Novella di Giulia Camposanpiero e Tesibaldo Vitaliani

Spicciolata - Novella spicciolata di Giulia Bigolina

Rubrica

Novella di Giulia Camposanpiero, et di Thesibaldo Vitaliani raccontata nello amenissimo luogo di Mirabello da una nobilissima gentildonna padovana.

Incipit

Sì come è bella, ma difficile oltre modo, l'impresa che m'è imposta dalla Signora Cavaliera Conte nostra Reina, nobilissime donne et valorosi huomini, così potessi bene sperare di condurla a quel debito fine che ricerca la sua grandezza.

Explicit

Ma avanti che io mi parta / so che la Reina nostra ella ch'ha ingegno / indovinerà ciò per sì gran pegno / se non fatte voi segno / d'esser sì dotti questi versi sciorre / com'i vostri sapeste ben esporre.

Manoscritti

  • BP, 1451 VIII

Bibliografia

Edizioni di riferimento
  • Giulia Bigolina, The Novella of Giulia Camposanpiero and Thesibaldo Vitaliani, in «Urania The Story of a Young Woman's Love & The Novella of Giulia Camposanpiero and Thesibaldo Vitaliani», a cura di Christopher Nissen, Tempe, Arizona, Arizona Center for Medieval and Renaissance Studies, 2004, pp. 291-321.
    Note: Edizione con traduzione inglese; Contributori: Giulia Bigolina, Christopher Nissen (curatore)
Bibliografia critica
  • Valeria Finucci, Introduzione, in Urania, Roma, Bulzoni, 2002, pp. 13-66.
    Contributori: Giulia Bigolina, Valeria Finucci (curatore)
  • Christopher Nissen, The Motif of the Woman in Male Disguise from Boccaccio to Bigolina, in The Italian Novella, New York, Routledge, 2003, pp. 201-217.
    Contributori: Gloria Allaire (curatore)
  • Christopher Nissen, La novella-romanzo e il romanzo-novella nelle opere di Giulia Bigolina, in «Levia Gravia», XV-XVI, 2013, pp. 465-475.
Edizioni moderne
  • Giulia Bigolina, Novella di Giulia Bigolina, in «Notizia de’ novellieri italiani posseduti dal Conte Anton Maria Borromeo gentiluomo padovano con alcune novelle inedite», a cura di Anton Maria Borromeo, Bassano, Remondini e figli, 1794, pp. 119-146.
    Contributori: Anton Maria Borromeo

 

Trama

A Padova vive Tesibaldo Vitaliani, un giovane bello e virtuoso, che ha deciso di rinunciare al matrimonio. In occasione della vittoria cittadina contro gli Scaligeri vengono organizzati magnifici festeggiamenti e Tesibaldo si trova per caso a danzare con la bellissima Giulia Camposanpiero. Nonostante un iniziale tentennamento, il giovane si rende conto di essere innamorato della ragazza e accetta la sua richiesta di battersi per lei durante l’imminente giostra. Il torneo dura tre giorni e Tesibaldo riesce ad avere la meglio sul favorito, Lucio Orsino, un gentiluomo romano. Questi però giura vendetta per l’offesa subita. Intanto Tesibaldo e Giulia si sposano in segreto e vivono felici la loro storia d’amore, finché il giovane non è costretto a partire per un incarico diplomatico alla volta di Bologna, in occasione dell’incoronazione dell’imperatore Sigismondo. Questi viene colpito dall’eloquenza di Tesibaldo e, nonostante l’iniziale riluttanza del giovane, riesce a convincerlo a tornare con lui a Vienna in qualità di ambasciatore. A corte si innamora di lui la figlia dell’imperatore, Odolarica, che prende l’abitudine di osservare l’amato dalle finestre del palazzo. Nel frattempo, giunge a Vienna anche l’Orsino, che spera di sposare Odolarica. Una sera, durante una festa, la giovane invita Tesibaldo a danzare e gli confessa i suoi sentimenti, ma il gentiluomo la respinge, sostenendo di essere inferiore a lei. A nulla serve la mediazione di Emilia, figlia del duca d’Alba, e Odolarica si ammala. L’Orsino, accortosi dei sentimenti della giovane e intenzionato a vendicarsi di Tesibaldo, decide di intervenire. Spiega così alla figlia dell’imperatore di essere pronto ad aiutarla organizzando un incontro segreto tra lei e il suo amato non appena sarà guarita. Odolarica è felice al punto tale da tornare in forze in pochissimo tempo. Nel frattempo, grazie a un cameriere, l’Orsino ottiene i vestiti che Tesibaldo portava durante il ballo e, indossatili, si reca all’incontro notturno con Odolarica, la quale lo scambia per l’amato e non solo lo accoglie nelle sue camere, ma giace anche con lui. Gli incontri notturni si ripetono, finché qualcuno non si accorge di quanto sta accadendo e, riconosciuti gli abiti di Tesibaldo, avverte l’imperatore che quest’ultimo frequenta in segreto le camere di sua figlia. Il sovrano non è convinto e, intenzionato a organizzare il fidanzamento di Odolarica con Odoardo, figlio del re d’Ungheria, si reca dalla giovane per chiedere spiegazioni. La ragazza rivela di aver contratto delle nozze segrete con Tesibaldo. Adirato, l’imperatore fa rinchiudere la figlia in una torre e imprigionare Tesibaldo in attesa di farlo bruciare sul rogo. Il giovane non capisce cosa stia accadendo e non riesce a ottenere udienza dal sovrano. Vengono mandati ambasciatori imperiali a Padova per informare dell’accaduto i governanti cittadini, che scelgono di appoggiare le decisioni prese dall’imperatore. Giulia, venuta a sapere a sua volta della situazione e pensando che Tesibaldo sia innocente, decide di andare in soccorso dell’amato a Vienna vestita da uomo, dopo aver informato due cugini della sua decisione. Nel frattempo, gli ambasciatori padovani, giunti a Vienna, esortano l’imperatore a inasprire la pena di Tesibaldo e far ricadere su di lui tutta la colpa, liberando Odolarica, ma il sovrano ha già deciso di condannare anche lei al rogo. Ben presto viene dato ordine di eseguire la sentenza: Odolarica, legata pubblicamente a un palo per essere arsa viva, afferma davanti a tutti che quanto le viene imputato corrisponde alla verità, ma che non si sente per questo colpevole. Genera così la pietà collettiva. Intanto Giulia è giunta a Vienna e vede Tesibaldo mentre viene portato al patibolo. Sempre vestita da uomo, ingaggia un feroce combattimento per liberarlo, ma viene fermata e imprigionata. Tesibaldo viene portato sul patibolo e legato al palo insieme a Odolarica, ma, prima che il fuoco venga acceso, un ufficiale ferma l’esecuzione. Un frate francescano ha infatti informato l’imperatore che l’Orsino, poco prima di morire a causa dei suoi eccessi, gli ha confessato l’inganno. Il sovrano fa portare dunque Odolarica e Tesibaldo a corte e chiede perdono a quest’ultimo. Accetta poi che la figlia sposi il giovane, che però rifiuta cortesemente, spiegando che il suo cuore appartiene a un’altra donna. Nel mentre Giulia sta per essere portata al patibolo per essere decapitata e sente che Tesibaldo è stato graziato perché innocente, per cui implora i suoi aguzzini di essere portata dall’imperatore, avendo importanti cose da riferirgli. Giunta al cospetto del sovrano e della sua corte, Tesibaldo incluso, rivela la sua vera identità. Tutti sono commossi dalla notizia, in particolare Tesibaldo, che ottiene dall’imperatore il permesso di far rivestire Giulia da donna. Il sovrano grazia poi la giovane e, dopo aver festeggiato la coppia, la rimanda a Padova con ricchi doni, mentre Odolarica si ritira in un monastero.

Personaggi principali

Tesibaldo Vitaliani (giovane), Giulia Camposanpiero (innamorato), capi della Repubblica padovana (governatore), Sigismondo (imperatore), Eugenio IV (papa), Lucio Orsino (gentiluomo), Odolarica, figlia dell'imperatore (innamorato), Emilia (gentildonna), frate

Ambientazione

Padova (città), Bologna (città), Vienna (città), corte dell'imperatore a Vienna (corte), luogo predisposto per l'esecuzione (piazza)

Datazione dell'ambientazione

1311 ca. - Epoca medievale

Generi

aneddoto storico, novella a lieto fine

Prologo

La narratrice, pur non ritenendosi all’altezza, accetta la richiesta della Signora Cavaliera Conte, regina della brigata, e racconta la novella di Giulia da Camposanpiero, che, a suo parere, dovrebbe essere definita ‘istoria’ prima ancora che ‘novella’.

Epilogo

La narratrice chiede perdono se non è stata una novellatrice all’altezza della materia proposta; la colpa tuttavia è della regina, che l’ha costretta a un’impresa tanto ardua. Pur sapendo di non essere eloquente quanto i suoi compagni, afferma di voler concludere come loro il suo intervento con un enigma, esortando tutti a risolverlo.

Struttura

La novella è inserita all'interno di una cornice narrativa: la narratrice si rivolge infatti a una regina della brigata e a un gruppo di novellatori e novellatrici, che l'hanno preceduta nel novellare. Ciò pare suggerire che Giulia Bigolina pianificasse (o abbia scritto) una raccolta di novelle con cornice di cui ha realizzato (o sopravvive) solo la novella di Giulia e Tesibaldo.

Sezioni poetiche

Forma incipitMetricaNote
Io nasco padre, e meco nasce anchorasonetto caudatoEnigma in forma di sonetto

Autore: Giulia Bigolina

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1550 ca.

Luogo di produzione: Padova

Lingua: volgare

Temi:

vendetta, travestimento, premio, malattia, evento reale, lussuria, retorica, virtù, coraggio, lealtà, relazione gerarchica re/suddito, amore, eros, fedeltà in amore, matrimonio, matrimonio segreto

A cura di: Flavia Palma