alla novella che avrebbe voluto raccontare, optando per una storia più comica, adatta a rallegrare la brigata.

Autore: Antonfrancesco Grazzini Lasca

DBI: Pignatti F., "Grazzini, Antonfrancesco", vol. 59 (2002)

Periodo di composizione/ data di pubblicazione:

Luogo di produzione: Firenze

Lingua: volgare

Temi:

furto, beffa, arricchimento attivo, scambio di persona, punizione, malattia, magia, stupidità, astuzia, amicizia maschile

A cura di: Sandra Carapezza