Novella di Alardo

Spicciolata - novella spicciolata di Francesco Tedaldi

Dedicatario

Bartolomeo Buonconti

    Rubrica

    F. Tedaldi ad Bartholomeum Buonchontem.

    Incipit

    Cum his diebus carissime mi Bartholomee solus in bibliotheca forem, una mecum cogitare cepi quanti laboris, quanti periculi quantive mali bellum hoc per universam Ytaliam commistum hominibus esset.

    Explicit

    Quem cum magnis donis comes remunerare vellet, nequaquam persistere voluit, sed ascendens equum ad ducem suum magna cum victoria ac letitia rediit. Finis.

    Manoscritti

    • BAV, Vat. Lat. 5201, cc. 89v-107v

    Bibliografia

    Edizioni di riferimento
    • Paul Oskar Kristeller, Una novella latina e il suo autore Francesco Tedaldi, mercante fiorentino del Quattrocento, in Studies in Renaissance thought and letters, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1986, pp. 385-402.
      Contributori: Paul Oskar Kristeller
    Bibliografia critica
    • David Marsh, Shorter Prose Fiction, in A Guide to Neo-Latin Literature, Cambridge, Cambridge University Press, 2017, pp. 308-321.
      Contributori: Victoria Moul (curatore)

     

    Narratore

    Francesco Tedaldi

    Trama

    Alardo è un uomo di corte che si innamora della moglie del duca di cui è al servizio, il quale è lontano, impegnato sul campo di battaglia contro gli Inglesi nelle milizie del re di Francia. La duchessa si invaghisce a sua volta di Alardo, gli rivela i suoi sentimenti e i due hanno una relazione, che nascondono ai servitori, insospettiti dal comportamento dell'uomo, fingendo una malattia di quest'ultimo. Al ritorno del duca, per dissimulare la situazione, Alardo finge di essere sì innamorato, ma di un’altra donna, una contessa vedova, chiedendo a quest’ultima di reggergli il gioco con il duca quando i due uomini si recano a trovarla. Ma questo favore si rivolta contro alla contessa, che si risposa con un nuovo conte, quando viene falsamente accusata di adulterio da un suo spasimante rifiutato, Perinetto. La sorte della donna dipende tutta dall’esito di un duello fra chi la accusa e chi ne difende l’onore: se nessuno si farà avanti per sfidare Perinetto, lei sarà condannata a morte. Dopo molti tentativi falliti, la donna chiede aiuto ad Alardo, che è desideroso di ricambiare il favore ricevuto, ma afferma di non poter andare a combattere per lei, poiché non ha il permesso del duca. La donna è disperata, ma in realtà Alardo è intenzionato ad aiutarla e vuole farlo in incognito: immediatamente racconta il caso al duca ed entrambi, travestiti da frati domenicani, vanno a difendere la donna. Solo all’ultimo momento, mentre la contessa sta per essere messa al rogo, Alardo appare e sfida Perinetto, che viene brutalmente sconfitto a duello e messo ad ardere al posto della donna. Prima di morire, con le sue ultime parole Perinetto confessa la falsità delle sue accuse e testimonia l'innocenza della donna. La contessa viene restituita al marito e Alardo torna al servizio del suo signore.

    Personaggi principali

    Alardo (cortigiano), duchessa (dama), duca, contessa (vedova), conte (signore), Perinetto (uomo), servitore

    Ambientazione

    Francia (nazione), corte, camera, piazza

    Datazione dell'ambientazione

    1449 ca. - 1451 ca. - Passato prossimo

    Generi

    novella a lieto fine, novella erotica

    Prologo

    Il mercante Francesco Tedaldi ha ascoltato la storia dallo stesso protagonista Alardo, mentre si trovava alla corte del duca di Bretagna per vendere delle vesti di seta, e ora si appresta a raccontarla all'amico.

    Struttura

    La novella è preceduta da una lettera al dedicatario, introdotta dalla rubrica "Francisci Tedaldi prefatio ad Bartholomeum Buonchontem", in cui l'autore inizialmente manifesta preoccupazione per le disgrazie che affliggono l'Italia, lamenta il suo lungo esilio in Francia e introduce la novella, che riferisce di aver appreso dal protagonista stesso, e che invia al suo maestro di mercatura Bartolomeo Buonconte come dono, invitandolo a leggerla ed eventualmente a condividerla. Segue la narrazione, preceduta dalla seconda rubrica "F. Tedaldi ad Bartholomeum Buonchontem".