Novella del Tasso e l'abate lombardo (I 8)

Novella appartenente a: Le Cene - Cene I 8

Rubrica

Uno abate dell’ordine di Badia, passando per Firenze, vicita San Lorenzo per vedere le figure e la libreria di Michel Agnolo; dove, per sua ignoranza e prosunzione, il Tasso fa legare per pazzo.

Incipit

Non sono ancora molti anni, che per Firenze passò uno abate lombardo che andava a Roma, frate dell’ordine di Badia, mentre che Ippolito de’ Medici era ancora giovanetto e alla costodia del cardinale di Cortona, il quale in nome di papa Clemente governava la città.

Explicit

I frati, non avendo potuto avere l’altro giorno udienza, per lo meglio si tacquero, e allo abate diedero ad intendere come il Tasso, oltre lo avere avuto quattro tratti di fune, era stato confinato in galea per due anni: la qual cosa sommamente gli piacque; e ivi a pochi giorni guarito, se ne andò al suo viaggio.

 

Narratore

Lidia

Trama

Un abate lombardo, trovandosi a Firenze, vuole visitare la sagrestia di San Lorenzo, per vedere le statue di Michelangelo. Il Tasso, un assistente dell’artista che ha le chiavi della sagrestia, è incaricato di fare da guida all’abate. Vedendo le sculture l’abate le giudica con sufficienza, trovandole non migliori di quelle di un qualsiasi scalpellino. Il Tasso si trattiene dall’insultarlo. Poi l’abate esprime il suo commento sulla chiesa, valutandola di gran lunga meno bella di una chiesa bolognese. A questo punto il Tasso osserva ironicamente che se le competenze teologiche dell’abate sono pari a quelle artistiche deve essere un gran maestro, ma l’abate non coglie l’ironia e si compiace del complimento. Infine, l’abate con i suoi frati e il Tasso salgono una scala che conduce alla libreria, dalla quale si vede la cupola di Brunelleschi. L’abate afferma che la cupola di Norcia è migliore. Il Tasso scaraventa giù dalla scala l’abate e lo trattiene gettandosi sopra di lui e urlando. Fa credere che l’abate impazzito minacci di gettarsi di sotto, cosicché i lavoranti gli vengono in soccorso per legarlo, mentre ai frati non è concesso di ascoltare l’abate. L’abate viene quindi rinchiuso in una cella di cui il Tasso porta con sé le chiavi mentre va a intrattenersi con gli amici. La notizia arriva al priore di San Lorenzo, che fa liberare l’abate, il quale reclama giustizia. Interviene addirittura il cardinale, mentre il Tasso ripara in casa di messer Amerigo da San Miniato, amico del cardinale. La sera Ippolito de’ Medici e il cardinale ragionano dell’accaduto e messer Amerigo convoca il Tasso perché dia la sua versione dei fatti. Il Tasso si giustifica apportando come prova della follia dell’abate la sua affermazione sulla superiorità della cupola di Norcia rispetto a quella di Firenze. Ippolito ride e si assume la difesa del Tasso. Il cardinale, inteso il giudizio del signore, lascia cadere la questione. I frati riferiscono all’abate, per placarlo, che il Tasso ha subito una giusta punizione.

Personaggi principali

abate, Tasso (scultore), frate, Piloto (orafo), Tribolo (scultore), Ippolito de' Medici (principe), Amerigo da San Miniato (nobile)

Ambientazione

Firenze (città), Roma (città)

Datazione dell'ambientazione

1524 - 1527 - Datata

Generi

novella comica

Prologo

La compagnia commenta la novella; Lidia prenda parola annunciando che racconterà un’altra novella comica.