Motto di Giannetto della Torre contro un presuntuoso (I 4)

Novella appartenente a: Le Cene - Cene I 4

Rubrica

Giannetto della Torre, con accorte parole trafiggendo la insolenza d’un prosuntuoso, gli fa conoscere la sua arroganza, e libera sé e altri.

Incipit

I beoni, i pappatori, i tavernieri, e quegli finalmente che non attendono ad altro che a empiere il ventre, e che fanno professione e d’intendersi de i vini e di conoscere i buoni bocconi, come voi dovete sapere, l maggior parte sono di non troppo buna vita e poveri; perciò che, stando tutto il giorno in su le taverne, consumerebbero, come si dice, la Turpea di Roma; e così son quasi tutti rovinati e falliti, trovandosi in capo dell’anno aver pegno il fiorino per diece lire.

Explicit

I giovani lietamente finirono di cenare, e colle risa fornito doppo i loro piacevoli ragionamenti, se ne tornarono alle loro case allegri e contenti, che con sì bella burla e piacevole invenzione mordendo e riprendendo Giannetto leggiadramente la ignoranza e la prosonzione di Dionigi, tolto avesse loro da gli orecchi così fatta seccaggine.

 

Narratore

Galatea

Trama

A premessa del racconto dell’episodio, la narratrice ricorda che la gente rozza che ama gozzovigliare ha un modo di dire, ogni volta che fa un rutto o un peto per il troppo cibo o vino: “Alla barba di chi non ha debito”. Questo modo di dire viene sfruttato da Giannetto della Torre per liberarsi di un importuno. C’era a Firenze una compagnia di giovani eleganti, usi a cenare alternatamente nella casa di ciascuno di loro. Alla compagnia si unisce Dionigi, di famiglia potente, e grande seccatore. Egli ama ripetere ossessivamente quanto sia bello non avere debiti. Durante una cena, quando Dionigi attacca con il suo ritornello, Giannetto e gli altri seduti vicino a lui si turano il naso e si lamentano per l’odore insopportabile. Dionigi si avvede che sembrano volgersi a lui come origine del fetore e, dato che si tratta di un uomo molto curato, non ne capisce il motivo. Alla sua richiesta di spiegazioni, Giannetto gli riferisce il motto usato dalla gente triviale e spiega che, ogni volta che qualcuno esclama: “Alla barba di chi non ha debiti”, il rutto o il peto si trasferiscono sulla barba di Dionigi, tanto fiero di non avere debiti, perciò egli emana un orribile odore. Dionigi vergognoso lascia la cena e non si avvicina più alla compagnia.

Personaggi principali

Giannetto della Torre (fiorentino), Dionigi (fiorentino), giovane

Ambientazione

Firenze (città), casa

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Generi

facezia, novella comica

Prologo

La compagnia ride della novella precedente. Galatea annuncia che racconterà una novella di beffa in cui con parole e risa un presuntuoso è indotto a ravvedersi.

Autore: Antonfrancesco Grazzini Lasca

DBI: Pignatti F., "Grazzini, Antonfrancesco", vol. 59 (2002)

Periodo di composizione/ data di pubblicazione:

Luogo di produzione: Firenze

Lingua: volgare

Temi:

motto, formazione, punizione, gola, superbia, vanagloria, retorica, amicizia, amicizia maschile

A cura di: Sandra Carapezza