Novella di Filippo Maria Visconti
Novella appartenente a: Novelle porretane - Porretane 61
Rubrica
El duca Filippo Maria de Milano per avere perdonato ad Alfonso rege e a molti altri principi, se disputa qual fu magiore magnanimità, o la sua o quella de Octaviano quando perdonò a Erode. Dove se chiarisse che l'anima del duca a l'altra vita jubila de la fama ha in questo seculo da sé lassata.
Incipit
Conte mio caro, gentilomini prestantissimi e voi bellissime e caste matrone, dovete intendere che, occiso il re Vincislao per veneno da' fiorentini, secundo io trovo, per oppressione grande faceva alla sua illustre citade, remase la regina Zoanna juniore regina del suo regno.
Explicit
E in questa forma dixe.
Narratore
Galeaz Marescotto di Calvi
Trama
Filippo Maria Visconti cattura in battaglia Alfonso d'Aragona e molti suoi principi. Il duca, invece di trattarli come prigionieri, tuttavia prima li fa condurre a Milano e, dopo alcuni giorni in cui non si mostra loro, li libera con tutti gli onori.
Personaggi principali
Filippo Maria Visconti (duca), Alfonso d'Aragona (re), nobile
Ambientazione
Milano (città)
Datazione dell'ambientazione
1435
Generi
cronaca
Epilogo
La brigata s'interroga sulla magnanimità del duca, paragonandola a quella di Ottaviano, che perdonò Erode. Sopraggiunge poi il carmelitano maestro Baptista Mantuano, al quale, sulla scorta del precedente dibattito, viene chiesto di esprimersi in merito alla seguente questione: se l'anima nell'aldilà giubili per la fama lasciata nel mondo. Questi si avvia dunque a rispondere introducendo il suo discorso.
Autore: Giovanni Sabadino degli Arienti
DBI: Ghinassi G., "degli Arienti, Giovanni Sabadino", vol. 4 (1962)
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1470 ca. - 1492 ca.
Luogo di produzione: Bologna
Lingua: volgareTemi:
A cura di: Michel Cattaneo