Novella del braccio di San Luca

Novella appartenente a: Il Novellino - Novellino 4

Dedicatario

Antonello Petrucci
DBI: Russo A., "Petrucci, Antonello", DBI, vol. 82 (2015)

    Rubrica

    Fra Ieronimo da Spoleto con un osso de corpo morto fa credere al populo surrentino sia il braccio de san Luca; il compagno li dà contra; lui prega Idio ne demostre miraculo; il compagno Finge cascar morto, ed esso orando lo retorna in vita; e per li duppi miraculi raduna assai moneta, deventane prelato e col compagno poltronizza.

    Incipit

    Esistimo, magnifico mio maiore, che volendo dar principio a scrivere a te, mare d'ogne retorico stile, se in me fusse la lira de Orfeo o la eloquenzia de Mercurio, non altramente che un vil canto d'un cieco al grosso vulgo te parrebbe.

    Explicit

    [...] e anche trasformando il nome dal suo naturale, dicea voler ponere il papa a Roma e cavare il turco da Costantinopoli

     

    Narratore

    Masuccio Salernitano

    Trama

    Il frate minore Ieronimo da Spoleto, predicatore con fama di santo, presso Aversa entra in possesso del braccio del cadavere di un cavaliere perfettamente conservato. Immagina di poterlo spacciare come reliquia con cui arricchirsi e così poter oziare o accedere a un’alta carica. Tornato a Napoli, si unisce al suo compagno fra Mariano da Saona. I due si dirigono per mare verso la Calabria, dove ritengono che i loro inganni possano più facilmente andare a buon fine. L’imbarcazione è costretta a fare scalo a Sorrento: qui, fra Ieronimo ottiene di predicare nella chiesa maggiore per mostrare una santa reliquia. Anche per mezzo di una falsa bolla papale, dà quindi a credere ai sorrentini che il braccio sia quello di San Luca: il popolo accorre e inizia a elargire laute offerte. Interviene a questo punto fra Mariano che, travestitosi da domenicano, mette in dubbio l’autenticità della reliquia. Ieronimo invoca allora un miracolo: come si erano accordati, l’altro frate prima finge di cadere morto, poi di venire resuscitato: da questa messa in scena, deriva ai due un più cospicuo incasso. Dopo varie peregrinazioni e altrettante frodi, Ieronimo, ormai noto per i suoi miracoli, riesce comprarsi il vescovado di Spoleto.

    Personaggi principali

    Ieronimo da Spoleto (frate), Mariano da Saona (frate)

    Ambientazione

    Aversa (città), Sorrento (città), chiesa, Calabria (regione), Spoleto (città)

    Datazione dell'ambientazione

    1415 ca. - 1416 - Datata

    Generi

    cronaca, novella comica

    Prologo

    Masuccio afferma di aver tardato a scrivere la novella perché il suo stile è indegno di Antonello Petrucci, al quale si rivolge. Non ha però dubbi che la sua lettura possa servire a mettere in guardia dai presunti santi che, fingendo di fare miracoli, ingannano e rubano, come nel caso che si appresta a raccontare.

    Epilogo

    Masuccio prende di mira i religiosi per la loro avarizia e accusa tutto il clero di quella simonia commessa da fra Ieronimo in conclusione alla novella. Passa infine a introdurre la successiva.

    Autore: Tommaso Guardati Masuccio Salernitano

    DBI: F. De Propris, "Guardati, Tommaso", vol. 60 (2003)

    Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1476? ca.

    Luogo di produzione: Napoli

    Lingua: volgare

    Temi:

    beffa, arricchimento, travestimento, miracolo, avarizia

    A cura di: Michel Cattaneo