Novella di Tirinella Capece

Spicciolata - Novella spicciolata di Giovanni Aurispa

Dedicatario

Nicolò d'Ancona

    Incipit

    Etsi sciam facile abs te quicquid petam pro tua humanitate impetraturum me fore, tamen ut in ea re, quam postulaturus sum, diligentem te diligentiorem faciam, institui id quod dudum Neapoli miseris duobus amantibus incidit enarrare.

    Explicit

    Is meo opinatu si diligens fuerit, vir clarus evadet: huic ex me salutem dices. Vale.

    Manoscritti

    • BGSD, Guarn. 115, cc. 67v-70r

    Bibliografia

    Edizioni di riferimento
    • Remigio Sabbadini, Un biennio umanistico (1425-1426) illustrato con nuovi documenti, in «Giornale Storico della Letteratura Italiana», Suppl. VI, 1903, pp. 74-119.
      Note: Il testo della novella si trova alle pp. 94-98.
    Bibliografia critica
    • Benedetto Croce, La tragica storia di una giovane poetessa del quattrocento: Tirinella Capece, in «La critica», XXXVII, 1939, pp. 68-75.
    • Laura Casarsa, Mario D'Angelo, Cesare Scalon, La libreria di Guarnerio d'Artegna, Udine, Casamassima, 1991.
      Note: Per la descrizione del codice contenente la novella, cfr. pp. 360-363.
    • Salvo Micciché, Amori infelici da Dante all'Aurispa, in Percorsi danteschi tra scuola e archivio, 2021, pp. 1-3.
      Luogo: https://zenodo.org/records/4637004

     

    Narratore

    Giovanni Aurispa

    Trama

    Ludovico Dandolo, virtuoso figlio del nobile veneziano Paolo Dandolo, rimasto unico erede della famiglia, compiuti i ventuno anni decide di trasferirsi a Napoli, dove vive continuando a esercitare la mercatura. Qui, si innamora della giovane e colta Tirinella, figlia di Marino Capece, che da quando aveva quindici anni è moglie dell'anziano vedovo Pietro, già padre di quattro figli adulti. Dato che la donna è sposata, inizialmente Ludovico tenta di celare il suo amore, ma quando anche la giovane dimostra di ricambiare i suoi sentimenti i due cercano un modo per poter stare insieme. Grazie a un'anziana mezzana, Tirinella riesce a scrivere la sua prima lettera a Ludovico e quest'ultimo riesce a introdursi nella casa di lei alla prima assenza del marito, dando inizio a un rischioso rapporto clandestino che durerà per tre anni. Una notte d'inverno, però, i quattro figliastri (che abitano vicini al palazzo del padre Pietro) si trovano insieme a Tirinella nel suo salotto invernale a leggere le storie di Tristano e Lancillotto intorno al focolare. Quando la mezzana fa cenno a Tirinella per avvisarla dell'arrivo del suo amante, lei le ordina di farlo entrare, pensando di riuscire a nascondere il suo passaggio ai figliastri chinandosi sulle loro teste come per leggere meglio dal libro. Ma lo stratagemma non funziona, perché il più piccolo dei quattro scorge comunque Ludovico che entra nella camera della matrigna. La donna si ritira nella sua stanza fingendo un mal di testa, ma i figliastri insospettiti decidono di cogliere l'amante sul fatto, andando a chiamare il resto della famiglia. Mentre Tirinella esorta Ludovico a combatterli e mettersi in salvo, senza darsi pensiero per lei, i figliastri riescono a introdursi nella stanza con la forza: senza lasciarsi corrompere dalle offerte di denaro di Ludovico, ammazzano la matrigna e il suo amante e gettano i loro cadaveri in mezzo alla strada fangosa.

    Personaggi principali

    Ludovico Dandolo (amante), Tirinella Capece (donna), Pietro (marito), Paolo Dandolo (padre), mezzana, figlio

    Ambientazione

    Napoli (città), palazzo, camera

    Datazione dell'ambientazione

    Passato prossimo

    Generi

    cronaca, novella erotica, novella tragica

    Prologo

    L'autore racconterà questa storia per ascoltare in cambio quella di Ugo e Parisina: le due storie sono simili, perché entrambe riguardano amori famosi e finiti tragicamente. Il ricordo del caso napoletano commuove l'autore, perché ha vissuto anni felici in quella città e anche il nome della fanciulla per lui è evocativo.

    Epilogo

    L'autore ribadisce di aver narrato questa storia per ascoltare in cambio quella di Ugo e Parisina.

    Struttura

    La novella è contenuta in una lettera inviata dall'autore a Nicolò d'Ancona (forse da identificarsi in Niccolò Scalamonti), introdotta dall'indicazione del mittente e del destinatario ("Aurispa domino Nicolao de Ancona viro insigni et iuris consultissimo s. p. d.") e chiusa da luogo e data ("Ex Bononia III idus augusti [1425]."). La narrazione è preceduta da un preambolo in cui l'autore afferma di voler raccontare a Nicolò questa storia in cambio di notizie dettagliate sulla vicenda ferrarese di Ugo e Parisina (mai nominati esplicitamente, vi si allude solo con l'espressione "infelices amores privigni atque novercae"), aggiungendo che il caso napoletano che è in procinto di narrare lo commuove. Segue la narrazione; alla fine, l'autore torna a rivolgersi al suo destinatario, ribadendo il desiderio di conoscere da lui la vicenda ferrarese; aggiunge che potrà anche raccontargliela da persona, perché presto avrà occasione di incontrarlo durante un viaggio; inoltre, chiede di trasmettere i suoi omaggi a Ludovico Casella, giovane promettente di cui ha avuto occasione di leggere dei testi.

    Autore: Giovanni Aurispa

    DBI: Bigi E., “Aurispa, Giovanni”, vol. 4 (1962)

    Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 10 agosto 1425

    Luogo di produzione: Bologna

    Lingua: latino

    Temi:

    conflitti uomo/donna, conflitto fisico, punizione, omicidio, evento reale, virtù, relazione genitori/figli, tradimento all'interno di rapporti di parentela, amore, eros, infedeltà in amore

    A cura di: Giulia Depoli