La novella di Carolo Ansaldi
Novella appartenente a: Novelle porretane - Porretane 5
Rubrica
Carolo di Jansaldi, doppo la morte del padre, per essere convenuto a torto per vigore de una lettera di cambio dinanti al judice, e l'atore e il judice cum piacevoli acti schernisse, e remane liberato.
Incipit
Dipoi, magnifico conte e voi clarissima brigata, siamo intrati in piacevoli sermoni de accidenti seguiti avanti juridici tribunali, el me piace cum vostra licenzia contarvene uno successo, non è troppo tempo, per uno già degli Ansaldi, nobilissima famiglia della cità nostra, nominato Carolo.
Explicit
— Contenere non me posso non ve dica uno più piacevole caso che quello audito abiamo: che stando voi a udire son certo che cussì proprio el iudicareti —. E in questo modo incominciò.
Narratore
Lodovico de’ Foscherari
Trama
La novella racconta di un contenzioso avvenuto presso il palazzo di giustizia bolognese tra Carolo Ansaldi e Bertuzzo Prendiparte. Nella fattispecie, quest’ultimo accusa Carolo di essergli debitore di cento ducati, a causa di una lettera di cambio a carico del padre di lui, deceduto vent’anni prima. Poiché il giudice non sembra abbastanza efficiente, Carlo, rifiutatosi di pagare, lo schernisce e lo minaccia con delle sassate. Il tutto si risolve a favore di Carolo grazie all’intercessione di Romeo de’ Foscherari.
Personaggi principali
Carolo Ansaldi (cittadino), Betruzzo Prandiparte (cittadino), Guidono Ansaldi (cittadino), giudice, Romeo Foscherari (cittadino), padre
Ambientazione
Bologna (città), tribunale
Datazione dell'ambientazione
Passato prossimo
Generi
facezia, novella comica
Epilogo
Tra le risa generali, prende parola Ercole Bentivoglio.
Autore: Giovanni Sabadino degli Arienti
DBI: Ghinassi G., "degli Arienti, Giovanni Sabadino", vol. 4 (1962)
Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1470 ca. - 1492
Luogo di produzione: Bologna
Lingua: volgareTemi:
giustizia, evento privato, stupidità
A cura di: Elena Niccolai