Novella dell'elezione della badessa

Novella appartenente a: Le piacevoli notti, libro secondo - Piacevoli notti secondo libro VI 4

Rubrica

Tra tre venerande suori d'uno monasterio nacque differenza, qual di loro dovesse esser badessa, e dal vicario del vescovo vien determinato quella dover esser, che farà più degna prova.

Incipit

Quantunque. graziose donne, la modestia sia laudevole appresso a tutti, nientedimeno molto più laudevole la giudico quando ella si trova in un uomo che conosca se stesso.

Explicit

Voi adunque, sapientissime donne, darete la sentenzia la quale per la grandezza della cosa io non ardisco proferire.

 

Narratore

Antonio Bembo

Trama

In un monastero di Firenze, il cui nome per rispetto è taciuto, alla morte della badella il vicario del vescovo indice le elezioni per la nuova badessa. Si candidano tre suore: suor Veneranda, la più vecchia, che perora la sua causa in nome dell'anzianità; suo Modestia, di ottima famiglia, che ricorda i vantaggi che discenderebbero al monastero dal suo titolo nobiliare e osserva che suor Veneranda è tanto vecchia da essere ormai senza senno; suor Pacifica, giovane e entrata da poco nel monastero, che fa valere la generosa donazione che ha appena fatto a favore del monastero. Le tre candidate riportano un pari numero di voti, cosicché il vicario propone di rimandere la scelta di tre giorni, quando ciascuna proporrà a tutti una sua eccezionale impresa. La migliore sarà badessa. Nel giorno fissato, suor Veneranda dà prova di riuscire a orinare dentro il piccolo foro di un ago; suor Modestia depone cinque granelli di miglio, uno su ciascun numero della faccia di un dado, fa un peto straordinario, senza spostare il grandello del numero centrale; suor Pacifica lancia in aria un nocciolo di pesca, lo afferra con le natiche e lo frantuma con esse. Il vicario si confessa vinto dalla difficoltà della causa e chiede tempo per consultare i suoi libri, ma in essi non trova argomenti a favore di nessuna di loro. La causa pende ancora.

Personaggi principali

Veneranda (suora), Modestia (suora), Pacifica (suora), abate, suora

Ambientazione

Firenze (città), convento

Datazione dell'ambientazione

Passato prossimo

Generi

facezia, novella comica

Prologo

Finita la favola precedente, la signora invita Lauretta a raccontare la sua favola, ma la damigella si rivolge a Antonio Bembo pregandolo di prendere il suo posto come narratore. Bembo, dopo aver professato la propria inadeguatezza, comincia la sua favola.

Epilogo

Gli uomini ridono di gusto alla favora di Bembo, mentre le donne nascondono il capo per la vergogna. La signora impone a Bembo di dire l'enigma, ma Bembo incarica Lauretta di farlo.
L'enigma di Lauretta:
Una ve ne dirò di molta stima
quantunque paia più sozza ch'oscura.
Il mio compagno resta, io ascendo in cima,
e una cosa molto soda e dura
ne le man prendo onde la bagno prima,
poi le presento a mezzo la fessura,
e tanto in su e in giù la meno, ch'io
perfettamente faccio il fatto mio.
Lauretta spiega che si tratta di due compagni che devono tagliare una trave con una sega.

Sezioni poetiche

Forma incipitMetricaNote
Una ve ne dirò di molta stimaottavaABABABCC

Autore: Giovan Francesco Straparola da Caravaggio

Periodo di composizione/ data di pubblicazione: 1553

Luogo di produzione: Venezia

Lingua: volgare

Temi:

gara, destrezza, relazioni gerarchiche, relazione gerarchica badesse/monache

A cura di: Sandra Carapezza